Cecenia: il buco nero del giornalismo

Pubblicato: luglio 11, 2010 in Mondo
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«Sono sicura che se annunciassero domani la fine della guerra e il ritiro delle truppe, Grozny resterebbe in pugno a questi criminali e chissà quando riuscirebbe a sbarazzarsene». Un vaticinio, quello che nel 2002 la giornalista russa Anna Politkovskaja scrisse nel libro edito in Italia per i tipi Rizzoli, con il titolo “Un piccolo angolo d’inferno“. La situazione della Cecenia di oggi è proprio quella che ancor prima della fine ufficiale della guerra tra truppe governative e ribelli era stata descritta dalla cronista della Novaja Gazeta, tra i pochi giornalisti a raccontare la follia, la vita quotidiana e le voci di una terra dimenticata dai russi e dagli occidentali. Per anni, il silenzio sui crimini commessi in Cecenia è stato barattato con patti energetici e accordi internazionali.

Oggi l’universo mondo dell’informazione giornalistica dovrebbe chiedersi: chi, negli anni a venire, ci racconterà quel “piccolo angolo d’inferno”?

L’informazione che esce dalla Cecenia adesso è incerta e frammentata. Nell’ultimo anno, l’Ansa ne ha parlato 138 volte. Per lo più notizie di attentati o di fantomatiche operazioni antiterrorismo guidate dallo stesso presidente Ramzan Kadyrov, promosso a generale da Medviedev nel novembre dell’anno scorso.

«”Grazie alla preparazione scrupolosa e dettagliata dell’operazione – si legge in un’Ansa del novembre 2009 –  siamo riusciti a ottenere ottimi risultati. Sono stati gia’ ritrovati i corpi di cinque guerriglieri uccisi”, ha detto il presidente Kadyrov citato da Interfax. “Abbiamo informazioni secondo cui uno dei principali esponenti della formazione di guerriglieri armati è un tale Iasir, capo di un gruppo dedito all’addestramento di terroristi suicidi, che e’ rimasto ferito”, ha aggiunto il presidente Kadyrov secondo il quale l’operazione continuerà fino a quando l’intera zona non sarà stata ‘ripulita’ dai guerriglieri».

Anna Politkovskaja raccontava tutto il resto: la falsità delle operazioni antiterrorismo, vere e proprie stragi gratuite di civili, la corruzione dilagante nel Paese, la crudeltà delle forze di sicurezza assoldate dal Kadyrov. Anna Politkovskaja andava sul campo, scriveva ciò che vedeva, come amava rispondere a chi le chiedeva della sua attività.

A parte le fonti ufficiali di Kadyrov, chi oggi può ancora raccontare la situazione in Cecenia? La domanda è destinata a restare senza risposta.

«La Cecenia – continuava la Politkovskaja nel suo libro – è un posto dove alcuni possono fare tutto quello che vogliono e tutti gli altri devono accettarlo. La Russia continua a permettere che esista un angolo del Paese dove i diritti civili non esistono. Se solo il mondo potesse vedere…».

E a voi che leggete chiedo: quanto tempo è passato dall’ultima volta in cui avete sentito parlare della Cecenia, di Grozny, delle conseguenze della guerra con l’esercito federale russo?

EF

commenti
  1. Andrea scrive:

    Troppo tempo!! Davvero troppo!! Finchè avremo un Presidente del Consiglio amico intimo e compagno di merende di Putin, sentiremo ancora meno parlare di Cecenia.
    Grazie Emilio. Almeno tu…

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