Strage di Alessandria, un testimone racconta l’attentato e le discriminazioni contro i copti

Pubblicato: gennaio 3, 2011 in Mondo
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“Una bomba è esplosa per attirare i fedeli fuori dalla chiesa e altre due hanno investito un attimo dopo quanti fuggivano”. È questo il racconto della dinamica dell’attentato che ieri, ad Alessandria d’Egitto al termine della messa di mezzanotte ha ucciso almeno 21 fedeli della chiesa cristiana copta e ferito un’ottantina di persone. Dimenticate e spesso in difficoltà, le minoranze cristiane nel mondo vivono situazioni di discriminazione estrema che in paesi come l’Iraq – e ieri l’Egitto – in molti casi si traducono in omicidi e attentati.

Per capire quale sia la situazione all’indomani della strage di Alessandria e fare il punto sulla condizione della minoranza copta in Egitto, Diritto di critica ha intervistato un giovane dottorando dell’università di Pisa, Daniele Salvoldi, 28 anni, sposato da un anno e mezzo con una cristiana copta, trascorre almeno sei mesi all’anno al Cairo.

Poco dopo l’esplosione di ieri notte ad Alessandria – racconta Daniele – mentre su Facebook si moltiplicavano i messaggi di solidarietà dei nostri amici musulmani e mentre ancora bruciavano le macchine davanti alla chiesa, gruppi di estremisti gridavano esultanti la formula di fede islamica: “Allahu akbar! La ilah ala Allah!”. Da questo stesso sostrato di intolleranza – prosegue – nascono i frequentirapimenti di giovani ragazze copte, convertite a forza dai fanatici islamici, le espropriazioni di terre, ledistruzioni di case e attività commerciali, gli attentati”. E lo scorso anno, racconta Daniele, al termine della messa di Natale “a Naga Hammadi, nell’Alto Egitto, otto giovanissimi cristiani e un musulmano che passava di lì in quel momento, sono stati uccisi all’uscita della cattedrale. I copti – prosegue – iniziarono a protestare in strada e ben ventidue giovani cristiani vennero arrestati senza motivo nei giorni successivi, mentre le indagini sulla strage proseguivano nella lentezza e nel silenzio delle autorità”.

Questo stesso silenzio, in caso dopo stragi come quella avvenuta ieri, si tramuta in voci e accuse di collusione con gli estremisti: “Dopo l’attentato di ieri – spiega Daniele – sono circolate voci secondo cui la polizia sapeva ma non abbia voluto prevenire l’attacco. Pare che su molte chiese in Egitto, e su questa dell’attacco in particolare, vi fosse scritto “aspettatevi una bella sorpresa per capodanno e Natale”. Addirittura fonti di informazione copta in Egitto affermano che la polizia e le ambulanze sarebbero intervenute sul luogo della strage solo cinque ore dopo l’attacco e che quattro persone ferite trasportate all’ospedale pubblico siano state lasciate ore senza soccorsi, fino a che due di loro non sono morte per dissanguamento”. E la dinamica dell’attentato raccontata da Daniele fa capire la vigliacca logica di morte che ha animato i kamikaze: “una bomba è esplosa per spaventare i fedeli e farli uscire, altre due hanno deflagrato poco dopo per cogliere nel pieno la fiumana di gente in uscita”.

L’attentato, spiega Daniele, è solo la punta di un iceberg. Le discriminazioni sono quotidiane. “La chiesa copta – racconta – sta vivendo una stagione di rinascita, pur scossa dai recenti attentati e dalle violenze. Le bombe però sono solo la punta dell’iceberg, il lato estremo ed eclatante di una violenza quotidiana feroce e spesso meschina. Le discriminazioni – prosegue Daniele – non sono in forma di legge ma aggirare la legge è molto facile. Alcuni esempi: in un processo dove un fanatico islamico uccide un copto, il giudice schierato ha diverse possibilità: può rimandare all’infinito l’udienza, dichiarare l’imputato infermo di mente oppure condannarlo dandogli una pena diversa da quella prevista per l’omicidio. Oppure, ancora: un musulmano che si converte al cristianesimo non può cambiare questo status sulla carta d’identità (la religione è infatti esplicitata sui documenti ufficiali). Sua figlia, nata cristiana da madre cristiana e padre convertito, sarà ufficialmente musulmana sui documenti, quindi non potrà sposare un cristiano. L’anno scorso durante il digiuno di Ramadan alcune persone vennero addirittura arrestate ad Assuan per aver fatto la spesa durante le ore di digiuno. Il Ministro degli Interni disse – non senza involontario umorismo – che si trattava di un’azione dimostrativa contro i fanatici islamici, per far vedere come sarebbe duro vivere in Egitto se si applicasse alla lettera la sha’ria, la legge islamica. Oppure, ancora, un custode della necropoli tebana a Luxor, sito archeologico di fama mondiale, nell’inverno 2008, ignorando che mia moglie fosse cristiana, si è messo a inveire in arabo contro quei cani giudei e cristiani’. Più di una volta – prosegue – un uomo ha sputato su mia moglie o sua mia suocera alla vista del crocifisso. Frequentando i copti emigrati in Italia, ho sentito decine di queste storie di sopraffazione e sopruso”. Ieri l’attentato.

