Dopo la Grecia, anche l’Ungheria annuncia il «rischio default». Euro ai minimi dal 2006

Pubblicato: giugno 5, 2010 in Economia
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«Non è esagerato ipotizzare di essere a rischio default». A descrivere senza mezzi termini la situazione in Ungheria è stato il portavoce del primo ministro Viktor Orban che ha lanciato l’allarme nel pomeriggio di ieri. «È chiaro – è stato il suo commento – che l’economia versa in una situazione molto grave». Il portavoce ha poi parlato di numeri «manipolati» dal precedente governo, che «mentono» sulla situazione reale dell’economia del Paese. La Grecia – adesso è una paura concreta – potrebbe aver fatto da battistrada ad altri Paesi europei meno virtuosi e con la mania della finanza creativa. Troppo creativa. Al punto da falsificare i conti dello Stato.

Immediate sono poi giunte le conseguenze dell’annuncio ungherese: il fiorino è crollato del 5,5% e i Credit default Swap (CdS), le polizze assicurative sul debito del Paese, sono schizzati alle stelle. Lo stesso è avvenuto in Austria, dove i CdS sono saliti e banche come Raiffesen e Erste group hanno perso rispettivamente il 10,5% e il 7,6%. Male anche Bnp Paribas, che ha perso il 6,2% e Societè Generale che ha lasciato sul campo il 7,5%. L’euro, invece, ha chiuso le contrattazioni in Europa a 1,1971, ai minimi dal marzo del 2006. CdS alle stelle, inoltre, anche in Italia e Spagna, Paesi tenuti sotto controllo dall’Europa.

In base ai dati Cma DataVision citati dall’agenzia Bloomberg, i Cds sul debito dell’Italia sono saliti fino al record di 264 punti per poi attestarsi sui 260 punti; quelli sulla Spagna hanno raggiunto il picco di 295,5 punti, e quelli sull’Ungheria sono schizzati di ben 107,5 punti base al record di 416 punti. I contratti sul Portogallo sono saliti 41 punti base a 380 punti e quelli sull’Irlanda di 34 punti base a 294.

Eppure c’è chi sdrammatizza e spiega tutto come un incidente di percorso. O meglio: di comunicazione. «Il nuovo governo ungherese deve pensare un po’ meglio a come comunicare con il mercato» ha detto al Financial Times Tim Ash, capo della ricerca sui mercati emergenti di Royal Bank of Scotland, «semplicemente non si può parlare in questo modo».

La tensione sul mercato bancario austriaco è stata motivata dal fatto che molte banche sono esposte per quel che riguarda la situazione ungherese. Il governo, infine, ha promesso entro lunedì prossimo la diffusione di cifre concrete e un piano di riforme. Non è la prima volta, però, che l’Ungheria grida “al lupo al lupo”: un anno e mezzo fa il governo di Budapest aveva ottenuto dal Fondo monetario internazionale un prestito da 15,7 miliardi di dollari, sostenendo come le finanze del paese fossero a un passo dal default. Adesso probabilmente anche quell’ultimo passo è stato compiuto.

EF

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