Mafia. Nel Lazio l’usura soffoca un commerciante su tre

Pubblicato: febbraio 10, 2010 in Inchieste, Politica
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Il centro storico di Roma alla ‘Ndrangheta e le periferie con i centri commerciali e gli ipermercati alla Camorra. Nel Pontino, gli affari si concludono insieme. È questa la spartizione che le mafie, secondo quanto si legge nel rapporto di Confesercenti, “SoS impresa 2009”, hanno deciso per Roma e per il Lazio.

Proprio la ‘Ndrangheta sarebbe la nuova mafia egemone sulla capitale e la sua provincia. Lo testimonia anche la cattura, il primo febbraio scorso, di Domenico Bellocco, boss emergente dell’omonima ‘ndrina calabrese, fermato in un ristorante romano mentre guardava la partita Juventus-Lazio.

Nel gennaio dello scorso anno, sempre nella capitale, era stato invece arrestato Candeloro Parrello, inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi e considerato dagli investigatori il referente della ‘Ndrangheta per i cartelli colombiani dei produttori di droga. Nella capitale possedeva ville e auto di lusso e nel 2008 la questura gli aveva sequestrato beni mobili e immobili per un valore di oltre 30 milioni di euro, accertando investimenti che andavano dalla ristorazione ad un centro diagnostico, oltre a diverse attività imprenditoriali che comprendevano anche negozi di materiale hi-tech e centri estetici.

Nella sola capitale, inoltre, si troverebbe una nutrita rappresentanza di almeno 20 ‘ndrine, alcune delle quali gestivano, secondo gli inquirenti, il ristorante di piazza di Spagna “La rampa” e il noto “Caffè de Paris” di via Veneto, posti sotto sequestro tra il 2008 e il 2009. «A Roma – spiega Luigi De Ficchy, Procuratore della Repubblica a Tivoli e fino a un anno e mezzo fa  sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia – la Ndrangheta c’è almeno dagli anni Settanta, quando diversi capiclan scapparono dalla guerra di mafia in atto in Calabria. Nella Capitale, oltre alle attività commerciali, le cosche controllano soprattutto il traffico di droga e fino al 1984 hanno fatto affari anche con la Banda della Magliana».

Traffico di droga, estorsioni ma soprattutto imprenditoria sono il business della criminalità organizzata nel Lazio.
Tra i territori laziali più colpiti dalla piovra mafiosa, Confesercenti individua Roma e provincia, Anzio, Civitavecchia, Minturno, Sperlonga, Fondi, Formia, Gaeta, Nettuno, Pontinia e Terracina. Nella zona di Viterbo, ad esempio, secondo quanto comunica l’Osservatorio sulla Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, oltre al clan camorristico dei Sarno, ci sarebbero quattro ‘ndrine, mentre in tutta la regione se ne contano 25, seguite da circa 17 clan camorristici e 14 famiglie di Cosa Nostra. Con 42 sequestri di beni mafiosi nel 2009, scrive Confesercenti, il Lazio si pone al quarto posto dopo Campania, Sicilia e Calabria.

A farla da padrone nel Lazio resta comunque l’usura. «Roma è la città di scambio nei rapporti usurai – spiega Fausto Bernardini, presidente di SoS Impresa Lazio – dai paesi limitrofi gli usurai vengono nella capitale per concludere i pagamenti. Ad essere infettate da questo reato sono anche le zone del litorale romano, con Pomezia e Ardea, insieme al sud Pontino. Cassino – aggiunge Bernardini –  è il punto di contatto tra clan camorristici e i loro emissari che praticano lo strozzinaggio nel Lazio. L’usura mafiosa – conclude –  a differenza di quella tradizionale non vuole lucrare ma acquisire le imprese in difficoltà e fino ad oggi le denunce restano pochissime».

Nel 2009, si legge nel “Rapporto di Sos impresa”, sono state 19 le operazioni antiusura nel Lazio che hanno portato in carcere 98 persone e hanno visto 28 indagati, mentre secondo le stime sarebbero almeno 28mila i commercianti vittime di usura, pari al 34,8% del totale. Luigi Ciatti, presidente dell’Ambulatorio antiusura di Roma avverte però che «qualsiasi stima è opinabile dal momento che si tratta di un fenomeno per sua natura sommerso. L’unica cosa che si può dire – conclude Ciatti – è che questo reato è in crescita».

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del Lazio del 10.02.2009, pagg.14-15

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commenti
  1. I tuoi drammatici articoli mi commuovono: non puoi immaginarti quanto mi ricordino quelli di Graziella.
    In nome del traguardo raggiunto ieri, non permettere mai a nessuno di tapparti la bocca, di cambiarti una virgola. Nel mio piccolo, e pagandolo col mancato esercizio della professione stessa, questo io sono riuscito ad ottenerlo.

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