Posts contrassegnato dai tag ‘Roma’

Raggiungimento degli standard di qualità e il relativo bonus, ilsistema di protezione del treno disattivato e la prospettiva di pesanti tagli sullo stipendio ai macchinisti “disobbedienti”. È questo il mix di ingredienti che secondo la procura di Roma avrebbe portato all’incidente ferroviario della metropolitana di Roma del 17 ottobre 2006 in cui perse la vita Alessandra Lisi, giovane ricercatrice di trent’anni e 452 passeggeri rimasero feriti. (altro…)

Annunci

Cari colleghi, quello di Gheddafi non è uno «show». Non è un teatrino, un divertissement di fine estate  con cui realizzare qualche servizio o articolo di colore per rimpinguare telegiornali e giornali ormai vuoti di notizie e contenuti. No, Gheddafi è un dittatore. Non un comico. Non un attore. Non un saltimbanco. È un dittatore. Eppure proprio la parola «show» campeggia da ieri nei titoli di apertura dei siti dei maggiori quotidiani nazionali, da Repubblica al Corriere della Sera. (altro…)

Non è ancora l’alba quando una trentina di lavoratori stranieri, quasi tutti slavi, intirizziti dal freddo e in attesa, compaiono vicino ad uno “smorzo” – così vengono chiamati i depositi di materiale edile – all’incrocio tra via Vigna Murata e via Ardeatina, ai margini del residenziale quartiere dell’Eur, a Roma. «Se non ti caricano sul pulmino prima delle otto è quasi sicuro che non lavori, perché a quell’ora tutti i cantieri sono già avviati». La fermata dell’Atac, distante meno di dieci metri, mette a riposo le coscienze di quanti, ogni mattina, passano proprio accanto a quel gruppetto, fingendo di non sapere che nessuno di loro aspetta l’autobus. Tutti in nero e nessuno a libro paga, verranno caricati da un caporale su un pulmino e portati in uno dei cantieri edili della città o in un campo agricolo fuori Roma. «Noi – racconta uno di loro – veniamo qui ogni mattina e a volte capita anche di fare piccoli lavori nelle case degli italiani». Montare un’antenna, ridipingere casa. E la paga? «Dipende da cosa decide chi ci viene a prendere». (altro…)

 

 

La palazzina interessata dall'esplosione, in via C. Maestrini a Roma (foto: E.F.Torsello)

La palazzina interessata dall'esplosione, in via C. Maestrini a Roma (foto: E.F.Torsello)

 

Il primo piano del condominio di via Carmelo Maestrini, al civico 373, nel quartiere romano di Mostacciano, non esiste più. Alle 6,40 di questa mattina un’esplosione ne ha polverizzato le mura, coinvolgendo almeno altri 14 appartamenti e diversi negozi circostanti. Per ora il bilancio è di due morti e tre feriti. Le vittime sono due donne, una ragazza di 27 anni e una signora di 59.

Fuga di gas o tentato suicidio, sono queste le due ipotesi al vaglio degli inquirenti e dei Vigili del Fuoco. «Le mura di quattro appartamenti non esistono più – spiega al Periscopio Gioacchino Giomi, Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma – ma per capire l’origine dell’esplosione, sarà necessario studiare il tubo della macchina del gas al microscopio». Poco distante l’involucro bianco di un mobile da cucina viene assicurato con diverse cinghie su un carro attrezzi e portato in laboratorio. «Per ora comunque non siamo in grado di affermare con certezza cosa sia successo, di sicuro si è trattato di una fuga di gas. L’importante – conclude – in questo momento è mettere in sicurezza l’intera struttura e i nostri tecnici sono già a lavoro».

Eppure le prime ipotesi già circolano tra gli inquilini dei palazzi circostanti. «Una delle persone che abitavano nel palazzo era vedova e aveva da poco perso un figlio», racconta una donna che abita in uno dei palazzi adiacenti. E la stessa versione viene ripetuta poco distante, al bar: «Qui ci si conosce tutti, se si fosse trattato di un tentato suicidio sarebbe pazzesco». E la donna in questione si trova attualmente ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale Sant’Eugenio.

