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Curioso: il Fatto quotidiano nei confronti di Razzi si comporta esattamente al modo del Giornale (pag.4 del Fatto di oggi): apertura della prima pagina e paginone interno dedicato ai suoi guai processuali etcetera.
Domanda: fino ad oggi il parlamentare IdV per Padellaro e’ stato un bravo politico? Solo adesso al Fatto si ricordano delle beghe processuali di Razzi?

EF

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Roma, 10 giugno 2009
Al Presidente della Repubblica
On. Dr. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
ROMA

Signor Presidente,
in qualità di rappresentanti dei deputati dell’opposizione, ci rivolgiamo a Lei quale supremo garante della nostra Costituzione.
Intendiamo esprimerLe con forza il profondo disagio che sentiamo di fronte all’apposizione da parte del Governo della quindicesima fiducia, in questo ramo del Parlamento, in poco più di un anno di legislatura.

Il grave abuso di uno strumento che la Costituzione e la legge n.400 del 1988 circondano di particolari garanzie e che deve considerarsi per sua natura di carattere straordinario, non sfugge a chi segue il quotidiano evolversi dei lavori parlamentari.

(altro…)

RISULTATI DEFINITIVI IN PERCENTUALE PER L’ITALIA (dati Ministero dell’Interno)

IL POPOLO DELLA LIBERTA’   35,26  – 29 seggi
PARTITO DEMOCRATICO        26,13  – 22 seggi
 LEGA NORD                  10,20   – 9 seggi
DI PIETRO ITALIA DEI VALO   8,00  – 7 seggi
UNIONE DI CENTRO            6,51   – 5 seggi
RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA   3,38   – 0 seggi
SINISTRA E LIBERTA’         3,12   – 0 seggi
LISTA MARCO PANNELLA – EM   2,42   – 0 seggi
LA DESTRA-MPA- PENSIONATI   2,22   – 0 seggi
FIAMMA TRICOLORE            0,79   – 0 seggi
PARTITO COMUNISTA DEI LAV   0,54   – 0 seggi
FORZA NUOVA                 0,47   – 0 seggi
SVP                         0,46   – 0 seggi
LIBERAL DEMOCRATICI – MAI   0,23  – 0 seggi
VALLEE D’AOSTE              0,10  – 0 seggi
AUTONOMIE LIBERTE’ DEMOCR   0,08  – 0 seggi

Sonia AlfanoAll’indomani delle intimidazioni ricevute dalla mafia, ho intervistato Sonia Alfano, presidente della Associazione Nazionale Vittime della Mafia. Dal Ponte sullo Stretto – “non lo vuole nessuno, bisognerebbe fare un referendum in Sicilia” – fino al caso Genchi, la Alfano racconta come la lotta alla mafia nella regione sia stata negli anni sempre più depotenziata e, sottolinea, “sarebbe necessario commissariare diverse procure”.

Sonia Alfano, lei è presidente dell’Associazione nazionale vittime della mafia, a che punto è in Sicilia, oggi, la lotta alla mafia?

 

La lotta alla mafia in Sicilia la fanno sul campo le Forze dell’Ordine insieme a qualche magistrato. Per il resto tutti ne parlano ma pochi davvero hanno intenzione di portarla avanti. Le complicità tra politica, istituzioni e mafia, infatti, sono all’ordine del giorno. Lo stesso panorama dell’antimafia è nebuloso e ne fanno parte persone che remano contro e mirano a confondere i fatti. Numerose procure, infine, sarebbero da commissariare. So che questa espressione è forte ma a Catania e a Messina, ad esempio, la situazione dell’organico è drammatica, i magistrati non hanno i mezzi per fare le indagini. In questo modo non si potrà mai fare una concreta lotta alla mafia.

