La Lega e i toni casalesi

Pubblicato: luglio 28, 2010 in Politica
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«Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti. Noi non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze né siamo diventati ricchi per questo. Abbiamo corso solo rischi. Infine un invito: vediamo che continua a fare pubblicita’ al suo libro. La smetta, perche’ gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili».

A tirar fuori dal cappello questa massima è stato ieri Roberto Castelli, attuale viceministro ed ex Guardasigilli del governo Berlusconi. Seguito a stretto giro di posta da un collega di partito, Paolo Grimoldi: «prendiamo atto del fatto che Saviano conosce la mafia meglio di noi, ma questo è davvero un merito? Conoscerla e scriverne, arricchendosi, è cosa ben diversa dal contrastarla, come hanno fatto e fanno, rischiando la pelle, Castelli e Maroni e tanti altri».

La tiritera è sempre quella ed è già nota: Saviano scrive di mafia per arricchirsi. Saviano va alle conferenze perché è un “professionistadell’antimafia, laddove per professionista si intende uno che fa un’attività per denaro. Chiedetevi però da chi altro avete già sentito ripetere questa solfa, chi la rilancia di solito? I Casalesi. Le mafie.

L’accusa principale che viene mossa a Saviano da quando il suo libro – sull’onda di un potentissimo passaparola – ha conquistato lettori e consensi, è sempre la stessa: voler fare soldi. Identico anche l’obiettivo: screditare chi la mafia ha contribuito a portarla agli onori della cronaca e all’attenzione di un’opinione pubblica spesso distante o colpevolmente silenziosa. Pilatescamente collusa.

Mi piacerebbe, infine, sapere cosa ne pensa il ministro dell’Interno Roberto Maroni delle parole dei suoi “colleghi”. Lui che da sempre è sensibile all’impegno di quanti si schierano e combattono con ogni mezzo la criminalità organizzata. Le somiglianze con quanto ascoltato in altre sedi e da parte di ben più pericolosi criminali, sono evidenti. Peccato questa volta a pronunciarle siano stati dei politici.

EF

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