Immigrati, a Roma il lavoro è «fai da te»

Pubblicato: giugno 23, 2010 in Economia
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Il lavoro per gli straneri nella provincia di Roma è fai da te. Secondo un monitoraggio condotto a livello nazionale dall’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali (Iprs), infatti, nel territorio romano solo lo 0,6% degli immigrati regolari trova lavoro attraverso i Centri per l’Impiego, mentre la maggioranza degli stranieri, il 76,1%, sfrutta il passaparola e la comunità di appartenenza. In crescita, sebbene con una percentuale ancora contenuta (3,5%), le agenzie interinali. Ci sono poi le parrocchie e le associazioni – da sole hanno trovato lavoro al 6,4% degli intervistati – le inserzioni su giornali o siti web (5,3%) e la trattativa “diretta” senza intermediari (4,3%). Vanno male anche i sindacati: appena lo 0,7% degli stranieri presenti nella provincia di Roma trova lavoro attraverso le associazioni dei lavoratori.

«Per i cittadini immigrati – ha spiegato Dario Manna, consulente del Dipartimento III della provincia di Roma che gestisce i centri per l’impiego – il vero collocamento lo fa ancora la comunità di appartenenza e i nostri Centri scontano un gap sotto il profilo della comunicazione esterna, delle politiche mirate agli immigrati e della semplificazione burocratica. Tutti aspetti sicuramente migliorabili. A livello provinciale – prosegue Manna – sono stati però avviati i Centri Servizi Immigrazione che fanno da raccordo con i Centri per l’impiego e si stanno progressivamente facendo conoscere. A questi si aggiungono due importanti bandi europei, Inti ed Aeneas, rivolti proprio all’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri, che hanno riscosso un discreto successo e probabilmente saranno rifinanziati».

Un punto di vista solo in parte condiviso dal direttore dell’Iprs, Raffaele Bracalenti, che sottolinea come, con l’avvento delle agenzie interinali, sia cambiata la funzione stessa dei Centri per l’Impiego:  «oltre all’attività di collocamento che comunque conosce percentuali basse a livello nazionale, i Centri dovrebbero fare orientamento, formazione, riconoscere le competenze dei cittadini stranieri e monitorare il mercato del lavoro, tutte attività che non riescono a decollare perché non viene ridisegnata l’offerta in base alla richiesta e al territorio.  A livello nazionale – aggiunge – molti dei centri dell’Impiego interpellati, hanno risposto che sul fronte dei servizi non vengono fatte discriminazioni tra italiani e stranieri: non si tratta di una discriminazione – conclude Bracalenti – ma dell’adeguamento a precise esigenze».

Relativamente basso anche il voto che, su una scala da 0 a 5, gli immigrati hanno dato ai Centri per l’Impiego del territorio romano: 2,7. Mentre sul versante formativo, appena l’1,7% degli intervistati ha preso parte ai corsi di formazione previsti dal decreto Flussi, il 14% ha frequentato iter per l’inserimento occupazionale e solo il 6,3% ha preso partecipato a corsi per migliorare le proprie condizioni di lavoro.

Dalla panoramica fatta dall’Iprs, infine, risulta che la maggior parte dei cittadini stranieri presenti sul territorio romano sono per la maggior parte impiegati nei servizi, nel commercio e nel terziario. Un dato però salta subito all’occhio: il 57% di quanti hanno perso il lavoro a causa della crisi economica sono stati  costretti ad accettare un impiego irregolare.

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del Lazio il 22.06.2010, pagina 22

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