Sono italiano. E (non) me ne frego

Pubblicato: giugno 27, 2010 in Società
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C’è un diritto in Italia che troppo spesso viene dimenticato e delegato ad altri: il diritto di critica. Colpa della frenetica società in cui viviamo, dell’inedia in cui la gran parte dei cittadini sono caduti, dei programmi prepensati che blaterano dalle televisioni: ormai il ragionamento viaggia sull’onda degli slogan, del concetto immediato, semplice e secco.

Mi spiego meglio: nel leggere i giornali o le notizie su internet, ci si ferma al titolo e alle voci, la polemica politica o la discussione dei provvedimenti è un qualcosa che riguarda sempre gli altri o comunque non il singolo perché ci sarà sempre qualcun’altro che ci penserà per lui. E invece quel qualcuno si sta sempre più perdendo. Si sta rarefacendo. E le persone – cazzate a parte – si scoprono senza argomenti.

Tra tutte queste possibili cause, però, una è la più penosa per quel riguarda la vita civile a cui tutti siamo chiamati: la pigrizia civica. Si tratta di una svogliatezza interiore, molto simile all’abitudine più grigia e bieca, per cui ormai non ci si “spreca” più ad informarsi, ad andare oltre la semplice apparenza. E se in Italia qualcuno ruba, la questione viene liquidata con un easy “tanto lo fanno tutti”. E se il politico di turno teme di essere sputtanato perché va a prostitute o rubacchia insieme ai colleghi, sono sempre i soliti “pochi” a lamentarsi per un disegno di legge “bavaglio” che si tenta di far passare in Parlamento: poche centinaia di migliaia di persone su quasi 60 milioni di italiani. Gli altri dove sono finiti? Sono capaci di scendere in piazza solo quando vince la nazionale, forse.

Per criticare, dunque, è necessario informarsi, scavare, fare le pulci ai fatti. Insomma, bisogna sceglierlo, tocca impegnarsi. Ed oggi la pigrizia dell’animo sta corrodendo tutto e tutti. La politica se ne è resa perfettamente conto e banchetta.

La miglior definizione di cosa sia mettere a frutto il diritto di critica, forse, l’ha data alcuni anni fa Italo Calvino, nelle ultime righe delle Città invisibili:

«L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

Una definizione che sta alla base della coscienza civile del singolo. Che chiama in causa il suo impegno e il suo rapporto con la realtà. L’alternativa è la mentalità da cortiletto, quella relegata nell’intorno matematico del proprio ombelico: tanto è vasto il range di attenzione di chi sceglie la prima delle due ipotesi proposte da Calvino. Invece di cercare, di scavare, di fare le pulci e capire cosa c’è al di là, si scelgono gli slogan, i numeri preconfezionati e le idee prepensate, urlate dai palchi di una politica che ammaestra le folle come animali da circo, consapevole che la tigre non morde più, il leone non ringhia ma fa le fusa ed è contento del frustino, della carezza imbonitrice. Questo è l’effetto che un certo modo di fare politica – semplificatorio – sta producendo sugli italiani: tutto si riduce a bianco o nero, le sfumature muoiono e la gente si abitua a non cercare, a non approfondire. Ci si affida agli slogan. Tanto a destra quanto a sinistra.

Provate a spiegare, ad esempio, a quanti ormai hanno il chiodo fisso della Chiesapedofila che esistono i sacerdoti che in terra di Camorra si sono opposti alla criminalità organizzata e continuano a farlo, che ci sono preti e missionari che in Africa “si fanno il mazzo” o che qui in Italia la Caritas si prende cura di quelli che molti preferiscono ignorare. Eppure la SEMPLIFICAZIONE rende la Chiesa tutta pedofila, il papa un diavolo, ecceteraeccetera. E questo modo di ragionare si riflette in ogni ambito. La SEMPLIFICAZIONE, la PIGRIZIA, l’altruismo da cortile, in una parola: il MENEFREGHISMO. Ecco il vero virus che sta logorando l’Italia, insieme con il Diritto di Critica. Consenzienti i cittadini.

