Chiuso l’ufficio dell’alto commissariato Onu per i Rifugiati in Libia. Appello a Frattini

Pubblicato: giugno 7, 2010 in Mondo
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In Libia chiude l’ufficio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati ma in Italia la notizia viene passata per lo più sotto silenzio. Tra i pochi “occhi” ancora in grado di sorvegliare le vicende relative all’immigrazione e al “commercio” di migranti diretto in Europa, la sede dell’Unhcr a Tripoli era in attività da diciannove anni.

«Abbiamo ricevuto una comunicazione dal coordinatore delle Nazioni Unite» spiega Laura Boldrini, portavoce italiana dell’Unhcr «che aveva ricevuto la richiesta dalle autorità libiche, per cui noi abbiamo ritenuto di chiudere. Il nostro auspicio è che sia una chiusura temporanea e che quanto prima si possa ritornare ad aprire l’ufficio e a lavorare. Faccio presente – ha proseguito – che l’ufficio dell’Alto Commissariato delle nazioni Unite per i Rifugiati in Libia è aperto da 19 anni e noi abbiamo iniziato a operare su richiesta della autorità libiche, per cui ci auguriamo che questa situazione possa essere sbloccata quanto prima e che si continui a fare il nostro lavoro, anche perchè in Libia ci sono rifugiati e richiedenti asilo». La Boldrini ha poi spiegato quella attuale come una «fase interlocutoria», in via di definizione. Uno dei cavilli che potrebbero essere presi a pretesto dal governo di Gheddafi per motivare la chiusura dell’ufficio è il mancato riconoscimento ufficiale delle attività svolte dall’Alto Commissariato per i Rifugiati.

La decisione del ministro degli Affari Esteri libico di chiudere la delegazione dell’Unhcr, è stata già oggetto di una lettera indirizzata il 1 giugno scorso al ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini, a firma del presidente del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), Savino Pezzotta, e del direttore, Christopher Hein. Il Cir ha chiesto l’intervento di Frattini affinché l’Unhcr possa immediatamente riprendere le proprie attività e ottenga dal governo libico formale riconoscimento diplomatico. Analoga richiesta è stata avanzata dal Cir assieme con l’International Centre for Migration Policy Development (ICMPD), l’altro partner del progetto, nei confronti della Commissaria Europea per gli Affari Interni e Giustizia, Cecilia Malmstrom.

Nella serata di oggi, intanto, una motovedetta libica ha intercettato il barcone carico di migranti alla deriva nel Canale di Sicilia, da cui questa mattina era partita una richiesta di soccorso. Le autorità libiche avevano segnalato la presenza dell’imbarcazione che, secondo fonti di Tripoli, sarebbe partito ieri sera dal porto di Zuwara, al confine con la Tunisia. Gli immigrati avevano chiesto aiuto chiamando con il satellitare alcuni loro familiari residenti in Italia, nella speranza di non essere riportati in Libia. Adesso potrebbero finire tutti nelle prigioni di Gheddafi, un inferno raccontato da uno dei rari documentari sul tema: Come un uomo sulla Terra.

EF

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