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Curioso: il Fatto quotidiano nei confronti di Razzi si comporta esattamente al modo del Giornale (pag.4 del Fatto di oggi): apertura della prima pagina e paginone interno dedicato ai suoi guai processuali etcetera.
Domanda: fino ad oggi il parlamentare IdV per Padellaro e’ stato un bravo politico? Solo adesso al Fatto si ricordano delle beghe processuali di Razzi?

EF

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Sig. presidente del Consiglio,

Lei è uno spregiudicato illusionista, anzi un pregiudicato illusionista che, anche oggi, ha raccontato un sacco di frottole agli italiani, descrivendo un’Italia che non c’è e proponendo azioni del Governo del tutto inesistenti e lontane dalla realtà.

Fuori da qui c’è un Paese reale che sta morendo di fame, di legalità e di democrazia e Lei è venuto qui in Parlamento a suonarci l’arpa della felicità come fece il suo predecessore Nerone mentre Roma bruciava. (altro…)

RISULTATI DEFINITIVI IN PERCENTUALE PER L’ITALIA (dati Ministero dell’Interno)

IL POPOLO DELLA LIBERTA’   35,26  – 29 seggi
PARTITO DEMOCRATICO        26,13  – 22 seggi
 LEGA NORD                  10,20   – 9 seggi
DI PIETRO ITALIA DEI VALO   8,00  – 7 seggi
UNIONE DI CENTRO            6,51   – 5 seggi
RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA   3,38   – 0 seggi
SINISTRA E LIBERTA’         3,12   – 0 seggi
LISTA MARCO PANNELLA – EM   2,42   – 0 seggi
LA DESTRA-MPA- PENSIONATI   2,22   – 0 seggi
FIAMMA TRICOLORE            0,79   – 0 seggi
PARTITO COMUNISTA DEI LAV   0,54   – 0 seggi
FORZA NUOVA                 0,47   – 0 seggi
SVP                         0,46   – 0 seggi
LIBERAL DEMOCRATICI – MAI   0,23  – 0 seggi
VALLEE D’AOSTE              0,10  – 0 seggi
AUTONOMIE LIBERTE’ DEMOCR   0,08  – 0 seggi

Sonia AlfanoAll’indomani delle intimidazioni ricevute dalla mafia, ho intervistato Sonia Alfano, presidente della Associazione Nazionale Vittime della Mafia. Dal Ponte sullo Stretto – “non lo vuole nessuno, bisognerebbe fare un referendum in Sicilia” – fino al caso Genchi, la Alfano racconta come la lotta alla mafia nella regione sia stata negli anni sempre più depotenziata e, sottolinea, “sarebbe necessario commissariare diverse procure”.

Sonia Alfano, lei è presidente dell’Associazione nazionale vittime della mafia, a che punto è in Sicilia, oggi, la lotta alla mafia?

 

La lotta alla mafia in Sicilia la fanno sul campo le Forze dell’Ordine insieme a qualche magistrato. Per il resto tutti ne parlano ma pochi davvero hanno intenzione di portarla avanti. Le complicità tra politica, istituzioni e mafia, infatti, sono all’ordine del giorno. Lo stesso panorama dell’antimafia è nebuloso e ne fanno parte persone che remano contro e mirano a confondere i fatti. Numerose procure, infine, sarebbero da commissariare. So che questa espressione è forte ma a Catania e a Messina, ad esempio, la situazione dell’organico è drammatica, i magistrati non hanno i mezzi per fare le indagini. In questo modo non si potrà mai fare una concreta lotta alla mafia.

Prima parlava di un’antimafia nebulosa…

Esattamente. L’antimafia è una holding con le sue luci e le sue ombre e c’è un mito che vive attorno alla lotta alla criminalità organizzata che in realtà non esiste. Non basta scagliarsi contro Bernardo Provenzano e dire che la mafia fa schifo, è necessario fare anche nomi e cognomi di tutti quei politici che sono collusi o vicini ai mafiosi. Oggi molti si nascondono dietro la denuncia del pizzo richiesto dalle organizzazioni mafiose, pochi invece dicono che questo tipo di estorsione rappresenta appena il 6-7% delle entrate della mafia e che il resto dei proventi derivano dagli appalti. Chi fa nomi e cognomi di politici e membri delle istituzioni collusi, nell’antimafia di oggi rimane inevitabilmente isolato.

