Cesare Battisti da terrorista a “veterano delle Brigate Rosse”. Tutta colpa del revisionismo

Pubblicato: maggio 13, 2010 in Mondo
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«Rappresenta la nuova generazione del romanzo poliziesco italiano. Veterano delle Brigate Rosse, rifugiato nel Messico e successivamente in Francia, Battisti è il legame tra un antico mondo, di quanti hanno creduto nella Rivoluzione, e il nuovo mondo, dove ognuno espìa l’insuccesso dei suoi sogni». No. Non si parla di un moderno lord Byron. Al centro di questa descrizione surreale e non priva di errori storici non c’è un eroe della libertà ma un assassino per la cui estradizione l’Italia sta lottando da mesi: Cesare Battisti.

Occasione di questo panegirico del romantico terrorista è la rassegna letteraria del romanzo poliziesco europeo, ospitata dalla biblioteca di Saint Jean de Maurienne, nella Savoia francese. Accanto a Battisti compaiono nomi autorevoli come Giorgio Scerbanenco, Andrea Camilleri e Marcello Fois. Se questi ultimi hanno avuto il pregio di una brillante fantasia, sembra quasi che gli organizzatori riconoscano a Battisti – quasi fosse un titolo di merito – l’esperienza di «veterano delle Brigate Rosse». E l’errore, frutto forse di una frettolosa banalizzazione per cui tutto ciò che è terrorismo degli anni Settanta in Italia è riferibile alle sole Br,  è subito evidente. Cesare Battisti, infatti, non ha mai fatto parte delle Brigate Rosse. Al contrario, combattè all’interno dei Proletari armati per il comunismo (meglio noti come Pac), uno dei tanti gruppi dell’eversione di sinistra che sparavano a bruciapelo per lo più a vittime innocenti che con il sistema politico di quegli anni poco o nulla avevano a che spartire. Civili, poliziotti e rappresentanti delle forze dell’ordine che probabilmente avevano alle spalle una famiglia tanto proletaria quanto quella da cui venivano gli appartenenti all’estrema sinistra eversiva (quando non si trattava dei cosidetti “figli di papà”, con il vizietto malato per le armi).

A nessuno degli organizzatori, inoltre, dev’essere venuto in mente che quell’assassino descritto con i toni di un romanticismo spicciolo «è stato condannato all’ergastolo e a un periodo di isolamento diurno – come ha ricordato Roberto Martinelli del Sappe in un articolo pubblicato nel 2006 sulla rivista del sindacato di Polizia penitenziaria – per banda armata, rapine, armi, gambizzazioni e per ben quattro omicidi: in due di essi (omicidio del maresciallo degli allora Agenti di Custodia Antonio Santoro, Udine 6 giugno 1978; omicidio dell’agente Andrea Campagna, Milano 19 aprile 1979), Battisti sparò materialmente in testa o alle spalle delle vittime; per un terzo (Lino Sabbadin, macellaio, ucciso a Mestre il 16 febbraio 1979) partecipò materialmente facendo da copertura armata al killer Diego Giacomini; per il quarto (Pieluigi Torregiani, Milano 16 febbraio 1979) fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Gli omicidi Sabbadin e Torregiani, infatti, furono compiuti a distanza di un’ ora l’uno dall’altro, nello stesso giorno (16 febbraio 1979, appunto, a pochi giorni dagli omicidi di Guido Rossa ed Emilio Alessandrini), perché responsabili, secondo “la giustizia proletaria”, di avere reagito a rapine che avevano subito poco tempo prima. Furono uccisi perché mai avrebbero dovuto reagire ai proletari costretti alle rapine per sopravvivere. La stessa organizzazione (Proletari Armati per il Comunismo, Pac), di cui Battisti era uno dei capì, organizzò i due omicidi in contemporanea per darvi maggior risalto: un gruppo agì a Mestre (tra essi Battisti), un altro a Milano».

Agenti uccisi con pistolettate sparate alle spalle – al modo dei vigliacchi – ma anche inermi macellai e gioiellieri, cittadini comuni insomma. Questi erano i “nemici” temibili di questo redivivo Byron moderno.