E lo sgomento richiama immagini già viste: «Sembra di stare all’Aquila», racconta Stefano, impiegato del negozio di elettrodomestici di fronte alla palazzina da dove è partita l’esplosione. «Pochi giorni fa sono andato nel capoluogo abruzzese per rimontare un’antenna – continua – ma la scena qui è la stessa. Ogni giorno, insieme ai miei colleghi, trascorrevamo la pausa pranzo proprio all’ombra di quel palazzo. Se fosse accaduto di mattina – conclude – sarebbe stata una strage con molte più vittime». E alzando lo sguardo oltre le transenne, lo scenario è agghiacciante: il mobilio dell’appartamento al primo piano è ridotto a poltiglia. In bilico, oltre la trave del pavimento, un divano giallo e una vasca da bagno, mentre poco più in là un termosifone pende pericolosamente nel vuoto. Sulla strada un tappeto di macerie, infissi e mobili accartocciati.

L’assessore alle politiche abitative del Comune di Roma, Sveva Belviso, ex-consigliere municipale proprio al XII Municipio, giunta sul posto ha fatto sapere che i 28 sfollati del condominio interessato dall’esplosione sono già stati sistemati in una struttura alberghiera messa a disposizione dalla Protezione Civile.

GALLERIA DI IMMAGINI

EF

“Quando ci siamo svegliate tremava tutto, i cassetti si aprivano e dagli scaffali sono caduti anche alcuni oggetti. Ci siamo subito precipitate in strada e con noi vedevamo scendere molta gente spaventata. Alla fine eravamo oltre 400 persone”. E’ drammatico il racconto di una ragazza che abita nel quartiere San Paolo a Roma, una delle tante studentesse in affitto nelle case costruite oltre cinquant’anni fa per ospitare  i dipendenti tipografi dello Stato, in via Alessandro Severo, e che stanotte è stata svegliata dal terremoto con epicentro a 85 chilometri a nord di Roma. Edifici vecchi, quelli nella parte alta del quartiere San Paolo, dove da mesi si stanno eseguendo lavori di puntellamento delle fondamenta e che stanotte hanno oscillato come pericolosi fuscelli. “Quando siamo scesi in strada – continua la ragazza – qualcuno deve aver chiamato i Vigili del Fuoco, sono arrivati quasi subito. Dopo poco è arrivata anche l’Italgas perché in giro si sentiva un forte odore di gas e tutti temevamo esplosioni. Quello che ci preoccupa – conclude – è la struttura del palazzo, qui vengono giù pezzi di intonaco ed è tutto fradicio”.

E nei racconti delle persone ferme, in attesa fuori dal portone, si scopre una  verità inquietante: “Questi palazzi dovevano essere abbattuti tanti anni fa ma qualche condomino non ha voluto e quindi adesso si cerca di salvare il salvabile puntellando e rinforzando le fondamenta. C’è andata bene, altrimenti sarebbe stata una strage”. E gli edifici pericolanti a Roma non si contano, case spesso vecchie risalenti a prima della guerra che stanotte, probabilmente, si sono salvate solo grazie alla distanza di un sisma tra i più devastanti degli ultimi anni.

EF

Ore 03.32, la terra trema a 85 chilometri dalla Capitale, al confine tra Lazio e Abruzzo. Epicentro: la zona tra L’Aquila, Collimento e Villa Grande. Nel capoluogo abruzzese sono crollati alcuni edifici e ci sarebbero alcune persone rimaste intrappolate sotto le macerie, mentre a Roma migliaia di persone sono scese in strada. In città e nelle località vicine si calcolano almeno 40 morti, tra cui 5 bambini, e una trentina di dispersi. Scuole chiuse in tutta la regione, l’autostrada A-24 non è percorribile da mezzi privati e si sta controllando la tenuta dei viadotti.

