Ustica trent’anni dopo: la verità è nelle carte

Pubblicato: giugno 26, 2010 in Mondo, Società
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Prima il cedimento strutturale, poi una bomba a bordo, infine un missile, con la mirabolante dichiarazione dell’ex presidente Francesco Cossiga che ha recentemente attribuito la responsabilità ai francesi. Queste le tesi che da trent’anni a questa parte stanno tenendo banco nella discussione su cosa possa essere accaduto nei cieli del Tirreno la sera del 27 giugno 1980. A stretto giro di ruota, in un improbabile tentativo di avvalorare una qualche verità se non giudiziaria quantomeno storica, il giudice istruttore che curò l’inchiesta sull’incidente, Rosario Priore, ha pubblicato un libro (L’intrigo, ed. Chiarelettere) in cui racconta la sua verità. Ben lontana però, dall’essere avvalorata da dati di fatto: sono stati i francesi (lo dice Cossiga).

Chiacchiere a parte, sulla strage di Ustica non c’è ancora una verità condivisa. Unici dati di fatto restano le perizie, sintetizzate in cinquemila pagine e a vario modo inficiate da depistaggi vari, che sembrano però aver messo in evidenza alcuni punti fermi: sul relitto del DC9 non ci sono segni evidenti dell’esplosione di un missile (tant’è che si ipotizzò un abbattimento mediante testata di guerra del tipo Continuous Rod, tale da lasciare segni limitati sul velivolo. Che non ne abbia lasciato alcuno, però, è quanto meno paradossale) a confermarlo anche le autopsie sui corpi recuperati in mare, che non evidenziarono bruciature o segni di esposizione ad esplosione.

Rifiutata anche la teoria dello scoppio di un ordigno interno all’aereo. Nessun segno di bomba nella cabina passeggeri né nella stiva, dove addirittura venne ritrovato il bulbo integro di una lampadina. L’unico posto dove in un primo momento si ipotizzò la possibile presenza di una bomba, invece, fu la toilette. Tutte le perizie, però, hanno messo nero su bianco che in quel punto del velivolo non sono stati rinvenuti segni primari di esplosione né modificazioni tali della struttura da far indurre la presenza di una bomba a bordo. Fondamentale un ultimo dato: considerando che il DC9 era decollato da Bologna con due ore di ritardo, un ordigno posizionato a bordo avrebbe rischiato di esplodere mentre l’aereo si trovava ancora sulla pista. Particolare, quest’ultimo, ignorato anche da personalità istituzionali come il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che pochi giorni fa ha detto «Vorrei sapere chi ha messo la bomba nella toilette dell’aereo».

La tesi dell’ordigno, all’epoca venne fatta propria dall’aeronautica militare che, in quel modo, contava di tirarsi fuori dalla responsabilità di non aver protetto i cieli italiani da eventuali intrusi che avrebbero potuto incrociare fatalmente il volo dell’aereo civile. Sarebbe stato, a quel punto, un attentato – mai rivendicato da alcuno! – di matrice terroristica.

Tra i pochi punti certi, nonostante tentativi di attribuirgli altri significati lontani dalla realtà, la presenza di un velivolo che volava di conserva al DC9 dell’Itavia, probabilmente il Mig23 caduto sulla Sila  ufficialmente il 18 luglio successivo e il cui pilota, però, venne ritrovato in avanzatissimo stato di decomposizione, compatibile con una morte avvenuta una ventina di giorni prima. A supporto di una retrodatazione della caduta del Mig23, anche la testimonianza di tre cittadini che la sera del 27 giugno dissero di aver assistito, vero le nove di sera, ad un combattimento aereo sui cieli della Calabria, zona Sila e pre-Sila. Le loro parole, poche righe in oltre diecimila pagine di carte, sono passate del tutto inosservate.

