L’Aquila dimenticata in piazza a Roma, tra manganellate e promesse – Photogallery

Pubblicato: luglio 8, 2010 in Politica, Società
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Piazza Venezia chiusa su due lati e i manifestanti che pressavano per entrare su via del Corso. È stata questa la scena che si è presentata verso le 10.30 di ieri a quanti hanno seguito la protesta dei cittadini aquilani. La situazione era esplosiva fin dai primi minuti: camionette di traverso all’ingresso di via del Plebiscito e di via del Corso, traffico in tilt, manifestanti che spingevano per raggiungere piazza Montecitorio. Di lì a poco sono seguite le manganellate delle forze dell’ordine sui manifestanti. A bocce ferme, l’impressione che resta è di una tensione voluta e cercata da parte delle istituzioni, volta a far degenerare la situazione in un caos tale da poter etichettare i manifestanti come “facinorosi”.

Ma andiamo per gradi. Dopo i primi spintoni con le forze dell’ordine all’altezza di piazza Venezia, grazie alla mediazione del deputato Pd Lolli, la manifestazione riesce ad avanzare su via del Corso ma viene fermata dalle camionette a un isolato di distanza da piazza Colonna. Tutti fermi, costretti nel budello di vie e viuzze del centro storico,senza possibilità di avanzare né muoversi sui lati. La tensione sale, i cittadini protestano, vogliono far sentire la loro voce sotto i luoghi del potere politico e legislativo del Paese. Partono le prime manganellate, a farne le spese una giovane praticante giornalista e alcuni aquilani. In piazza arriva il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro che, cellulare alla mano, parla con il questore della Capitale: la manifestazione può avanzare e viene fatta defluire lungo i bordi di una piazza Colonna blindatissima.

Inizia la passerella dei politici: Bersani, la Bonino, l’opposizione si fa inquadrare insieme ai manifestanti e viene sonoramente criticata. I terremotati non guardano in faccia a nessuno. Chiedono a gran voce una veloce ricostruzione, agevolazioni fiscali e una tassa di scopo, così come è stato per le precedenti sciagure che hanno colpito l’Italia. «Le vostre promesse – dicono alcuni manifestanti da un microfono – si aggiungono a quelle che già avete fatto nei mesi passati, vogliamo i fatti». E mentre le ore scorrono via sotto un sole cocente, nessun rappresentante del Governo si azzarda a mettere il naso fuori dai Palazzi. Poco dopo la manifestazione scivola verso piazza navona, non senza qualche tafferuglio nei pressi di via del Plebiscito, all’altezza di Palazzo Grazioli.

Sotto palazzo Madama, lo schieramento di forze è imponente: un pulmann carico di poliziotti, dodici furgoni blindati, dieci camionette e numerose volanti. Gli agenti sono in tenuta antisommossa. Una cittadina romana si ferma ed esclama: «guardando questo spiegamento di forze mi chiedo i politici da chi debbano difendersi. Gli aquilani sono cittadini italiani non pericolosi terroristi».

Intervistato da Studio Aperto questa mattina, il premier Silvio Berlusconi ha liquidato la questione dei terremotati addossando le responsabilità per la mancata ricostruzione agli enti locali: «Non ho ancora visto il resoconto delle forze dell’ordine ma mi pare che ci sia stata molta strumentalizzazione. Noi abbiamo fatto come governo un intervento immediato ed efficace dopo il terremoto. La ricostruzione spetta agli enti locali, al comune e alla regione. Il governo doveva dare i finanziamenti, cosa che è stata fatta finora. Il governo – ha proseguito Berlusconi – ha fatto il miracolo per come è intervenuto subito dopo il terremoto, come nessun altro paese è riuscito a fare dopo una catastrofe naturale. In meno di 10 mesi abbiamo dato una casa a chi l’aveva persa». Eppure, proprio il cancello di Palazzo Grazioli ieri è stato chiuso dalle forze dell’ordine «per precauzione». O per paura.

EF

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(Fotografie: E.F.Torsello – scritto per Dirittodicritica.com)

commenti
  1. roberto scrive:

    quanta sopportazione stanno dimostrando i cittadini dell’Aquila ! E’ innaturale tanta pazienza io non ne avrei altrettanta !
    Una manifestazione pacifica che è stata deliberatamente fatta degenerare dalle forze del “disordine” su esplicito invito del ministero degli interni. Sicuramente. Il diritto a manifestare è sancito dalla costituzione, ma quì le regole non valgono più. Prevale su tutto la pazzia che impeversa su questo governo; un governo che messo alle strette “esercita” il suo “diritto” a prevalicare i diritti dei deboli.

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