Ha citato gli appalti. Quali sono le prospettive del Ponte sullo Stretto?

Il Ponte sullo Stretto non si farà mai. Credo se ne sia reso conto anche il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che fino a poco tempo fa mirava ad ottenere l’inizio dei lavori. Nei giorni scorsi Lombardo ha dichiarato “Alla Sicilia serve altro”. E si tratta di infrastrutture, ferrovie, e strade. Il Ponte da solo non ha senso. E che dire delle considizoni in cui versa la Salerno-Reggio Calabria? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista degli appalti, inoltre, il Ponte sullo Stretto è un’occasione enorme per la mafia. D’altronde, di recente la Corte dei Conti ha dichiarato che l’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa, un dato che dovrebbe mettere in allarme quanti dovranno vigilare su un investimento come quello previsto per il Ponte sullo Stretto.

Si è fatta un’idea sul perché non sia stata chiusa la società Ponte sullo Stretto quando, durante il Governo Prodi, si poteva rinunciare al progetto?

Sinceramente non so perché la società non sia stata chiusa. E’ una delle questioni che ho intenzione di approfondire se sarò eletta alle prossime Europee (con l’Italia dei Valori, ndr). Come viene visto dai siciliani il Ponte sullo Stretto? In Sicilia quasi nessuno lo vuole. Come ho già detto, alla nostra regione mancano le infrastrutture. Si dovrebbe avere il coraggio di fare un referendum sul Ponte e invece si dà il progetto per acquisito. Vorrei aggiungere che quello siciliano è un problema anche di informazione.

Cioè?

La trasmissione Report sul caso Catania, ad esempio, dovrebbe essere trasmessa ogni sera in modo martellante. E invece programmi di questo genere sono rari. Siamo sempre al punto precedente: in pochi hanno il coraggio di fare nomi e cognomi.

Cambiando discorso. Che idea si è fatta del caso Genchi?

Per rispondere a questa domanda vorrei premettere che in Italia c’è un gruppo minimo di persone che sta cercando di sovvertire la democrazia in modo molto sottile e subdolo. Nel considerare la vicenda di cui è protagonista Genchi, infatti, bisogna ricordarsi che le prove che ha in mano Gioacchino Genchi le hanno anche le procure e gli avvocati della controparte, perché nessuno sottolinea questo dato?

E in merito alle intercettazioni?

Sono convinta che non esista nessun archivio. Genchi, che conosco personalmente da anni, non ha mai fatto intercettazioni in senso stretto. I tabulati, infatti, sono una cosa diversa dalle intercettazioni e se un parlamentare telefona a un mafioso, automaticamente il suo numero di telefono entra a far parte della documentazione agli atti delle indagini. Contro Genchi è stato montato ad arte un caso. Aggiungo che le perquisizioni eseguite nei giorni scorsi negli uffici e nell’appartamento di Gioacchino, a mio avviso, non cercavano soltanto i documenti relativi alle inchieste recenti ma miravano al materiale sulla strage di via D’Amelio. Qualcuno dev’essersi ricordato che Genchi sa molto sulla morte di Paolo Borsellino per aver partecipato all’inchiesta. Ma fortunatamente la testa e la memoria di Gioacchino, nessuno può sequestrarli.

EF

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Ognuno si faccia la propria opinione…chi vi scrive è rimasto scioccato…devo ancora meditare e capire questa scelta…