Scritto per Il Picco.it

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commenti
  1. pinto faloru scrive:

    Cesare Battisti venne arrestato nel 1979 nell’ambito delle retate che colpirono il Collettivo Autonomo della Barona, un gruppo di estrema sinistra di Milano.Gli trovarono un borsone con alcune armi, che peraltro risultarono non avere mai sparato. Venne rinchiuso nel carcere di Frosinone e condannato in primo grado a 12 anni e 6 mesi per il solo possesso delle armi. La pena può sembrare spropositata ma era in linea con le aggravanti antiterrorismo dell’epoca. Dopo 2 anni e mezzo di detenzione, nelle more del processo di Appello, evade il 4 ottobre 1981 ed espatria. Il Tribunale conferma la condanna a 12 anni e 6 mesi, e lo ricerca per evasione.
    Nel 1982 viene arrestato Pietro Mutti, il fondatore dei Proletari Armati per il Comunismo.Le sue dichiarazioni sono il fondamento, a 5 anni dall’evasione, di 2 condanne all’ergastolo per 4 omicidi e altri reati.

    Perché merita di scontare l’ergastolo, Cesare Battisti?

    Per aver ucciso il maresciallo della Polizia Penitenziaria Antonio Santoro?
    Questo secondo il pentito Mutti. In cambio del nome dell’assassino, Mutti ottiene uno sconto di pena. Poi Mutti cambia versione, e ammette che Santoro lo ha ucciso lui. Battisti diventa il palo, la “copertura ”,secondo Mutti.

    Per aver ucciso il macellaio Sabbadin?
    Lo dice ancora il pentito Mutti. A un certo punto però un altro militante dei PAC, Diego Giacomin, confessa di aver ucciso Sabbadin insieme a Mutti. Allora Mutti cambia versione, Battisti diventa ancora una “copertura armata”.

    Per aver ucciso l’agente della Digos Andrea Campagna?
    Al’inizio c’è un reo confesso, Giuseppe Memeo. Un testimone oculare vede Memeo con un complice alto e biondo. Mutti dice che il complice è Battisti. Viene creduto, anche se Battisti è basso e scuro di capelli.

    Per aver ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani?
    Non come esecutore materiale, perché stava facendo la “copertura armata” ai due che lo stesso giorno uccisero il macellaio Sabbadin. In questo caso Battisti è stato condannato in qualità di co-ideatore e co-organizzatore. Lo dice sempre Mutti, questa volta con la conferma di Cavallina e Fatone, che per la loro delazione ottengono uno sconto di pena.

    Per aver ferito Alberto, il figlio del gioielliere Torregiani, quel signore sulla sedia a rotelle che spesso viene intervistato in qualità di parente delle vittime, e vittima egli stesso?
    E’ accertato che a ferirlo fu proprio il padre, che rispose al fuoco dei PAC. Battisti nemmeno c’era. Stava coprendo, secondo Mutti, gli assassini di Sabbadin.

    Perché, allora, merita di scontare un ergastolo, Cesare Battisti?

    Perché ha fatto la lotta armata, non si è pentito, non si è dissociato, non è stato definitivamente sconfitto. E’ un esiliato che non ha fatto la galera, o che comunque ne ha fatta poca, non abbastanza da assumere la postura dello sconfitto. Battisti ha l’imperdonabile colpa della fuga e di aver scritto nei suoi libri la sua verità non mediata da vent’anni di carcere.

    Se gli fosse stata applicata la condanna a 12 anni e mezzo probabilmente sarebbe già tornato, e oggi farebbe conferenze, comeToni Negri, che di anni ne aveva beccati 15 e ne ha fatti 5 e mezzo. Quelli, tutto sommato, che Battisti ha scontato, tra presofferto e galera brasiliana….

    Sono gli ergastoli farlocchi del giudice Spataro che non si tollerano.

    Lula è un grande uomo,come da noi non ce n’è più da un pezzo, e queste cose le sa.
    E’ anche un uomo buono, credo proprio che Cesare Battisti in Italia non lo vedremo mai più.

    Con buona pace di un ergastolo in contumacia sulle base delle dichiarazioni di un pentito, la cosa peggiore che un sistema politico-giudiziario democratico possa organizzare.

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