Prima parlava di un’antimafia nebulosa…

Esattamente. L’antimafia è una holding con le sue luci e le sue ombre e c’è un mito che vive attorno alla lotta alla criminalità organizzata che in realtà non esiste. Non basta scagliarsi contro Bernardo Provenzano e dire che la mafia fa schifo, è necessario fare anche nomi e cognomi di tutti quei politici che sono collusi o vicini ai mafiosi. Oggi molti si nascondono dietro la denuncia del pizzo richiesto dalle organizzazioni mafiose, pochi invece dicono che questo tipo di estorsione rappresenta appena il 6-7% delle entrate della mafia e che il resto dei proventi derivano dagli appalti. Chi fa nomi e cognomi di politici e membri delle istituzioni collusi, nell’antimafia di oggi rimane inevitabilmente isolato.

Ha citato gli appalti. Quali sono le prospettive del Ponte sullo Stretto?

Il Ponte sullo Stretto non si farà mai. Credo se ne sia reso conto anche il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che fino a poco tempo fa mirava ad ottenere l’inizio dei lavori. Nei giorni scorsi Lombardo ha dichiarato “Alla Sicilia serve altro”. E si tratta di infrastrutture, ferrovie, e strade. Il Ponte da solo non ha senso. E che dire delle considizoni in cui versa la Salerno-Reggio Calabria? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista degli appalti, inoltre, il Ponte sullo Stretto è un’occasione enorme per la mafia. D’altronde, di recente la Corte dei Conti ha dichiarato che l’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa, un dato che dovrebbe mettere in allarme quanti dovranno vigilare su un investimento come quello previsto per il Ponte sullo Stretto.

Si è fatta un’idea sul perché non sia stata chiusa la società Ponte sullo Stretto quando, durante il Governo Prodi, si poteva rinunciare al progetto?

Sinceramente non so perché la società non sia stata chiusa. E’ una delle questioni che ho intenzione di approfondire se sarò eletta alle prossime Europee (con l’Italia dei Valori, ndr). Come viene visto dai siciliani il Ponte sullo Stretto? In Sicilia quasi nessuno lo vuole. Come ho già detto, alla nostra regione mancano le infrastrutture. Si dovrebbe avere il coraggio di fare un referendum sul Ponte e invece si dà il progetto per acquisito. Vorrei aggiungere che quello siciliano è un problema anche di informazione.

Cioè?

La trasmissione Report sul caso Catania, ad esempio, dovrebbe essere trasmessa ogni sera in modo martellante. E invece programmi di questo genere sono rari. Siamo sempre al punto precedente: in pochi hanno il coraggio di fare nomi e cognomi.

Cambiando discorso. Che idea si è fatta del caso Genchi?

Per rispondere a questa domanda vorrei premettere che in Italia c’è un gruppo minimo di persone che sta cercando di sovvertire la democrazia in modo molto sottile e subdolo. Nel considerare la vicenda di cui è protagonista Genchi, infatti, bisogna ricordarsi che le prove che ha in mano Gioacchino Genchi le hanno anche le procure e gli avvocati della controparte, perché nessuno sottolinea questo dato?

E in merito alle intercettazioni?

Sono convinta che non esista nessun archivio. Genchi, che conosco personalmente da anni, non ha mai fatto intercettazioni in senso stretto. I tabulati, infatti, sono una cosa diversa dalle intercettazioni e se un parlamentare telefona a un mafioso, automaticamente il suo numero di telefono entra a far parte della documentazione agli atti delle indagini. Contro Genchi è stato montato ad arte un caso. Aggiungo che le perquisizioni eseguite nei giorni scorsi negli uffici e nell’appartamento di Gioacchino, a mio avviso, non cercavano soltanto i documenti relativi alle inchieste recenti ma miravano al materiale sulla strage di via D’Amelio. Qualcuno dev’essersi ricordato che Genchi sa molto sulla morte di Paolo Borsellino per aver partecipato all’inchiesta. Ma fortunatamente la testa e la memoria di Gioacchino, nessuno può sequestrarli.

