Latina a rischio guerra di mafia. Turismo nel mirino

Pubblicato: febbraio 10, 2010 in Inchieste, Politica
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Latina testa di ponte per una guerra di conquista. Il paragone con Casal di Principe è forte, ma il capoluogo pontino è una città sull’orlo di una guerra di mafia. Lo dicono gli ultimi tre agguati avvenuti in meno di ventiquattr’ore nel gennaio scorso e le intimidazioni quasi quotidiane che da mesi avvengono ai danni dei commercianti della zona. «Da oggi si paga» recitava un biglietto indirizzato ai titolari di due bar in via Sezze, a Latina, lasciato nel giorno dell’Epifania accanto a una bottiglia molotov fuori dai locali. Pochi giorni dopo, tra il 25 e il 26 gennaio scorso, la città ha contato due morti e un ferito grave. Giustiziati con un colpo alla nuca o con una raffica in pieno addome. A Latina si spara per le strade.

«Nel territorio di Aprilia, di Latina e del sud Pontino – spiega Giorgio Santacroce, presidente della Corte d’Appello di Roma – ci sono infiltrazioni di famiglie della Ndrangheta, della camorra e di Cosa Nostra ed è un fenomeno che esiste almeno da 15 anni: la mafia acquisisce attività soprattutto nel settore turistico attraverso “teste di paglia” incensurate». Sotto osservazione anche il circondario di Tivoli, spiega Santacroce, «con i comuni di Castelmadama, Guidonia-Montecelio, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto e Campagnano romano, che continuano ad essere luogo privilegiato di incontri tra personaggi della malavita nostrana ed esponenti stranieri che si occupano di traffico internazionale di stupefacenti».

Tra i comuni saliti agli onori delle cronache nazionali per le infiltrazioni mafiose c’è Fondi, il cui scioglimento è stato inutilmente chiesto in diverse occasioni dall’ex prefetto di Latina, Bruno Frattasi, e dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. «È la prima volta – spiega Enzo Ciconte, presidente dell’Osservatorio sulla Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, ex consulente della Commissione parlamentare antimafia e docente di Storia della criminalità organizzata presso l’ateneo romano di Roma Tre – che il prefetto e un ministro della Repubblica chiedono lo scioglimento per mafia di un comune e il Consiglio dei Ministri rifiuta di intervenire. È il segno evidente che a Fondi ci sono interessi più forti sia del Prefetto sia del Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Frattasi – continua Ciconte – è stato poi promosso per essere rimosso e si tratta della logica conseguenza del mancato scioglimento del comune di Fondi».

Estorsioni, usura e riciclo di denaro sporco i canali con cui la criminalità organizzata sta lentamente conquistando il Lazio: «Nella nostra regione – conclude Ciconte – si deve combattere l’idea che parlare di mafia sporchi la buona reputazione del territorio. Si tratta di un problema che non si può più nascondere e che non si può combattere senza un’adeguata informazione». 

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del Lazio del 10.02.2009, pagg. 14-15

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