Beirut, Italia: trent’anni senza verità

Pubblicato: settembre 3, 2010 in Mondo, Politica, Società
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“Il Copasir ha sollecitato il governo e i Servizi segreti a portare avanti relazioni utili con i Servizi libanesi e con le persone che all’epoca vi ricoprivano cariche di responsabilità, per ottenere qualsiasi informazione utile” sul sequestro e l’omicidio dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni. In occasione del trentennale della scomparsa dei due cronisti, rapiti a Beirut il 2 settembre del 1980 mentre indagavano sul traffico internazionale di armi verso l’Italia e mai più ritrovati, il presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir), Massimo D’Alema, ha rassicurato le famiglie circa l’impegno delle istituzioni a far luce su una vicenda che racchiude lo spirito grigio dell’Italia degli anni Settanta e Ottanta. La riforma del Segreto di Stato, ha concluso D’Alema, “definisce il principio della trasparenza dopo trent’anni ma ancora mancano i regolamenti attuativi”.

Alla memoria dei due giornalisti, il comune di Roma ha deciso di intitolare due viali di villa Gordiani, un’iniziativa che restituisce la visibilità per anni negata alla vicenda. Depistaggi, false speranze e infine il piombo del Segreto di Stato imposto nel 1984, la scomparsa di Graziella De Palo e Italo Toni ha faticato a raggiungere le prime pagine dei giornali, spazzata via anche dallo scandalo della loggia massonica P2, esploso a pochi mesi dal rapimento dei due giornalisti.

A TRENT’ANNI di distanza, però, qualcosa sembra muoversi. L’11 settembre del 2009, su iniziativa del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, viene sollecitata la rimozione del Segreto di Stato. A seguire la vicenda è l’allora presidente del Copasir, Francesco Rutelli: il governo permette ai familiari dei due giornalisti di accedere a 1.240 documenti, mentre ne tiene segreti altri. “Sono per la maggior parte atti – spiega Giancarlo De Palo, fratello di Graziella – che per ora non possono essere divulgati”. E proprio il divieto di divulgare le carte e farne copia, resta uno dei limiti più pesanti per l’accertamento della verità. “Il risultato pur positivo di aver preso visione dei documenti – ha dichiarato Fabio De Palo, l’altro fratello di Graziella – è stato vanificato dall’impossibilità di farne copia e quindi di confrontarli con altri atti. Questa mancanza rende solo formale l’accesso ai documenti”. “La commemorazione – ha dichiarato Aldo Toni, fratello di Italo – lascia tanta incompiutezza: trent’anni sono la vita di una persona e per tutto questo tempo abbiamo vissuto nell’ansia”. “La nostra è stata un’odissea senza Itaca”, aggiunge Giancarlo che ha impegnato l’intera vita nella ricerca della verità. Prima al fianco delle autorità italiane poi, quando si è reso conto che la verità ufficiale era ben diversa da quella che andava emergendo, in solitaria.

NEL 1981 ho incontrato Arafat – racconta – poco dopo che, nel febbraio dello stesso anno, ci era stata comunicata dal governo italiano, nella persona di Arnaldo Forlani, la notizia secondo cui Graziella e Italo erano in mano ai Falangisti a Beirut Est, una zona in cui non sarebbero mai potuti andare in quanto privi di visto. A questa pista non ho mai creduto ma ci venne ripetuta anche da Arafat. A quel punto ebbi la certezza che Graziella era stata assassinata dall’Olp”. La manovra del governo italiano, secondo Giancarlo De Palo, era chiara: “si voleva dare la colpa ai Falangisti per allontanare ogni sospetto dall’Olp con cui il nostro Paese aveva accordi e su cui, a oggi (si deciderà se rimuoverlo il 31 dicembre, ndr), ancora vige il Segreto di Stato”.

EF

Pubblicato sul Fatto quotidiano il 3.09.2010

commenti
  1. giovanni7 scrive:

    Chi tocca il traffico d’armi prima o poi finisce male.Durante la guerra all’ex Iugoslavia abitavo in campagna e tutte le mattine vedevo gli aerei che volavano a 600m.(quota obbligtoria )che viaggiavano a pieno carico con armi munizioni.E’ pura illusione fermare il traffico.E’ sempre stato così da tempo immemorabile.

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