EF

Insomma. “Di Pietro è un populista perchè attacca Napolitano e mette in crisi l’unico vero leader della sinistra italiana: Veltroni”. E’ questo che mi sono sentito dire oggi da un caro amico a cui ho gentilmente risposto: “Che Di Pietro spesso sia populista è vero, ma chi non lo è? E soprattutto: non imputare all’Idv le mancanze del Pd”. In soldoni: se Veltroni non riesce a essere un leader credibile, non desse la colpa agli altri.
Ma cosa manca al Pd? La coerenza. La coerenza di partito nei confronti dei tre milioni di elettori che alle primarie hanno scelto Veltroni. Ci sono esponenti della nomenklatura del Partito Democratico che poco sopportano democrazia ed espressione popolare. E parlo di D’Alema.
Se Veltroni avesse davvero un qualche potere e venisse lasciato fare opposizione, lo sosterrei. Ma la logica della seggiolina veterocomunisdiessina è più forte di ogni obamiano buon proposito veltroniano. Evviva la ridondanza. E così il leader del Pd, il Barack Hussein Obama italiano (non bronzed), se ne sta lì in attesa di venir sostiuito, incapace di mettere il suo partito davanti al voto dei cittadini. Hanno scelto Veltroni, lo lasciassero timonare. Se il Walternazionale riuscisse a fare la voce grossa, infatti, i vari dalemi e dalemiani si ridurrebbero al silenzio: “cittadini, sono loro che non mi mettono in grado di fare opposizione, chiedetegliene conto”. E invece no: si accusa l’Italia dei Valori di mettere in ombra il Partito Democratico e di essere populista. Capite che c’è qualcosa che suona stonato in tutto questo.
Di Pietro accusa Napolitano?!? Ebbene, siamo in una democrazia e sul Csm, Apicella e la procura di Salerno (per Catanzaro è stata una messa in scena in fondo) la pressione del Colle è apparsa a tutti inaudita. Quando mai un presidente della Repubblica, seppure a capo del Consiglio Superiore della Magistratura, ha agito con una simile ingerenza? Ebbene, non gli si può poi chieder conto del cadavere politico di Apicella? Sacrificato per la riforma della giustizia sull’altare di Why Not? Certo che si può. E’ democrazia. Sarà forse anche populista…ma i buoni propositi sognatori di Veltroni, per ora, hanno prodotto poco o nulla.
EF

Un po’ forse perché in fondo (in fondo) ci credo, un po’ perché è l’ultimo barlume di possibilità democratica, un po’ perché è bello stare in mezzo alla gente, un po’ perché spero sia meglio del triste V2Day di Torino, un po’ perché la location non è male, credo che parteciperò alla manifestazione di piazza Navona contro il Lodo Alfano. Firmerò e tenterò di sostenere l’unico refolo di opposizione – quella che passa il convento – che ci resta in questo malandato e dormiente Paese.

E’ curioso però vedere come nella stessa opposizione ci si sfidi a colpi di manifestazioni. L’11 ottobre scenderà in piazza l’energico Di Pietro e a fine ottobre il sonnacchioso Walter. Insomma, più che un esempio di opposizione coesa e unita, mi sembra una gara a chi è più bravo. Pessimo esempio del prodismo che fu. Tutti insieme ma ognuno per conto suo. E sarebbe curioso poi fare la conta delle persone: a dividerla in questo modo, l’opposizione rischia e raschia il fondo.

EF

Una domanda: ma la Guzzanti lo sapeva che quella di piazza Navona non era la SUA manifestazione? Non era il SUO show? Non era il palco di un teatro con in cartellone una SUA performance? Probabilmente lo sapeva ma, come ha dichiarato ieri, se ne è fregata. Fregandosene – per riprendere un verbo che a quanto pare le è molto caro – ha mandato in rovina la manifestazione che non era contro il papa, non contro Veltroni né contro Napolitano, ma contro le leggi ad personam di Sivlio Berlusconi.

In un’intervista comparsa oggi sulle pagine de La Stampa, Sabina dichiara: “Era tutto previsto. Quando ho scritto l’intervento mi sono chiesta se togliere o no certi passaggi. Poi li ho lasciati. […] rifarei tutto. il pubblico di Roma ha riso anzitutto sulle battute del Papa all’Inferno. […] Il mio intervento è stato il più visto su Youtube. C’è una fetta di elettorato che non ne può più delle ingerenze della Chiesa e della pavidità della sinistra. […] Il mio intervento, con quelli di Grillo e Travaglio, è stato il più discusso, segno che ha funzionato“. Scusate ma che significa? Un intervento discusso è un intervento vincente? Dove sta scritto? Le parole di Sabina, che fino a qualche giorno fa stimavo come comica e come ‘dissidente’, non hanno né capo né coda. Si vanta di aver rovinato (perché questo è in fondo quanto ha fatto), una manifestazione non sua ma dove era stata invitata e che non aveva tra i suoi obiettivi la critica al Papa o alla Chiesa. Attacchi fuori luogo, finalizzati semplicemente a mantere una posizione di anti-tutto che Di Pietro rischiava di rubargli.
Lo ribadisco. I comici, tutti insieme, quelli per lo meno che vogliono fare antipolitica, hanno coscientemente fatto fallire la manifestazione di Di Pietro perché questi non gli rubasse scena, pubblico ed e/lettori. Questione di milioni di euro di fatturato.
Dite che questa è solo cattiveria? Come diceva qualcuno a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende.