Secondo le prime fonti, la potenza del sisma sarebbe di 5,8 gradi sulla scala Richter (dati Protezione Civile), ben più distruttiva di quella fatta registrare alle 22.20 circa di ieri sera (4,6). Secondo quanto riportato dalla Centrale dei Vigili Urbani della Capitale, però, la scossa avrebbe raggiunto addirittura i 6,7 gradi/Richter, tra l’ottavo e il nono grado della scala Mercalli.
Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha intanto convocato il Comitato Operativo per fare la stima delle vittime e dei danni ed è in costante contatto con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e con il premier, Silvio Berlusconi, che ha annullato il viaggio di oggi a Mosca per recarsi nel capoluogo abruzzese. Il sindaco dell’Aquila, intanto, avrebbe confermato alla Protezione Civile i primi crolli di edifici. L’intera palazzina della Casa dello Studente, in via XX settembre, è stata rasa al suolo dal sisma e i soccorritori stanno già scavando per estrarre alcune persone da sotto le macerie: ci sarebbe almeno un morto. All’ospedale de L’Aquila, intanto, è caos e l’intera ala di Medicina risulta inagibile.
Nei paesi di Onna e Paganica la situazione sarebbe ancora più drammatica. Stando a quanto riferito dai primi soccorritori, almeno il 50 per cento delle case sarebbe crollata.
Secondo la Protezione Civile, infine, gli sfollati potrebbero superare le 45mila persone mentre oltre 15mila sarebbero gli edifici inagibili.

Per aiutare l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a valutare il terremoto, è possibile compilare il questionario Hai sentito il terremoto: http://www.haisentitoilterremoto.it/
EF

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Razzismo capitale

Pubblicato: marzo 17, 2009 in Politica
Tag:, , , ,

Un cartello bianco, plastificato, con un’unica scritta BULGARO. Anche l’elemosina ormai è divenuta una questione di razza e i clochard si attrezzano. Come gli ebrei portavano la stella di Davide durante la seconda guerra mondiale, al contrario oggi per farsi dare qualche spicciolo in Italia bisogna dichiarare di non essere rumeni. A vagolare lungo la via Laurentina, a Roma, con il cartello al collo – BULGARO, che si legga bene – è un clochard che racconta: “Per noi che veniamo da quelle zone adesso è tutto più difficile. Gli italiani pensano che siamo tutti della Romania, che siamo tutti dei delinquenti e ci trattano di conseguenza”. Ed anche se non vive la politica giorno per giorno, il “bulgaro” il razzismo deve averlo patito sulla propria pelle perché lo racconta senza mezzi termini: “Ci chiamano stupratori, ci dicono di tornare a casa. Ma tanti di noi – continua – sono qui per cercare un lavoro onesto e, se non lo trovano subito, chiedono l’elemosina, come faccio io”. Non è questione di parassitismo sociale, è questione di sopravvivenza. Eppure – forse – non tutto è perduto e negli italiani cova ancora un barlume di ragionevolezza: “E’ triste – dichiara un automobilista – che qualcuno debba pensare di dover mettere in chiaro a quale nazionalità appartiene per avere la carità. La povertà – conclude – non ha colore o Paese”. Ma è questione di acceleratore. Una pedata a fondo e la povertà sfila via, non si vede più.

EF

Insomma, oggi il tiggì Uno ha definito “MEGAconcerto” quello di Gianna Nannini a via dei Fori Imperiali a Roma, in occasione dell’ultimo dell’anno. In realtà tutto è stato meno che “Mega”. Ma era anche il primo capodanno alemanniano e quindi…
La situazione comunque era pressappoco la seguente:
la folla pressata nelle viuzze attorno a via Cavour che sparacchiava botti e bombe carta anche nei siti archeologici, un palco striminzito (nulla al confronto dei tempi di piazza del Popolo) incastrato su un aiuola, nelle quattro corsie di via dei Fori Imperiali e un maxischermo all’ingresso di piazza Venezia. E la gente? Cercava di defluire sui lati per raggiungere il palco ma era tutto transennato (ad eccezione di un ponticello in legno, poco lontano dall’uscita superiore della metro Colosseo, strabordante di gente), una trappola per topi che ha esaurito le forze di quanti erano usciti per ascoltare Gianna Nannini. Ci si trovava infognati in una calca che non sapeva come e dove muoversi. Evviva l’austerità, caro Alemanno, ma l’organizzazione di questo capodanno è stata a dir poco pessima. Costava così tanto organizzare tutto a piazza del Popolo? Dove almeno c’era spazio per muoversi e respirare?…Ma anche questa è una deriva politica, un segno alla città.