Se non è stato un missile e nemmeno una bomba, chi o cosa ha abbattuto il volo IH870 Bologna – Palermo? Fatta salva la presenza di altri aerei nelle immediate vicinanze del DC9, testimoniata da diversi riscontri radar messi agli atti del processo, dai tabulati emerge una verità differente, sostenuta in solitudine da Carlo Casarosa, perito dell’ultima commissione sul disastro di Ustica: la quasi collisione. La rotta del DC9, infatti, è stata incrociata da due velivoli a prua pochi istanti prima dell’incidente. Si tratta di aerei da caccia che si erano probabilmente lanciati all’inseguimento del velivolo che volava nascosto sotto al volo IH870 e che diverse volte viene visto sia dai radar civili di Ciampino sia da quelli militari della Difesa Aerea. Mentre per la tesi della bomba e del missile i punti oscuri sono molti, il relitto del DC9 racconta una storia ben precisa: l’ala sinistra è spezzata verso il basso. Tale frattura non è spiegabile in alcun modo se non con la tesi secondo cui una violenta turbolenza avrebbe insistito sull’estremità alare fino a spezzarla. E una pressione simile può essere esercitata solo ed esclusivamente dalla scia prodotta da un altro velivolo. Il Mig23 probabilmente che, vistosi individuato da aerei dell’Alleanza Atlantica, ha tentato di smarcarsi e di superare il DC9, sfiorando quasi le ali dell’aereo civile e scivolando poi verso la Calabria dove – secondo le testimonianze di diverse persone – è stato abbattuto (l’Aeronautica Militare, quella stessa sera, attivò l’aeroporto di Crotone chiedendo se avesse avuto notizia di un aereo caduto in zona e fece decollare diversi elicotteri per sorvolare la Sila). Una quasi collisione, dunque, come è stata ribattezzata dai periti, che avrebbe spezzato un’estremità alare del DC9 e mandato in un fatale stallo il velivolo. Tra tutti gli elementi incerti attorno ai quali si sono scontrati i diversi periti, quell’ala spezzata verso il basso è invece l’unico dato di fatto inconfutabile proveniente non dai calcoli degli esperti ma dal relitto.

A questo punto, quindi, la domanda sorge spontanea: cosa ci faceva un Mig23 sui cieli dell’Italia? Molto probabilmente tornava in Libia dopo aver fatto manutenzione in Jugoslavia, con il tacito accordo delle autorità italiane, e si era instradato sotto al velivolo civile per sfuggire ai radar. Il volo IH870, infatti, arrivava proprio a Palermo: la Libia era a un tiro di schioppo. Individuato dai caccia alleati, il pilota del Mig avrebbe quindi tentato una fuga disperata conclusasi – anche per mancanza di carburante, dato che il caccia non aveva serbatoi ausiliari – contro una montagna della Sila.

EF

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commenti
  1. giovanni7 scrive:

    Relazione di fanta-politica che confonde ancor più le acque.

  2. aron2201sperber scrive:

    io non ho studiato le 11mila pagine di perizie

    comunque per gi 11 periti italiani, britannici, svedesi e tedeschi chiamati dal giudice Rosario Priore a spiegare le ragioni tecniche della strastata fu una bomba a far esplodere il DC9 Itavia nel cielo di Ustica, la sera del 27 giugno 1980.

    e questi periti non avevano nessun interesse a favorizare l´ipotesi della bomba

    dopo quel risultato (giusto o come tu pensi “sbagliato”) avrebbe dovuto essere indagato da chi e per quale motivo poteva essere stata messa una bomba

    ma questo e mai successo come Giovanardi ha contestato giustamente

    l´ipotesi del incidente causto dal Mig durante una fuga disperata ha un punto debole fondamentale:

    se era colpa del MiG libico non ci sarebbe stata nessuna ragione per il militare italiano di tenere segreto questo fatto.

    il compito del militare e prottegere il territorio – anche se l´Italia aveva interessi speciali con la Libia a questo punto il militare non si avrebbe mai sottoposto a questi interessi speciali, risciando di prendersi la colpa come infatti e successo.

    • eftorsello scrive:

      per quel che riguarda la questione della bomba, resto del mio parere. Sul resto, non ho mai scritto che sia stata “colpa” del mig. Sul fatto di tener segreti quei passaggi, beh, mi sembra evidente dal momento che eravamo in piena guerra fredda. Ti consiglio, sul merito, l’articolo di Purgatori oggi sul Corriere della Sera. Parla esattamente del “vizietto” italiano di permettere ai libici i passaggi sul nostro territorio nazionale.

      Emilio

  3. aron2201sperber scrive:

    scusa, mai io l´avevo capito cosi:

    “Il Mig23 probabilmente che, vistosi individuato da aerei dell’Alleanza Atlantica, ha tentato di smarcarsi e di superare il DC9, sfiorando quasi le ali dell’aereo civile e scivolando poi verso la Calabria dove – secondo le testimonianze di diverse persone – è stato abbattuto”

    guarda che non era un grande segreto che l´Italia lascieva passare i MiG

    l´Italia (come anche gli Stati Uniti) comprava petrolio da Gheddafi – e gli vendeva armi(pure gli stati Uniti facevano cosi)

    ricordiamoci di “Billygate”

    Gheddafi era sempre nemico (come alleato della Unione Sovjetica, sponser del terrorismo internazionale) ma anche Partner di affari:

    http://aron2201sperber.wordpress.com/2010/06/08/le-4-piste-della-strage-di-bologna/

    una volta piu nemico (come nel 80 – affare maltese) una volta piu amico (nel 86 quando fu avisato dai amici italiani dei missili di Reagan)

  4. Andrea scrive:

    Sono daccordo con te Emilio e con Andrea Purgatori.
    Quando Giovanardi parla di bomba è come risentire l’areonautica militare.
    Non solo Berlusconi non chiedrà mai verità, ma nemmeno Andreotti, nei suoi numerosi viaggi di cortesia in Libia ha mai chiesto niente di tutto ciò a Gheddafi.
    Ritengo che Andreotti possa far luce su molti segreti inconfessabili dal dopoguerra ad oggi.
    Ustica è uno di questi.

