Scorie nucleari: confusione in prima serata

Pubblicato: giugno 5, 2010 in Società
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Quando si parla di nucleare, il pericolo di fare confusione è dietro l’angolo. E se a fare confusione è una giornalista di una trasmissione in prima serata, allora si rischia di fare anche cattiva informazione. È quanto accaduto ieri durante la trasmissione Exit-Uscita di sicurezza, trasmissione condotta su La7 da Ilaria D’Amico. Premetto che considero il programma uno dei migliori del panorama televisivo italiano. Detto questo, però, non posso fare a meno di notare come si sia fatta di tutta l’erba un fascio, assimilando le scorie provenienti da centrali nucleari, i rifiuti radioattivi industriali o chimici e gli scarti ospedalieri sotto la comune definizione di «scorie nucleari». Tecnicamente la definizione è corretta ma se la si inserisce in una trasmissione relativa alle centrali nucleari, si rischia di far credere che il fulcro del problema sia il ritorno al nucleare.

Come mi ha spiegato un dirigente tecnico che nel 1980 lavorava in una delle centrali nucleari italiane, le scorie prodotte dai reattori venivano regolarmente accantonate in depositi provvisori nel territorio delle centrali, dove tutt’ora si trovano (SCARICA LA MAPPA DEI SITI TEMPORANEI DI STOCCAGGIO IN ITALIA). Questo accadeva per due motivi: non portare in giro scorie nucleari e limitare al minimo i rischi di contaminazione. Che il meccanismo fosse da sempre questo, d’altronde, Ilaria D’Amico l’ha chiaramente mostrato anche nella trasmissione, inquadrando uno dei depositi di stoccaggio provvisori ancora presenti in Italia. Fin qui, dunque, ricostruzione corretta.

Poco dopo, però, la trasmissione ha compiuto una virata. Dalle scorie provenienti dalle centrali nucleari si è passati a parlare delle navi dei veleni. E qui si annida la confusione: le scorie delle centrali nucleari e i rifiuti intombati nelle carrette lasciate affondare nel Mediterraneo, infatti, sono due questioni completamente diverse.  I secondi sono tecnicamente “scorie nucleari”, nei fatti però si tratta di materiale radioattivo proveniente non da centrali dismesse ma da industrie chimiche e ospedali, sostanze tecnicamente “nucleari” ma che nulla hanno a che fare con la questione delle centrali da cui è partita la trasmissione. La giornalista, però, ha accomunato le due vicende sotto lo stesso cappello: «scorie nucleari».

La differenza sostanziale, dunque, è che le navi dei veleni, purtroppo, non sparirebbero – come non sono sparite in tutti questi anni – se si abbandonasse il programma governativo del ritorno al nucleare. Per non affrontare i costi elevati dello smaltimento dei rifiuti radioattivi, infatti, nei decenni scorsi aziende chimiche e ospedaliere hanno preferito in molti casi disfarsi delle risultanze industriali con metodi poco chiari o – peggio – affidandole in mano alla criminalità organizzata.

Detto questo, appare evidente come la trasmissione di ieri abbia creato una confusione grave nei telespettatori, portandoli a credere che anche quanto è stato sversato illegalmente in mare provenga dalle centrali nucleari e che un eventuale ritorno all’atomo nel nostro Paese possa aggravare questa situazione. Quella delle navi dei veleni, purtroppo, è una realtà che si è protratta negli anni anche senza le centrali nucleari.

E se mi chiedete se io sia favorevole o meno al ritorno al nucleare, vi rispondo che se non ci fossero le “cricche” e la criminalità organizzata che fornisce cemento depotenziato alle aziende, sarei a favore dell’atomo. Purtroppo però la situazione è desolante. Ci sono le cricche, ci sono le mafie.

EF

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commenti
  1. pietro scrive:

    In realta’ sono daccordo solo parzialmente con la tua analisi. Forse in qualcuno ha potuto creare confusione ma … non era una puntata sulle centrali nucleari!
    Era una puntata su sostanze pericolose per l’uomo (ed e’ questo che hanno voluto mettere insieme); hanno mostrato le scorie nuclerai, i residui tossici sparsi un po’ ovunque, le navi dei veleni …

    In Italia (e non solo) siamo pieni di veleni che non sappiamo gestire e che non possono sparire. Rimangono li, per sempre, sia che le gestisci legalmente sia che le gestisci illegalmente (e loro hanno mostrato entrambe) “scorie infinite”!!!

    Personalmente il legame che hai visto tu io non l’ho visto…

    (poi il fatto che in italia ogni qual volta si pronuncia la parola nucleare bisogna pesare tutte le parole col bilancino… questo te lo riconosco)

    Saluti.

    • eftorsello scrive:

      Caro Pietro,
      innanzi tutto grazie per il commento.
      La puntata in questione, invece, è partita dalle centrali nucleari (tanto che la giornalista è andata a visitare i depositi di stoccaggio temporaneo delle scorie – “La scoria infinita” era il titolo della puntata) ed ha proseguito con i rifiuti radioattivi intombati nelle navi dei veleni. Se non si rimarca con forza e decisione la differenza, si rischia di creare un imbarazzo e una disinformazione non da poco. Via mail ho contattato anche il giornalista intervistato sulle navi dei veleni e anche lui mi ha confermato che nella trasmissione è stata fatta molta confusione (ho la mail). Domanda: è stato un errore o è stato voluto. Se tu per primo sai che in Italia quando si parla di nucleare bisogna usare il bilancino…ognuno si faccia la sua opinione.
      Grazie ancora e a presto!

      Emilio

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