Mercato dell’acqua\1 – Nasce “l’asse idrico padano”

Pubblicato: maggio 29, 2010 in Inchieste
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È partita la scalata alle acque pubbliche nostrane: alcune società private piemontesi e liguri stanno lavorando alla creazione di un colosso da oltre 11 miliardi di euro, con ramificazioni Enel e Veolia. Il gioco delle scatole cinesi è già scattato: tramite la concentrazione di partecipazioni pubbliche e di capitale, il neonato monopolista dell’acqua italiana sarà in grado di conquistare la Mediterranea Acque, e con essa la leadership del mercato.

La scalata parte da Genova e dalle società Iride Acque e Gas (IAG) che controlla un’altra azienda, laMediterranea Acque (MdA). Come si legge nel comunicato stampa di qualche giorno fa del Gruppo Iride «in virtù del nuovo quadro normativo introdotto dal D.L. 135/2009 (“Decreto Ronchi”), che ha conferito un nuovo assetto alla regolamentazione del settore (idrico, ndr) […] IAG ha predisposto il Progetto al fine di consentire a IAG stessa di divenire, tramite il Gruppo MdA, con il supporto di F2i Idrica ed anche mediante crescita per linee esterne, uno dei principali operatori del servizio idrico in Italia, per dimensione e per estensione del servizio sul territorio nazionale». I concorrenti sono avvisati.

Il Gruppo Iride, a sua volta, è nato dalla fusione di due società:  l’Aem Torino e Amga Genova, ovvero l’azienda elettrica ex-municipale del capoluogo piemontese e la Spa del gas e dell’acqua ligure, al 51% pubblica. A queste due società si è aggiunto il Fondo italiano di investimenti, l’F2i, promosso dalla Cassa depositi e prestiti come sostegno alle infrastrutture (l’ad è Guido Gamberale, ex ad di Atlantia, Tim e prima ancora di Sip e di alcune società del gruppo Eni). F2i è un gigante finanziario da 1,852 miliardi di euro di capitalizzazione, sottoscritti in gran parte da banche che da sole contribuiscono con 628 milioni di euro, seguono alcune Casse previdenziali (449milioni), fondazioni (442milioni), assicurazioni (175milioni), enti pubblici e una quota minima a soggetti sponsor.

Del comitato consultivo, si legge nel sito del Fondo, fanno parte «autorevoli esponenti del mondo industriale e finanziario italiano e internazionale, che vengono nominati dai core investor: soggetti che investono almeno 60 milioni di Euro nel Fondo». Secondo quanto risulta dalle pubblicazioni sul sito, il Fondo possiede il 80% di Enel rete gas e il 49% di Enel stoccaggi.

F2i ha un ruolo fondamentale in quanto finanzierà l’intera operazione che ha tempi brevissimi: il prossimo step è tra pochi giorni, il 1 giugno prossimo. F2i metterà gran parte del cash ma le altre due società – da una parte il gruppo Iride e dall’altra la Mediterranea Acque – non staranno con le mani in mano. È stata infatti appena costituita un’azienda, la San Giacomo srl, partecipata per il 60% da Iride e per il 40% dal fondo F2i, che acquisirà tutte le azioni di proprietà di Iride Acque e Gas nella società Mediterranea Acque e tutte le azioni (17%) che in quest’ultima società aveva anche la multinazionale francese Veolia. In poche parole: la neo costituita San Giacomo srl, controllata da Iride, acquisirà le azioni che Iride e i francesi di Veolia hanno nella Mediterranea Acque (controllata dal Gruppo Iride), riunendo in un’unica società tutte le partecipazioni, comprese quelle delle più piccole Amter S.p.A. ed Idrotigullio S.p.A. che gestiscono i servizi idrici sulle riviere liguri di ponente e levante.

Ottemperate queste incombenze, entro due giorni il fondo F2i farà in modo che la San Giacomo realizzi un aumento di capitale, versando entro il 1 giugno nelle sue casse denari per  39,5 milioni di euro. Questo fiume di soldi, però, non permetterà al Fondo di controllare la San Giacomo ma gli garantirà comunque «una serie di diritti di governance», tra cui: «la facoltà di designare la minoranza dei membri del consiglio di amministrazione (tra cui il vicepresidente) nonché un membro effettivo ed un membro supplente del collegio sindacale di San Giacomo, maggioranze qualificate in sede assembleare o consiliare su determinate materie selezionate (con eventuale procedura di superamento dello stallo, in determinate circostanze, nel caso di impossibilità reiterata di assunzione di deliberazioni), limiti al trasferimento della partecipazione detenuta in San Giacomo».

Terminata la compravendita ed effettuato il primo aumento di capitale (ne seguirà un secondo, sempre a opera di F2i, di altri 40 milioni di euro), «San Giacomo avrà un capitale sociale di nominali 11.639.592,00 euro, sottoscritto e versato, detenuto per l’85,91% da IAG e per il 14,09% da F2i Idrica, quale socio di minoranza». Solo dopo l’aumento di capitale che avverrà il 1 giugno, la San Giacomo lancerà un’offerta pubblica di acquisto (Opa) sulle azioni rimanenti della Mediterranea Acque, con un costo massimo di 3 euro ad azione.

I nuovi colossi dell’acqua, dunque, si stanno attrezzando per farsi trovare pronti sulla linea del via. E quanto visto adesso è il solo fronte “genovese” dell’accordo. Nella prossima puntata vi racconteremo il versante torinese e il completamento dell’ “asse idrico padano”.

Scritto per Il Picco.it

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