    • eftorsello scrive:

      Ti ringrazio Andrea. L’essenziale, come cittadini, è andare sempre oltre – senza fare dietrologia – e informarci. Altrimenti qualsiasi politico apre bocca e gli dà fiato, consapevole che nessuno (per ignoranza) potrà contraddirlo.
      Emilio

  5. aron2201sperber scrive:

    per Berlusconi la verita su Ustica (quella storica attuale) sta bene come è:

    http://aron2201sperber.wordpress.com/2010/05/14/unser-amico-gaddafi-im-un-menschenrechtsrat/

    perche dovrebbe rinunciare al business con la Libia se Gheddafi era la vittima di Ustica, e non il terrorista che aveva ordinato le stragi a Bologna e a Ustica?

    e grazie ai giornalisti, i politici, magistrati che non si fermerano mai a credere al missile Nato e naturalmente grazie a Cossiga che non si fermera a fornirli con le sue “informazioni”, puo continuare a sfruttare gli avantagi economici della storica amicizia con Gheddafi.

  6. giovanni7 scrive:

    Insomma un aereo di 68.000 kg a pieno carico è stato colpito da un missile che ha 5-10 kg di esplodivo.Ma non solo,questo missile ha mandato fuori rotta di 90 gradi e per far questo ha dapprima annullato la velocità del mezzo che era grosso modo di 870 km /ora e ha avuto la forza di far fare ai pezzi alcuni km.Converrete che una carica di 5-10 kg non puà fare simili prodezze.Basta questo pei archiviare la bomba e il missile.

  7. Stefano scrive:

    “Individuato dai caccia alleati, il pilota del Mig avrebbe quindi tentato una fuga disperata conclusasi – anche per mancanza di carburante, dato che il caccia non aveva serbatoi ausiliari – contro una montagna della Sila.”

    Dunque il Mig23 libico si infila sottoi il volo IH870 per raggiungere non visto Palermo e poi la Libia senza avere carburante a sufficienza ???

  8. Stefano scrive:

    Ooops, dovrei rileggermi i documenti processuali e le perizie di parte. Da qualche parte ci deve essere qualcosa.

  9. Tarcisio Bonotto scrive:

    E’ stato ritrovato un serbatoio ausiliario. E’ stato mostrato in video, presente con i reperti dell’aereo.
    Secondo, quali i motivi dei depistaggi e delle morti per suicidio di chi aveva visto tutto?
    Se fosse stata una bomba perchè non chiarire. Se fosse stato un missile francese o americano si potrebbe capire l’insabbiamento per non pagare i danni.
    Se fosse stata una depressione d’aria a rompere l’ala, perchè tacere. Periodo della guerra fredda e l’Italia non voleva far sapere agli alleati che lasciava passare sul suo territorio i mig libici? O i militari italiani non volevano prendersi nessuna responsabilità?
    Quali gli scenari? Sarebbe interessante fare una carrellata delle possibili motivazioni per capirne i risvolti.
    Questi depistaggi e morti di innocenti ci fanno arrabbiare e perdere completamente la fiducia nei vertici delle forze armate.

    • eftorsello scrive:

      Caro Tarcisio, una precisazione: il serbatoio ausiliario NON ERA DEL MIG. Ma era compatibile con velivoli dell’Alleanza atlantica. Non è stato ritrovato sulla Sila ma in mare, nelle vicnanze del luogo dell’incidente.
      Per delineare tutti gli scenari ci vorrebbe un libro, non un post🙂 ma occhio alla dietrologia. Se volete studiare le carte, trovate tutti i processi e le perizie su http://www.stragi80.it🙂
      Emilio

  10. aron2201sperber scrive:

    Giovanardo e rimasto copletamente solo con le sue contestazioni

    le preocupanze di Priore che representavano l´opinione del governo non si sono verificate.

    Priore, Bonfietti e a tutti quelli che piace l´ipotesi della “strage Nato” possono mantenere la loro verita storica (la sola che non “offende le vittime”)

    e l´Italia di Berlusconi (come prima l´Italia di Andreotti e poi l´Italia governata dalle sinistre) puo fare i suoi affari con Gheddafi in pace.

    e quasi tutti sono contenti…

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