EF

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Insomma. “Di Pietro è un populista perchè attacca Napolitano e mette in crisi l’unico vero leader della sinistra italiana: Veltroni”. E’ questo che mi sono sentito dire oggi da un caro amico a cui ho gentilmente risposto: “Che Di Pietro spesso sia populista è vero, ma chi non lo è? E soprattutto: non imputare all’Idv le mancanze del Pd”. In soldoni: se Veltroni non riesce a essere un leader credibile, non desse la colpa agli altri.
Ma cosa manca al Pd? La coerenza. La coerenza di partito nei confronti dei tre milioni di elettori che alle primarie hanno scelto Veltroni. Ci sono esponenti della nomenklatura del Partito Democratico che poco sopportano democrazia ed espressione popolare. E parlo di D’Alema.
Se Veltroni avesse davvero un qualche potere e venisse lasciato fare opposizione, lo sosterrei. Ma la logica della seggiolina veterocomunisdiessina è più forte di ogni obamiano buon proposito veltroniano. Evviva la ridondanza. E così il leader del Pd, il Barack Hussein Obama italiano (non bronzed), se ne sta lì in attesa di venir sostiuito, incapace di mettere il suo partito davanti al voto dei cittadini. Hanno scelto Veltroni, lo lasciassero timonare. Se il Walternazionale riuscisse a fare la voce grossa, infatti, i vari dalemi e dalemiani si ridurrebbero al silenzio: “cittadini, sono loro che non mi mettono in grado di fare opposizione, chiedetegliene conto”. E invece no: si accusa l’Italia dei Valori di mettere in ombra il Partito Democratico e di essere populista. Capite che c’è qualcosa che suona stonato in tutto questo.
Di Pietro accusa Napolitano?!? Ebbene, siamo in una democrazia e sul Csm, Apicella e la procura di Salerno (per Catanzaro è stata una messa in scena in fondo) la pressione del Colle è apparsa a tutti inaudita. Quando mai un presidente della Repubblica, seppure a capo del Consiglio Superiore della Magistratura, ha agito con una simile ingerenza? Ebbene, non gli si può poi chieder conto del cadavere politico di Apicella? Sacrificato per la riforma della giustizia sull’altare di Why Not? Certo che si può. E’ democrazia. Sarà forse anche populista…ma i buoni propositi sognatori di Veltroni, per ora, hanno prodotto poco o nulla.
EF

Un po’ forse perché in fondo (in fondo) ci credo, un po’ perché è l’ultimo barlume di possibilità democratica, un po’ perché è bello stare in mezzo alla gente, un po’ perché spero sia meglio del triste V2Day di Torino, un po’ perché la location non è male, credo che parteciperò alla manifestazione di piazza Navona contro il Lodo Alfano. Firmerò e tenterò di sostenere l’unico refolo di opposizione – quella che passa il convento – che ci resta in questo malandato e dormiente Paese.

E’ curioso però vedere come nella stessa opposizione ci si sfidi a colpi di manifestazioni. L’11 ottobre scenderà in piazza l’energico Di Pietro e a fine ottobre il sonnacchioso Walter. Insomma, più che un esempio di opposizione coesa e unita, mi sembra una gara a chi è più bravo. Pessimo esempio del prodismo che fu. Tutti insieme ma ognuno per conto suo. E sarebbe curioso poi fare la conta delle persone: a dividerla in questo modo, l’opposizione rischia e raschia il fondo.

EF

democratura

Le polemiche sul giudizio di incostituzionalità dato dal Csm sul decreto sicurezza, sarebbero immotivate o per lo meno campate in aria. Lo ha fatto sapere oggi il senatore Nicola Mancino al termine del colloquio con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Solo domani, infatti, la sesta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta da Mario Volpi, prenderà in considerazione le osservazioni messe appunto dai due correlatori designati dalla Commissione, i consiglieri Pepino e Roia. Il resto, dunque, sono opinioni.