EF

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commenti
  1. Anna scrive:

    Ciao, mi chiamo Anna e ho pubblicato il tuo post, che condivido pienamente, sul mio blog, ovviamente mettendo il riferimento al tuo link e anche dove ho trovato l’articolo (http://ilmiopaesealtrove.blogspot.com/2010/06/sono-italiano-e-non-me-ne-frego.html).

    Ho ricevuto un commento che è stato scritto all’autore dell’articolo, ossia a te, e per correttezza lo porto alla tua gentile conoscenza.

    Sul commento lasciatomi potrai trovare il link del lettore che, se vorrai, potrai contattare.
    Un grande saluto e complimenti sinceri per il tuo blog.
    Anna

  2. Carlo scrive:

    Ciao è l aprima volta che capito qui.
    Interessante e il pezzo e il blog.
    Però vorrei fare un ulteriore precisazione: io penso che se l’ italaino no approfondisce. o reagisca emotivamente solo sul titolo di un quotidiano o di una notizia appresa su internet è anche perchè coloro che si piccano di fare informazioni di approfondimento: vedi Santoro, di approfondimento NON NE FANNO, pilotano l’ opinione pubblica più che informarla.
    Non parliamo degli atteggiamenti di Grillo.
    In altri termini sia da un aparte cha dall’ altra della barricata politica, coloro che sono più seguiti non fanno informazione ma propaganda.
    Hai fatto un esempio bellissimo tu sulla pedofila nella Chiesa: l’ ho visto il programma di Santoro in merito:
    perchè non si dice che negli Stati Uniti chi vince cause per mnolestie sessuali viene ricoperto d’ oro?
    perchè non si è detto che la legislazione sugli abusi sessuali in USA è restrittissima?
    Questi sono due chiari esempi di come in Italia sia facile aizzare la gente non informarla.
    Non mi pronuncio su Grillo perchè è francamente ridicolo.
    Del movimento viola poi mi taccio inquanto con tutti i problemi REALI dell’ Italia: primo fra tutti la legislazione sul lavoro che è ingessata o il problem della non applicazione della legge per il lavoro degli invalidi veri.
    Poi c’e’ tutto il discorso sulle lobbies che vogliono imporre il proprio modo di vedere la vita e che hanno orchestrato ad hoc ad esempio l’ attacco planetario alla Chiesa sulla pedofilia col chiaro intento di legittimarla…è fin troppo chiaro anche in Italia il continuo esagerato emotivo battage nediatico sull’ omofobia: le minoranze che vogliono decidere per le maggiornanze…

    Saluti

    • eftorsello scrive:

      Caro Carlo,
      scusami per il ritardo con cui ho pubblicato il tuo commento. Sono pienamente d’accordo con te: oggi noi giornalisti facciamo informazione parziale, senza raccontare tutto. Il cittadino, di contro, non ha il tempo, i mezzi e spesso – ahimè – la voglia per approfondire. Questione di assuefazione. Pericolosissima assuefazione.
      Grazie per la visita!

      Emilio

      • Carlo scrive:

        Ciao Emilio ed anzi grazie per la celere risposta sono un blogger commerciale ( professionista) anche io e capisco i tempi.
        Mi ha fatto rifklettere la tua frase:
        “. Il cittadino, di contro, non ha il tempo, i mezzi e spesso – ahimè – la voglia per approfondire.”
        Siamo di fatto la società dell’ informazione ma la gente ha ( scusami l’ espressione colorita) talemente tanti cazzi per la testa che non ha il tempo materiale di informarsi approfonditamente.
        E’ un paradosso.
        In altri termini ci fanno vivere così male che poi un mano cil tempo/ o la voglia/ o la predisposizione ad usufruire dell eccellenze della società post-moderna.

        Mha.

        A risaluti

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