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Torno ad aggiornare il blog dopo oltre sette mesi per scrivere una riflessione tutta agostana, figlia dell’ombrellone e della calura estiva.
In questi mesi l’Italia sta affrontando una crisi mondiale guidata dalle agenzie di Rating: il loro pollice verso decide le sorti del mondo (nonostante la loro presunta scientificita’ non gli permetta nemmeno di esprimere un giudizio univoco sugli Usa). E stamattina, dopo aver sfogliato i quotidiani, sono rimasto colpito da un Tweet inviato in rete dal vicedirettore di Libero, Franco Bechis: “Piu’ tasse, nessun taglio a spese pazze e rendite. complimenti per la manovra sovietica! Legatemi a un palo mai volessi rivotare Pdl!”. Credo che da solo renda l’idea dello stallo in cui e’ caduto il governo: senza idee (e per lo più’ sordo ai tagli chiesti dall’Europa), rastrella soldi dalle tasche del ceto medio italiano. Salvo poi pagare spot televisivi ai limiti del ridicolo che definiscono “parassita della societa’” gli evasori: di sicuro adesso smetteranno di evadere, preda di una lancinante consapevolezza. Niente di nuovo sotto il sole: teatrino italiota. E alla mente torna il prologo della commedia: “Meno tasse per tutti”, le ultime parole famose.

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Vista dagli scogli del Salento (leggi: ferie), la bagarre istituzionale tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il premier Silvio Berlusconi ha il sapore di un divertissement estivo. Si parla di case acquistate attraverso societa’ offshore (una prassi a Montecarlo), di riforma della giustizia e tanto altro ancora: numeri, accordi e maggioranze ipotetico-relative.
Il quotidiano, pero’, racconta tutt’altro: spiagge con pochi bagnanti, localita’ di mare affollatissime negli anni scorsi dove oggi – e pare un miracolo – si riesce anche a trovare parcheggio sul lungomare.
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Orafi, ebanisti, decoratori, stuccatori, ferraioli, tappezzieri, ricamatori, mosaicisti, canestrari. La lista dei mestieri artigianali a rischio di estinzione è lunga. Espulse dai centri storici di Roma e del Lazio per il caro affitti o costrette a chiudere per la mancanza di personale, della capillarità delle antiche botteghe artigiane resta traccia nella toponomastica: via dei giubbonari, degli acquaricciari, dei barbieri, degli orefici, dei cimatori. (altro…)

«Oreficeria sperimentale». Così Giorgio Macondo (nella foto), 45 anni, artigiano con un laboratorio in via dei Latini, nel quartiere romano di San Lorenzo, descrive la sua attività. «Realizziamo micromosaici in pietra usando le materie prime dei mosaicisti, le nostre sono creazioni giovanili e i clienti hanno l’impressione di indossare un frammneto di un’opera d’arte».

Pietre dello spessore di millimetri, metalli e la sapiente arte artigiana. «Lavoro a San Lorenzo dal 1991 – spiega Macondo – e in tutti questi anni la mia attività, come anche quelle dei miei colleghi, ha dovuto fare i conti con la mancanza di una concreta attenzione da parte delle istituzioni verso il nostro settore e con la carenza di una manodopera specializzata. Non è vero che non ci sono i giovani interessati all’artigianato – prosegue – il problema è che oggi mancano i maestri e nel 2010 bisogna ancora andare “a bottega” per imparare questo mestiere. Gli ultimi maestri se ne sono andati negli anni Ottanta, quando ancora si trovava qualcuno disposto a insegnarti. Ad oggi non possiamo più permetterci di tenere allievi a bottega». (altro…)

«Non è esagerato ipotizzare di essere a rischio default». A descrivere senza mezzi termini la situazione in Ungheria è stato il portavoce del primo ministro Viktor Orban che ha lanciato l’allarme nel pomeriggio di ieri. «È chiaro – è stato il suo commento – che l’economia versa in una situazione molto grave». Il portavoce ha poi parlato di numeri «manipolati» dal precedente governo, che «mentono» sulla situazione reale dell’economia del Paese. La Grecia – adesso è una paura concreta – potrebbe aver fatto da battistrada ad altri Paesi europei meno virtuosi e con la mania della finanza creativa. Troppo creativa. Al punto da falsificare i conti dello Stato. (altro…)

Insomma, Vespa smercia ottimismo in seconda serata su Rai1. Industriali, sindacalisti vicini al governo (non la Cgil ovviamente), ministri e ministri ombra: tutti a dire che la crisi si supera con un po’ di buona volontà. E gli italiani, a sentire Vespa, ancora comprano e svuotano i negozi durante i saldi. Lo dicono le statistiche. Ebbene: che le persone comprino solo quando la merce costa meno è un dato positivo? Certo che no.

E Sacconi? Sono allibito. Mentre scrivo, il ministro sta affermando che nel 1984 abbiamo avuto 816 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria davanti alle quali i 265 milioni ore del 2008 denotano una situazione non così nera come la si dipinge. Sacconi dimentica forse che, proprio a causa della crisi economica globale, tutte questi 265 milioni di ore sono stati accumulati soprattutto nell’ultimo periodo dell’anno! A questo porta l’ottimismo? A bombardare di numeri i telespettatori pur di illuderli e spingerli a spendere per non fermare il commercio. Ma il commercio ormai è fermo già da molto e per un motivo ben preciso: “le banche non fanno più il loro dovere” (per riprendere le parole di Giuseppe Bortolussi, tra gli interlocutori di Vespa) e quindi c’è la crisi del credito. In parole povere, non si erogano più prestiti. E di questo freno ne risentono tutti: i privati e le imprese (soprattutto le piccole).

Ottimismo dunque, facciamo come se il portafoglio, la cassa integrazione e la disoccupazione non esistessero. Peccato che già si parla di istituire la settimana corta (Vespa propone quella cortissima, 3 o 4 giorni) che, giustamente – fa notare Bortolussi – vale solo per la grande impresa, entità assai poco diffusa in Italia, famosa per la piccola e media aziende.

Stando alle stime di Bortolussi e Sacconi, inoltre, in Italia ci sarebbero 23milioni di lavoratori dipendenti. Di questi, 3milioni rischiano riduzioni di stipendio o cassa integrazioni. E Vespa, perspicace, si chiede: ma se i restanti 20 milioni di cittadini continuano a spendere, la crisi dov’è?”. A Vespa non è venuto in mente che di questi 20milioni non tutti sono a contratto a tempo indeterimnato e non tutti lavorano in aziende sane che supereranno la crisi con un batter di ciglia…?

Ma la demagogia in televisione premia. E per questo adesso me ne vado a dormire.
EF

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