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“Una bomba è esplosa per attirare i fedeli fuori dalla chiesa e altre due hanno investito un attimo dopo quanti fuggivano”. È questo il racconto della dinamica dell’attentato che ieri, ad Alessandria d’Egitto al termine della messa di mezzanotte ha ucciso almeno 21 fedeli della chiesa cristiana copta e ferito un’ottantina di persone. Dimenticate e spesso in difficoltà, le minoranze cristiane nel mondo vivono situazioni di discriminazione estrema che in paesi come l’Iraq – e ieri l’Egitto – in molti casi si traducono in omicidi e attentati. (altro…)

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Il premier Silvo Berlusconi si è presentato in pubblico con fasciature quanto meno strane. Per lo meno storte. Ma analizziamo nel dettaglio le immagini del premier negli attimi immedietamente successivi all’aggressione in piazza Duomo e la fotografia scattata il 28 dicembre scorso, durante la cerimonia per il compleanno della deputata piddiellina, Michela Biancofiore. (altro…)

Londra due anni dopo.

Pubblicato: luglio 7, 2007 in Politica
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attentato di Londra 

52 morti e 700 feriti, questo fu il bilancio degli attentati che due anni fa squassarono Londra. Tre kamikaze si fecero saltare nella metropolitana e uno su un autobus.
E’ superfluo ricordare che l’anniversario cade proprio a pochi giorni dal fallito attentato di Glasgow e dai due sventati ancora nella capitale londinese. Le indagini hanno portato all’arresto, in Australia, di un medico (e di altri 7 in Gran Bretagna), e alla scoperta che altri 45 ‘colleghi’ erano pronti a colpire una base americana in Florida.

EF

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Un SUV in fiamme ieri è andato a schiantarsi contro un ingresso dell’aereoporto di Glasgow. I due attentatori sono sopravvissuti e uno adesso è in ospedale con ustioni gravissime in tutto il corpo. L’intento era quello di farsi saltare all’interno dell’aereoporto ma qualcosa dev’essere andato storto e il SUV ha preso fuoco inaspettatamente facendo fortunatamente fallire tutta l’operazione.
Questa mattina due sospetti sono stati arrestati nel Cheschire e altre abitazioni sono state perquisite nella zona del Renfrewshire.

Brown, che primi giorni di premierato sicuramente li immaginava diversi, ha ribadito che l’Inghilterra non si farà piegare dal terrorismo. 

EF

Londra, torna il pericolo terrorismo.

Pubblicato: giugno 30, 2007 in Politica
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La notizia è ormai a tutti nota, due autobomba, entrambe Mercedes, sono state disinnescate ieri in extremis in pieno centro a Londra. Gli ordigni erano abbastanza rudimentali, simili a quelli usati dai terroristi per colpire in Iraq, la seconda automobile è stata portata via perchè parcheggiata in divieto di sosta e, in ultimo, lo sventato attentato avrebbe coinciso con il passaggio di testimone da Blair a Brown e la nomina del primo a inviato per il Medioriente, questi gli elementi principali della vicenda.

L’emittente britannica Sky News ha riferito che il mancato funzionamento dell’innesco (un telefono cellulare collegato all’esplosivo) avrebbe evitato una strage, intanto Scotland Yard è alla ricerca di chi ha parcheggiato le macchine, alcune telecamere avrebbero infatti ripreso l’autista di una delle due Mercedes allontanarsi dalla macchina. Un altro punto a favore degli inquirenti sono proprio gli ordigni inesplosi. Le bombole di gas stipate nelle automobili, ad esempio, hanno tutte un numero di serie che le individua.

Approfondimento: cfr. l’articolo di Massimo Numa su La Stampa.it

EF

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La notizia ha fatto il giro del mondo: ieri un attentato ai danni delle truppe ONU ha ucciso sei militari spagnoli. E la domanda sorge spontanea: il Libano come l’Afghanistan? Forse.

