Bavaglio ai talk-show: Santoro, «è mutilazione del servizio pubblico» – Ascolta l’intervista audio

Pubblicato: marzo 4, 2010 in Politica
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Vi propongo un’intervista realizzata a Michele Santoro e pubblicata sul sito Il Picco.it, a margine del presidio di protesta contro lo stop pre-elettorale ai talk show politici decretato dalla Vigilanza Rai. «Per milioni di persone – dice – la soppressione dei programmi è una mutilazione del servizio pubblico». 

Michele, grazie a questa sospensione tutti parleranno molto meno di tangenti e scandali legati alla corruzione…

È evidente. Meno trasmissioni ci sono in onda e meno si parla degli scandali che sono in corso. Si dà una rappresentazione del potere politico che non aderisce alla realtà. In questo momento abbiamo un potere politico screditato. E lo dico al di là del leader che anzi è ancora forte sulla scena. La classe dirigente di questo Paese sta facendo però una pessima figura.

L’impressione è che le persone non si stiano rendendo conto della gravità di questo provvedimento e che questa manifestazione venga considerata allo stesso modo degli “irriducibili” dell’Aquila: un qualcosa che dà fastidio…

È stato già difficile in questo Paese dire che davanti a un terremoto previsto, come quello dell’Aquila, non erano state approntate le necessarie strutture di assistenza per la popolazione. Quando l’abbiamo detto siamo stati indicati come criminali. È chiaro che quando c’è un coro informativo, diventa molto difficile essere una voce dissonante ed è altrettanto difficile dar voce ad un’opinione pubblica che pure è presente ma fatica a venir fuori. Non è un caso, per esempio, che all’Aquila alla prima manifestazione all’interno del centro storico c’erano cinquanta persone mentre una settimana dopo erano in cinquemila. È un fatto significativo perché indica che qualcosa covava sotto la cenere ma siccome non c’era una rappresentazione di quelle idee e di quelle istanze (a livello informativo, ndr), tutti dicevano “siamo pazzi a pensarla in questo modo”. Quando si sono resi conto che invece anche altri la pensavano allo stesso modo, sono scesi in piazza ed hanno protestato.

Michele, pensi che qualcosa di simile accadrà anche dopo questa prima manifestazione?

Quanto è avvenuto stasera, in via Teulada, è importante perché c’è stata una risposta immediata che secondo me corrisponde a quella di milioni di persone che vivono la soppressione dei programmi come una mutilazione del servizio pubblico. È un piccolo universo in un mondo più grande di gente che si sente privata dei suoi diritti. Il fatto che le persone siano scese in campo subito, grazie al passaparola e in modo così numeroso, è significativo.

La Rai cambierà idea sulla sospensione?

Che la Rai cambi idea secondo me è importante solo fino a un certo punto. Quello che conta è che la gente prenda coscienza dei suoi diritti. La Rai è un animale mutevole: oggi è in un modo e domani potrebbe essere in un altro.

Al Pd cosa diresti?

Il Pd dovrebbe essere davvero liberale e contrastare Berlusconi sotto il profilo del liberalismo, quindi rinunciare a gestire l’informazione in proprio, rinunciare ad avere una mano nella Rai, a condizionare scelte che devono essere affidate ad un quadro dirigente autonomo. Dovrebbe fare una scelta di distacco dall’informazione per occuparsene molto dall’esterno, esercitando il controllo che la politica dovrebbe mettere in atto sul meccanismo di funzionamento della Rai: sul conflitto di interessi, sul fatto che la Rai è sempre più vittima delle esigenze di Mediaset quando abbiamo un presidente del Consiglio che si chiama Silvio Berlusconi. Su questo il Partito democratico dovrebbe battersi.

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