Silvio Berlusconi, nel frattempo, continua a dire che, contro i magistrati, “la gente è con me”, e non ha tutti i torti. Lo seguono in molti, una composta fila indiana di persone che paradossalmente sostengono l’incostituzionalità dei magistrati. Alcuni giorni fa mi è capitato di ascoltare una trasmissione radiofonica – “La Zanzara”-, andata in onda su Radio24. Un ascoltatore ha pronunciato un convinto intervento a difesa del presidente del Consiglio, sostenendo che Berlusconi era stato eletto dal popolo, i giudici no, loro “sono stati messi lì da un concorso e non li ha votati nessuno”. Ergo, bisogna ignorare i magistrati e tutto il potere giudiziario e dar retta solo a chi è stato scelto dai cittadini. Ma torniamo indietro alla campagna elettorale. Ricordate quali furono i cavalli di battaglia che travolsero un Veltroni sognatore ma incapace di proporre soluzioni concrete agli italiani? Una cordata Alitalia mai palesata, un’emergenza sicurezza gonfiata e una crisi rifiuti che, a tutt’oggi, non accenna a migliorare. Prendendo una per una tutte queste motivazioni, potremmo quindi sostenere che neanche il voto popolare è del tutto legittimo.

Alitalia vivacchia, “forte” di un prestito da 300milioni di euro su cui l’Europa ha avanzato numerosi dubbi (vedrete se tra qualche tempo non verrà fatta, a spese nostre, la medesima operazione a favore delle Ferrovie dello Stato che hanno denunciato, a rigor di cronaca, un buco analogo al prestito Alitalia), eppure nessuna cordata si è ancora vista in giro. Voci, ipotesi, nulla più. Durante la campagna elettorale, però, i sindacati si erano presentati con arroganza davanti ad Air France, convinti che i dirigenti parigini avrebbero tremato per l’opzione “Mr.B. e i suoi compagni”. Nulla di tutto questo. Un flop. Un buco nell’acqua. Un bluff. Nessuna cordata. L’italianità della compagnia nazionale è ancora sul lastrico. Il problema, comunque, si ripresenterà.

Curiosa e tutta berlusconiana anche l’emergenza sicurezza. Berlusconiana perché sembra fatta apposta per un servizio serale di Studio Aperto o del più educativo Lucignolo: pattuglioni misti agenti-militari, dove i secondi dovranno combattere la microcriminalità e i primi convalidare gli eventuali arresti. Tutto molto di scena ma ben poco concreto. Insomma, ve lo immaginate un fante armato di un pesantissimo fucile da guerra, elmetto e tutto il resto dell’equipaggiamento, inseguire uno scippatore? Ma ancora migliore è la valutazione oggettiva dei dati: su un contingente di oltre 350mila agenti (355.126, per la precisione, tra Carabinieri, Polizia, forze municipali), schierare tremila militari significa contribuire per meno dell’1% all’efficienza delle forze dell’ordine. Una goccia nell’oceano. Se poi, come fa notare un’inchiesta de l’Espresso, a Roma sono stati sospesi gli straordinari per la polizia municipale durante le ore notturne, allora si comprende bene che i fantomatici pattuglioni potranno al massimo rimpiazzare i suddetti agenti o poco più.

Tralascio, per non cadere nel baratro sentimentale, la questione delle intercettazioni (che riguarda in realtà anche i verbali di interrogatorio e le ordinanze di custodia cautelare), con cui la democratura berlusconiana sta per mettere il silenziatore a inchieste, giornalisti (oltre al carcere è prevista la sospensione dall’Ordine anche prima della condanna) e magistrati. Sempre nel pacchetto sicurezza si dovrebbe poi inserire la norma salva-premier, che andrebbe a sospendere per un anno tutti i processi in corso fino al giugno 2002. Una follia: per salvarne uno se ne mandano allo sbaraglio 100mila. La vicenda Mills è ormai a tutti nota e non mi soffermerò qui a descriverla. Mi piace solo riprendere quanto ha dichiarato Umberto Bossi, e cioè che il nostro “Mr.B.” ha troppa paura “di finire in galera”.

In un’Italia in cui la volontà di censura viene fatta passare per tutela della privacy, infine, l’opposizione si frammenta e – salvando Di Pietro – il Partito Democratico va allo sbaraglio (basta vedere le ultime dichiarazioni di Parisi, quasi un Berlusconibis).

Il caso italiano è insomma curioso: ultimamente chi non ha la maggioranza sceglie il suicidio politico, salvo accorgersi troppo tardi di aver solo elemosinato un po’ di attenzione dall’esecutivo e aver abbandonato il Paese a una feroce democratura.

EF