Dopo l’attentato Hizbullah si è subito ‘chiamato fuori’, condannandolo fermamente e ricordando di essere sempre stato favorevole alla missione internazionale, avendole promesso aiuto e cooperazione. Secondo indiscrezioni a piazzare l’ordigno sarebbe stato il gruppo sunnita Fatah al Islam, lo stesso che ha dato battaglia nel campo profughi di Tripoli, un ‘partito’ semisconosciuto e improvvisamente comparso con uomini e armamenti. Il pericolo è quindi che gruppi terroristici vogliano destabilizzare dopo l’Iraq e l’Afghanistan anche il Libano. In un editoriale di oggi sul Corriere della Sera, Guido Olimpio denuncia due possibili ‘influenze’ nefaste: da un lato la Siria che vuole destabilizzare il governo centrale di Beirut per impedire il processo che la vede imputata nell’omicidio Hariri; dall’altro i quaedisti, che poco approvano il laico Assad, ne sfruttano però l’appoggio logistico. Gli fa eco Maurizio Molinari su La Stampa che suggerisce una complicità nascosta di Hizbullah, un attentato contro l’Unifil, infatti, indebolisce il governo di Fuad Siniora. In merito agli esecutori materiali dell’attentato, continua Molinari, ‘gli indizi che puntano sui gruppi jihadisti sono tre: la modalità dell’attentato che ha investito il blindato Unifil è molto simile a quella degli agguati compiuti in Iraq contro i mezzi delle truppe americane; l’attacco è avvenuto nella stessa zona del Libano del Sud da dove pochi giorni fa sono stati lanciati tre razzi contro Israele e in entrambe le occasioni Hezbollah ha immediatamente smentito il coinvolgimento; nelle ultime settimane il gruppo fondamentalista sunnita Fatah al-Islam ha minacciato di portare gli attacchi al Sud in risposta all’assedio della roccaforte nel campo profughi Nahr el-Bared di Tripoli, condotto dall’esercito di Beirut grazie ai rifornimenti di armi giunti da Washington’. Lo stesso Al Zawahiri, il 13 febbraio scorso, aveva esortato jihadisti libanesi ad andar contro la forza Unifil che, nei fatti, rappresenta la corale risposta della comunità internazionale a una situazione di crisi nel medioriente.

Un’ultima domanda: perché colpire la Spagna? 
Se l’Italia ha in passato dimostrato di avere un forte senso di reponsabilità anche di fronte a efferati attentati contro i propri militari, la Spagna di Zapatero, invece, è stato il primo paese a lasciare l’Iraq dopo la sconfitta elettorale di Aznar e forse si vuole ora ‘testare’ la resistenza della coalizione guidata dall’Italia.

Una cosa è certa: l’Italia è ora ‘in prima linea’, la tregua libanese è terminata e le forze internazionali hanno ormai cambiato faccia, sono parte integrante dei conflitti e saranno costrette ad abbandonare il ruolo di incalliti spettatori.

NELLA SEZIONE APPROFONDIMENTI E’ POSSIBILE SCARICARE IL TESTO (INGLESE) DELLA RISOLUZIONE  ONU 1701 CON CUI E’ STATO AUTORIZZATO L’INVIO DELLA FORZA UNIFIL IN LIBANO.

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Dopo il dossier Confronting the evidence, ecco l’ennesimo studio che cerca le cause del crollo delle Torri Gemelle, lo trovate nella sezione APPROFONDIMENTI.

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Lo Stato di Diritto, la Costituzione e la legge, queste le armi che Zapatero oppone a ETA il giorno dopo la rottura della tregua. Il ministro dell’Interno iberico, Alfredo Perez Rubalcaba, ha poi confermato che non ci saranno elezioni politiche anticipate: ‘E’ un favore che non possiamo fare dopo la decisione di interrompere la tregua’. Ma la psicosi attentato riesplode in Spagna, il Real Madrid, squadra da sempre ricollegata al Re e probabile obiettivo ‘mediatico’ per un eventuale attentato, chiede che vengano perquisiti tutti i luoghi in cui si dovrà recare.

Zapatero ha inoltre richiamato le forza politiche ad unirsi in un’azione comune contro la minaccia di ETA, ‘tutti i partiti contribuiscano a un’azione di governo che si presenta difficile e che necessita di appoggio’, ha poi ribadito che andrà avanti anche se mancasse l’appoggio di alcuni schieramenti, ‘a me, in questo frangente, ciò che meno importa sono i partiti politici, tengo molto di più agli spagnoli, la loro sicurezza e la loro libertà’.

La dichiarazione di ETA definisce la democrazia spagnola ‘falsa e putrefatta’, descrivendo Zapatero come un fascista e il PNV un partito ‘le cui ansie di denaro sono insaziabili’. Secondo ETA ci sono stati ‘migliaia di voti, migliaia di voci a favore di un cambiamento politico e sociale’ e sono tempi questi ‘di chiarificazione’ per mirare alla creazione di uno stato indipendente. ‘Sarà necessario un paese unico che includa i territori di Navarra, Álava, Vizcaya e Guipúzcoa, Lapurdi, Benafarroa e Zuberoa. In questo modo, con questi 7 territori uniti, costruiremo il futuro del nostro popolo. Resta chiaro che le false soluzioni che ci sono state presentate fino a questo momento, non portano da nessuna parte. Il futuro è nelle nostre mani e lo realizzeremo’

‘Alla sospensione permanente di ogni attività armata offerta da ETA’ continua il comunicato ‘lo Stato spagnolo ha risposto con detenzioni, torture e persecuzioni di ogni tipo. Non si sono date le condizioni democratiche minime che si richiedono per la realizzazione di un processo di negoziazione. Le chiavi politiche per garantire un presente e un futuro a Euskal Herria sono evidenti: l’autodeterminazione e la territorializzazione.’

Dichiarazione di ETA di rottura della tregua.

Breve storia di ETA. 

EF