EF

“Non vogliamo e non possiamo accettare che chi conduce un mezzo pubblico manchi del più elementare senso di responsabilità nei confronti di se stesso, ma soprattutto dei cittadini”. Queste le parole dell’ad di Trambus, Adalberto Bertucci. Eppure, gentile Adalberto, l’autista  che ieri sera ha ammazzato un uomo di 68 anni in via Isacco Newton a Roma, stando a quanto hanno dichiarato i vigili era drogato. Ed era drogato prima dell’incidente e non dopo. Ma gliene racconto un’altra capitata a me quest’estate, mentre tornavo a casa. Agosto, capolinea di piazza san Silvestro (sempre a Roma). Il mezzo in questione è l’autobus 85. Salgo a bordo e dopo circa 20 minuti di attesa finalmente vedo arrivare il conducente. Cincischia ancora qualche istante davanti alla porta del bus con un collega e poi finalmente prende posto in cabina di guida. Accende il motore? No. Estrae dal taschino l’I-pod, srotola il cordino degli auricolari, se li infila nei padiglioni auricolari (entrambi), accende il lettore mp3 e parte. Tutti abbiamo capito che la musica suonava nelle orecchie del conducente per il semplice fatto che il volume era talmente alto che si sentiva anche “fuori” dalle cuffie. E poi via lungo via del Corso, la trafficatissima piazza Venezia e la caotica via dei Fori Imperiali. Sempre al volante con la musica nelle orecchie. E meno male che c’era il limitatore di velocità perché i 70km orari li ha fatti tutti… Tolleranza zero dice? Ma chi controlla gli autisti prima degli incidenti? A me sembra nessuno. Tolleranza zero, impegno zero e parole molte. Il solito ritornello del dopostrage.

EF

Prendendo spunto dall’articolo di un mio caro amico e collega, mi fermo a riflettere sul male che attanaglia la nostra politica o forse, e sarebbe ancora peggio, sul vizio di forma che monopolizza l’informazione nostrana: la parallasse. Nella matematica la parallasse indica la variazione dell’angolo di spostamento di un oggetto rispetto a un punto, in modo da calcolarne la distanza. Un qualcosa da fare con un occhio chiuso insomma. Ma spesso la politica usa una sorta di parallasse deviata, sbaglia i calcoli e si focalizza sull’oggetto sbagliato pur di non dare attenzione a quello vero e concreto. In questo caso l’angolo di distanza è costituito dalle cifre: dalla battaglia su quanti fossero i partecipanti alla manifestazione del Pd. E gli italiani abboccano. Se ne stanno lì imbambolati ad ascoltare il premier, Silvio Berlusconi, che non risponde alle accuse lanciate in piazza da un Veltroni che finalmente si è reso conto di dover fare opposizione ma discetta solo di cifre e numeri: non erano due milioni e mezzo ma 200mila. O giù di lì.

Sinceramente a me non interessa sapere quanti fossero i partecipanti. Io c’ero. E con me tanta altra gente che voleva dare un segnale forte alla maggioranza, dimostrare che la democrazia prevede anche una controparte di cui il “manovratore” – come Veltroni ha definito Berlusconi – non può non tenere conto. Eppure media , giornali e politici hanno spostato l’attenzione non sui contenuti e sui problemi sollevati da Veltroni – invitato dal premier ad “andare in vacanza” per “lasciarlo lavorare” – ma sui numeri. Sulla nebbia. Qualcuno ha sentito il capo del Governo rispondere NEL MERITO delle accuse anciategli dal suo omologo dell’opposizione? No. Tutti concentrati a parlare di quanti “mila” stessero in piazza, al Circo Massimo. E nessun giornalista si è preoccupato di incalzare il premier “cinese” perché specificasse quali fossero le “frottole” pronunciate dalla sinistra. E gli italiani si sono ritrovati a discutere non dei temi e dei problemi ma dei numeri, di aria fritta, di nebbia, di nulla.

EF