Posts contrassegnato dai tag ‘Fini’

Curioso: il Fatto quotidiano nei confronti di Razzi si comporta esattamente al modo del Giornale (pag.4 del Fatto di oggi): apertura della prima pagina e paginone interno dedicato ai suoi guai processuali etcetera.
Domanda: fino ad oggi il parlamentare IdV per Padellaro e’ stato un bravo politico? Solo adesso al Fatto si ricordano delle beghe processuali di Razzi?

EF

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…immagino che adesso la Procura di Roma aprira’ un’inchiesta anche sull’abbandono di Berlusconi da parte di Fini. Li’ non potrebbe esserci stata corruzione? O si indaga su tutti quelli che cambiano casacca o non si indaga su nessuno…

EF

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Sig. presidente del Consiglio,

Lei è uno spregiudicato illusionista, anzi un pregiudicato illusionista che, anche oggi, ha raccontato un sacco di frottole agli italiani, descrivendo un’Italia che non c’è e proponendo azioni del Governo del tutto inesistenti e lontane dalla realtà.

Fuori da qui c’è un Paese reale che sta morendo di fame, di legalità e di democrazia e Lei è venuto qui in Parlamento a suonarci l’arpa della felicità come fece il suo predecessore Nerone mentre Roma bruciava. (altro…)

democratura

Le polemiche sul giudizio di incostituzionalità dato dal Csm sul decreto sicurezza, sarebbero immotivate o per lo meno campate in aria. Lo ha fatto sapere oggi il senatore Nicola Mancino al termine del colloquio con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Solo domani, infatti, la sesta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta da Mario Volpi, prenderà in considerazione le osservazioni messe appunto dai due correlatori designati dalla Commissione, i consiglieri Pepino e Roia. Il resto, dunque, sono opinioni.

Silvio Berlusconi, nel frattempo, continua a dire che, contro i magistrati, “la gente è con me”, e non ha tutti i torti. Lo seguono in molti, una composta fila indiana di persone che paradossalmente sostengono l’incostituzionalità dei magistrati. Alcuni giorni fa mi è capitato di ascoltare una trasmissione radiofonica – “La Zanzara”-, andata in onda su Radio24. Un ascoltatore ha pronunciato un convinto intervento a difesa del presidente del Consiglio, sostenendo che Berlusconi era stato eletto dal popolo, i giudici no, loro “sono stati messi lì da un concorso e non li ha votati nessuno”. Ergo, bisogna ignorare i magistrati e tutto il potere giudiziario e dar retta solo a chi è stato scelto dai cittadini. Ma torniamo indietro alla campagna elettorale. Ricordate quali furono i cavalli di battaglia che travolsero un Veltroni sognatore ma incapace di proporre soluzioni concrete agli italiani? Una cordata Alitalia mai palesata, un’emergenza sicurezza gonfiata e una crisi rifiuti che, a tutt’oggi, non accenna a migliorare. Prendendo una per una tutte queste motivazioni, potremmo quindi sostenere che neanche il voto popolare è del tutto legittimo.

Alitalia vivacchia, “forte” di un prestito da 300milioni di euro su cui l’Europa ha avanzato numerosi dubbi (vedrete se tra qualche tempo non verrà fatta, a spese nostre, la medesima operazione a favore delle Ferrovie dello Stato che hanno denunciato, a rigor di cronaca, un buco analogo al prestito Alitalia), eppure nessuna cordata si è ancora vista in giro. Voci, ipotesi, nulla più. Durante la campagna elettorale, però, i sindacati si erano presentati con arroganza davanti ad Air France, convinti che i dirigenti parigini avrebbero tremato per l’opzione “Mr.B. e i suoi compagni”. Nulla di tutto questo. Un flop. Un buco nell’acqua. Un bluff. Nessuna cordata. L’italianità della compagnia nazionale è ancora sul lastrico. Il problema, comunque, si ripresenterà.

Curiosa e tutta berlusconiana anche l’emergenza sicurezza. Berlusconiana perché sembra fatta apposta per un servizio serale di Studio Aperto o del più educativo Lucignolo: pattuglioni misti agenti-militari, dove i secondi dovranno combattere la microcriminalità e i primi convalidare gli eventuali arresti. Tutto molto di scena ma ben poco concreto. Insomma, ve lo immaginate un fante armato di un pesantissimo fucile da guerra, elmetto e tutto il resto dell’equipaggiamento, inseguire uno scippatore? Ma ancora migliore è la valutazione oggettiva dei dati: su un contingente di oltre 350mila agenti (355.126, per la precisione, tra Carabinieri, Polizia, forze municipali), schierare tremila militari significa contribuire per meno dell’1% all’efficienza delle forze dell’ordine. Una goccia nell’oceano. Se poi, come fa notare un’inchiesta de l’Espresso, a Roma sono stati sospesi gli straordinari per la polizia municipale durante le ore notturne, allora si comprende bene che i fantomatici pattuglioni potranno al massimo rimpiazzare i suddetti agenti o poco più.