Conclude la Guzzanti: “milioni di persone ascoltano me e Grillo perché sentono da noi quello che vorrebbero sentir dire da certi politici“. Cosa? Parolacce. Non credo proprio. E non ci sarebbe neanche dell’altro, perché la Guzzanti di proposte non ne fa.

EF

Di Pietro a lavoro nella sua tenuta

Tangentopoli e poi la politica. Il giudice Carnevale che dice di essersi pentito di averlo promosso all’esame. Infine la nascita dell’Italia dei Valori. Il personaggio è lui: Antonio – detto Tonino – Di Pietro, l’ultima speranza per una politica giusta, pulita e corretta, che si è purtroppo mischiato al grillismo più spinto e maleducato. Ha perso la prima vera occasione per dimostrare al governo la forza del suo partito e di un’opposizione costruttiva.

Quanto è successo l’8 luglio scorso, a piazza Navona, infatti, ha i suoi (bei) precedenti. Preda forse del desiderio di raccogliere i voti dei grillini, Di Pietro da mesi ha abbracciato le tematiche del comico genovese e della sua cricca di insultatori da quattro soldi, da cui mai ho sentito giungere proposte concrete di cambiamento (a parte aver riformato il Vaffancul** in V-Day). Si è illuso il buon Di Pietro, di poter inquadrare nel progetto politico dell’IdV persone che invece non concepiscono alcuna progettualità e sono i migliori alleati di Silvio Berlusconi: Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e tutti gli altri (salverei Travaglio). I migliori alleati del Cavaliere sono proprio loro, lo ripeto, credo non a torto. Pensateci: l’unica manifestazione in cui davvero l’opposizione poteva dimostrare al Partito Democratico e alla maggioranza lo spessore del pensiero alternativo, è stata rovinata (ad esclusivo beneficio di Silvio Berlusconi) proprio da Grillo e dai comici anti-tutto. Attacchi al papa, a Napolitano, insulti e parolacce. Cosa c’entrava tutto questo con le leggi ad personam? Nulla. Il favore fatto al premier, invece, è enorme. E proprio sul premier vivono persone come Grillo. Ricordate il suo fatturato da brivido? Mai e poi mai avrebbe potuto permettere ad uno come Di Pietro (povero ingenuo) di rubargli la scena. Meglio invece far fallire tutto e restare l’unico urlatore anti-berlusconiano. E la protesta contro le leggi? e il lodo? e la salva-premier? Tutto è andato in fumo. Grazie Grillo, grazie Guzzanti. La democrazia ringrazia.

EF

Un\'altra storia

Un’associazione nazionale a carattere federativo, ispirata ai valori del centrosinistra, capace di ascoltare la voce dei cittadini e di promuovere la cultura della legalità. Questa, in sintesi, la descrizione di “Un’altra storia”, l’associazione politico-culturale fondata in Sicilia da Rita Borsellino e che ora punta sbarcare nel resto d’Italia.
Nata dal progetto dei “200 cantieri” costituiti per la campagna elettorale della senatrice, “Un’altra storia” vuole creare un “modello culturale, morale e politico alternativo” al berlusconismo, per restituire credibilità a temi da sempre propri del centrosinistra: l’antimafia, la giustizia sociale, la cultura delle differenze.
Rivolgendosi ad Antonio Di Pietro, presente insieme ad Anna Finocchiaro e Carlo Leoni alla conferenza, Rita Borsellino ha poi assicurato la propria partecipazione alla manifestazione dell’8 luglio prossimo contro il governo, puntualizzando però che l’antipolitica senza un progetto concreto è una “forma di protesta sterile”.
Tra i primi ad iscriversi all’associazione, il premio nobel Dario Fo e Paolo Flores D’Arcais, insieme ad esposnenti dello spettacolo come Dacia Maraini, Roberto Benigni, Franca Rame e Mariangela Melato. La Sicilia adesso ha una voce in più.

EF