Ovviamente, sottolinea Daniele, esistono anche relazioni sincere con i musulmani, non tutti si comportano nei confronti dei copti in questo modo. Di certo, però, il vivere quotidiano non è semplice.

Le discriminazioni, però, conoscono anche l’ipocrisia dell’ufficialità e delle celebrazioni. “A questo atteggiamento de facto dello Stato nei confronti dei copti si affianca la facciata – spiega Daniele – con gli auguri di Natale al papa copto Shenuda III da parte del capo dello stato, la presenza di membri del gabinetto di governo alle celebrazioni solenni della chiesa copta, le parole di cordialità scambiate fra i membri del clero e gli imam e gli sceicchi delle moschee più influenti, a partire dal al-Azhar. Copti autorevoli siedono nel parlamento egiziano, il Ministro dell’Economia dal 2004 è un copto, Yussif Butros Ghali, nipote di quel Butros Ghali per anni a capo dell’ONU e a sua volta nipote di un primo ministro ai tempi della monarchia di re Fuad I. Uno degli uomini più ricchi del Paese, il magnate Naguib Sawiris, proprietario di Wind, è in effetti un copto”.

La distanza tra comunità copta e musulmana è però evidente anche se non ancora drammatica e lontana da uno stato di segregazione: “I copti sposano solo copti – spiega Daniele – e si servono preferibilmente in negozi gestiti da copti, forse anche per evitare di essere imbrogliati o trattati meno bene degli altri clienti. Le discriminazioni nel settore privato sono a volte molto aperte, come nell’annuncio commerciale della nota catena di ristorazione egiziana Mo’men, che invitava i copti a non presentarsi alle selezioni per il personale”. Ci sono poi i racconti – privi di qualsiasi fondamento – che circolano nelle comunità islamiche d’Egitto. “Diverse volte – spiega Daniele – mi è capitato di sentire vaneggiamenti di persone convinte che papa Shenuda allevi dei cani per usarli contro i copti che vogliono convertirsi all’Islam o che nei monasteri vi siano nascoste armi pronte per una prossima “rivoluzione copta”. Mia moglie dice che le uniche armi dei monasteri sono i bastoni dei monaci più anziani”.

L’attacco terroristico di ieri potrebbe essere parte di un disegno qaedista esterno che mira a destabilizzare ulteriormente un Paese già fragile, che si regge su un regime personale in difficoltà: “se gli scontri fra cristiani e musulmani sono stati finora un fatto interno all’Egitto – spiega Daniele – sembra adesso di assistere all’infiltrazione di terroristi esterni, gli stessi qaedisti che hanno agito in Iraq. Vogliono evidentemente destabilizzare il paese, già stremato dalla crisi economica – un chilo di zucchero o di farina, al cambio netto, costano più in Egitto che in Italia! – dalla corruzione frustrante e onnivora, dall’appiattimento dell’informazione e della cultura. L’Egitto – prosegue – è un paese stanco che vive la fase finale di un regime dittatoriale personale che tenta a fatica di sostenersi e di propagarsi”. E il terreno fertile per l’estremismo è stato foraggiato “da decenni di migrazione da e verso l’area del Golfo: sempre più donne velate per strada, sempre più diffuso il saluto islamico salam aleikum al posto del più laicosabah el-kheir. Lontanissimi gli Anni Cinquanta, quando le donne del Cairo, di qualsiasi fede, camminavano in minigonna! Le elezioni presidenziali del 2011 –  si chiede Daniele concludendo l’intervista – vedranno probabilmente in campo un uomo portatore di grandi speranze, già a capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, il premio Nobel per la pace Muhammad al-Baradei: porteranno un cambiamento in meglio per l’Egitto?”

EF

Scritto per Diritto di Critica

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