Tralascio, per non cadere nel baratro sentimentale, la questione delle intercettazioni (che riguarda in realtà anche i verbali di interrogatorio e le ordinanze di custodia cautelare), con cui la democratura berlusconiana sta per mettere il silenziatore a inchieste, giornalisti (oltre al carcere è prevista la sospensione dall’Ordine anche prima della condanna) e magistrati. Sempre nel pacchetto sicurezza si dovrebbe poi inserire la norma salva-premier, che andrebbe a sospendere per un anno tutti i processi in corso fino al giugno 2002. Una follia: per salvarne uno se ne mandano allo sbaraglio 100mila. La vicenda Mills è ormai a tutti nota e non mi soffermerò qui a descriverla. Mi piace solo riprendere quanto ha dichiarato Umberto Bossi, e cioè che il nostro “Mr.B.” ha troppa paura “di finire in galera”.

In un’Italia in cui la volontà di censura viene fatta passare per tutela della privacy, infine, l’opposizione si frammenta e – salvando Di Pietro – il Partito Democratico va allo sbaraglio (basta vedere le ultime dichiarazioni di Parisi, quasi un Berlusconibis).

Il caso italiano è insomma curioso: ultimamente chi non ha la maggioranza sceglie il suicidio politico, salvo accorgersi troppo tardi di aver solo elemosinato un po’ di attenzione dall’esecutivo e aver abbandonato il Paese a una feroce democratura.

EF

Altan

L’Election Day è stato un vero e proprio D-Day italiano. Dopo decenni di politica frammentata e coalizioni traballanti, adesso sulla scena sono rimasti quattro partiti. Tra questi non ci sono più i comunisti. Accorpati nella Sinistra Arcobaleno, i vari Bertinotti, Pecoraio Scanio, Diliberto, Caruso e tutta la vecchia dirigenza post-comunista (e socialista), sono stati ridotti al silenzio, colpevoli di non aver compreso il loro essere ormai una nomenclatura senza popolo. Hanno perso i loro slogan, i clichè e le frasi fatte: “No ai rigassificatori”, “no ai termovalorizzatori”, “no alle missioni all’estero”, “no al nucleare”. La politica dei No a tutto, che per anni ha immobilizzato le riforme dei governi d centro sinistra, è stata rifiutata in modo definitivo.
Hanno vinto invece il Popolo delle Libertà e la Lega Nord, e con loro l’idea del conservatorismo berlusconiano e dell’inflessibilità bossiana. La Lega, da sempre penalizzata dalle alleanze, questa volta ha addirittura raddoppiato i voti, intercettando anche i consensi trasversali di borghesia e lavoratori. Quanti chiamavano a raccolta i precari contro la cosiddetta legge Biagi, devono dunque riconoscere la sconfitta: una parte dei milleuristi sicuramente avrà votato Berlusconi, l’homo semi-novus della nostra politica.
La proposta del Partito Democratico, invece, pur avendo scelto la via solitaria, non ha fatto una magra fine. Certo però non le è andata bene. Il vecchio proposito ‘mai nemici a sinistra’ si è avverato e si è affermato un partito riformista nel senso stretto. Gli italiani non sono riusciti però a non intravedere dietro le spalle di Veltroni la vecchia dirigenza prodiana, ancora schierata (quasi) al completo. Di fatto si è rinunciato al nuovo temendo il ritorno del vecchio e alla fine si è votato per una coalizione ancora più vecchia.  
Onore al merito, in ultimo, ad Antonio Di Pietro: da solo ha preso più voti di tutto il raggruppamento della Sinistra Arcobaleno, un segnale che i due grandi partiti non potranno ignorare.
Pur non avendo la legge elettorale “alla tedesca”, di fatto gli italiani hanno dunque creato il bipolarismo, cancellando i piccoli partiti e non ammettendone di nuovi. Diversi sono adesso gli interrogativi: chi rappresenterà, in concreto, gli interessi delle classi politiche disagiate, fino a ieri appannaggio della Sinistra Arcobaleno? E poi: sarà il Veltrusconi? Si vedrà. Nel frattempo domani sarà un altro giorno. Il primo senza esponenti della sinistra radicale in Parlamento, per la prima volta dopo 60 anni.

EF