Sinai, profughi eritrei in ostaggio dei narcotrafficanti

Pubblicato: dicembre 17, 2010 in Mondo
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Sequestrati sul Sinai con la minaccia di essere uccisi se non pagheranno ottomila euro a testa. È questa la condizione in cui si trovano 250 africani, di cui un’ottantina eritrei, bloccati da un mese in condizioni disperate al confine tra Egitto e Israele. A tenerli in ostaggio, una banda di beduini dedita al traffico internazionale di stupefacenti che ha già ucciso almeno sei ostaggi e costretto altri quattro profughi a donare un rene per pagarsi il riscatto: «sono stati portati via alcuni giorni fa – ha raccontato una donna che si trova sul Sinai, al telefono con don Mussiè Zerai, sacerdote eritreo e direttore della ong Habeshia – di loro però non abbiamo alcuna notizia». Incerta anche la localizzazione esatta della prigione, circostanza che appare ancor più paradossale se si pensa che diversi profughi sono raggiungibili telefonicamente e riferiscono di sentire da lontano la voce di un muezzin che chiama alla preghiera.

«Non abbiamo acqua potabile – ha proseguito la donna contattata da Zerai – dobbiamo bere l’acqua del mare e molti di noi già hanno problemi intestinali. Ci danno da mangiare una pagnotta e una scatola di sardine ogni tre giorni, siamo costretti a vivere incatenati come bestie». E la testimonianza è di quelle che non possono essere ignorate dai governi: «Nove persone sono ferite in modo grave a causa delle percosse – prosegue la donna – hanno la testa fracassata e gli arti rotti».

Intervenendo questa mattina al Senato, durante un incontro dedicato proprio alla situazione dei profughi eritrei sequestrati sul Sinai, Zerai ha fatto sapere che «sono state trasmesse al sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, tutte le informazioni utili a individuare il luogo di detenzione degli eritrei. Trovarli per i governi non dovrebbe essere difficile». La decisione spetta al governo egiziano, firmatario della convenzione di Ginevra e non nuovo a respingimenti di profughi verso l’Eritrea.

Durante l’incontro, Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano Rifugiati, ha aggiunto un particolare che rende ancor più infernale il viaggio di quanti dall’Africa si spostano verso l’Occidente. Israele, secondo quanto ha dichiarato Hein, sta costruendo un muro lungo 110 chilometri proprio nel Sinai, al confine con l’Egitto, per arginare l’immigrazione clandestina. «Abbiamo notizia di alcune uccisioni di eritrei – ha spiegato – i soldati hanno l’ordine di impedire l’attraversamento del confine».

«Si continua a fuggire da paesi come l’Eritrea o la Somalia, ma la gente non arriva più in un posto sicuro» ha aggiunto Laura Boldrini, portavoce italiano dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. E l’unica conseguenza della politica italiana dei respingimenti è numerica: si è passati dalle 31mila domande di asilo del 2008 alle circa 10mila previste per quest’anno. «Questa vicenda – ha concluso la Boldrini – non puo’ essere considerata come qualcosa che non ci appartiene».

EF

Pubblicato il 10.12.2010 su Narcomafie

 

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