Non è un Paese per giornalisti

Pubblicato: settembre 23, 2010 in Economia, Società
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L’Italia non è un Paese per giornalisti. E non solo per le leggi bavaglio, per il mancato pluralismo di alcuni telegiornali, per l’autocensura che certi cronisti hanno ormai come qualità innata. C’è dell’altro e inizia molto prima di queste grandi questioni. L’Italia non è un Paese per giornalisti perché la libertà di chi racconta e ricerca la verità parte prima di tutto dalla sua autonomia.

In un Paese come il nostro, in cui i giornali vivono grazie ai collaboratori, è curioso andare a vedere i compensi di quanti – anche i giornalisti professionisti, in teoria più tutelati – ogni giorno si arrabattano per cercare proposte da inviare alle redazioni. Scorrendo uno per uno i dati pubblicati nel maggio scorso nella ricerca “Smascheriamo gli editori” (scarica il file), pubblicata dall’Ordine nazionale dei Giornalisti, infatti, ci si rende conto che il compenso di molti colleghi è pari (se non inferiore) a quello di qualsiasi parcheggiatore abusivo di una metropoli italiana.

Per correttezza, citerò solo i quotidiani che ricevono sovvenzioni pubbliche dallo Stato (anch’esse riportate nello studio dell’Ordine), ma lo studio riporta numerose altre testate. Tutti i compensi – ovviamente – sono da intendersi “lordi”.

Il Mattino21 euro a pezzo, pagati al massimo per 20 articoli e a 60 giorni. Il quotidiano campano ha ricevuto 956.652,00 euro di finanziamenti pubblici.

La Voce di Romagna2.530.638,81 euro di soldi pubblici2,5 euro ad articolo.

Il Foglio3.745.354,44 euro di finanziamenti pubblici180 euro di compenso per 4.200 battute, pagati anche in questo caso a 60 giorni.

La Repubblica16.186.244,00 euro di contributi dello Stato all’editoria e un compenso che varia tra i 30 e i 50 euro a pezzo.

Il Manifesto5.307.241,00 euro di soldi pubblici e – secondo quanto riporta la ricerca dell’Odg – nessun compenso per gli articoli scritti dai collaboratori. Da aprile, inoltre, i redattori interni non ricevono alcuno stipendio.

Il Messaggero1.449.995,00 euro di contributi pubblici9 euro di compenso per le brevi, 18 euro le medie e 27 euro per gli articoli. Da marzo 2010 – scrive l’Odg – con effetto retroattivo, le brevi devono essere almeno di 14 righe: quelle inferiori, scritte da gennaio a marzo, non sono state pagate.

Il Tempo840.065,00 euro pagati dai contribuenti7,50 euro per gli articoli inferiori a 40 moduli, 15 per quelli superiori.

Il Sole 24 Ore:  19.222.767,00 euro di contributi pubblici0,90 euro a riga, con cessione dei diritti d’autore.

Libero5.451.451 di finanziamenti pubblici18 euro per un’apertura, ma sono stati registrati compensi anche di 51 euro.

Giornale di Sicilia497.078,00 euro da parte dello Stato e compensi che variano tra1,03 euro e 6,20 euro a pezzo.  Si arriva a 10,31 euro per una foto notizia.

La Sicilia255.809,00 euro di finanziamenti pubblici15,50 euro ad articolo.

Nuovo Corriere di Firenze2.530.638,81 euro di contributi pubblici e un compenso a forfait tra i 50 e i 100 euro al mese.

Il Gazzettino324.413,00 di contributi da parte dello Stato e compensi che vanno dai 4 ai 20 euro al pezzo.

Con questi compensi e con questa incertezza lavorativa, le istituzioni, il sindacato e l’Ordine dei giornalisti (a cui va il merito di questa prima panoramica), rispondano su come si possa tenere la schiena dritta e rischiare querele, denunce o – peggio – ricevere intimidazioni pur di far emergere la verità…E adesso – per favore – non parlateci più di libertà di stampa…

EF

APPROFONDIMENTI: La censura violenta. Presentato il rapporto di Ossigeno per l’informazione

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