Toni-De Palo: a breve via il Segreto di Stato

Pubblicato: gennaio 12, 2010 in Politica
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Se non ci sono nuove notizie i fatti non fanno notizia. È questo il metodo utilizzato dai media nostrani per non parlare più di avvenimenti vecchi di venti o trent’anni. Ed è questa, secondo Giancarlo De Palo, la probabile motivazione per cui non viene ancora messa in onda un’intervista realizzata da un giornalista del Tg5 alla madre di Graziella De Palo, giovane cronista italiana scomparsa in Libano il 2 settembre del 1980, insieme al collega Italo Toni, entrambi free lance. Sulla loro vicenda, l’allora governo Craxi impose il Segreto di Stato, chiudendo ogni possibile via verso la verità.

Eppure, sebbene i telegiornali nostrani non ne stiano parlando, una novità sulla vicenda di Graziella e Italo c’è e riguarda proprio il Segreto di Stato. Il Governo Berlusconi, infatti, ha recentemente deciso di declassificare mille documenti relativi alle vicenda di Toni-De Palo. Non si tratta, è bene sottolinearlo, della totalità dei documenti: 200 devono ancora essere verificati mentre su 11 il Segreto di Stato non sarà tolto.

Per far tornare un po’ di luce sulla vicenda, ho intervistato il fratello di Graziella De Palo, il giornalista Giancarlo De Palo, che con le sue inchieste ha portato davanti ai giudici l’ex dirigente dei servizi segreti militari (Sismi), Giuseppe Santovito e l’uomo del Sismi in Libano, Stefano Giovannone. «Registravo ogni incontro – spiega De Palo – e questo mi ha permesso di portare prove al processo. Ad oggi, di mia sorella e Italo non si sa nulla ma noi conserviamo una treccia di Graziella che potrebbe risultare utile per il riconoscimento attraverso la prova del Dna, nel caso in cui venisse ritrovato il corpo».

Gli anni in cui Graziella e Italo vengono rapiti sono quelli della guerra civile in Libano: i palestinesi, gli sciiti e i sunniti occupano Beirut ovest, i falangisti della destra cristiana Beirut Est. «Graziella e Italo partono per la Siria il 22 agosto del 1980 – racconta Giancarlo – ma a Damasco restano un solo giorno, il 23 sono già a Beirut. Secondo i piani, sarebbero dovuti rientrare in Italia il 15 settembre ma non andò così. Mia madre venne a sapere che di Graziella e Italo si erano perse le tracce dal due settembre oltre venti giorni più tardi, il 29 settembre, senza che nessuno avesse avvisato le autorità o le famiglie».

Secondo una ricostruzione, i due giornalisti spariscono su una jeep che li passa a prendere il 2 settembre del 1980, quando dovevano essere accompagnati dagli uomini del Fronte democratico per la liberazione della Palestina (FDLP) al castello di Beaufort, al confine sud del Libano. «Il primo settembre – spiega De Palo – Graziella e Italo erano andati in ambasciata a dire che sarebbero stati accompagnati nel sud del Libano e che sarebbero passati dalla protezione di Al Fatah a quella del Fronte democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp). All’appuntamento – aggiunge De palo – deve però essere andato qualcun altro che li ha poi sequestrati». Dopo la diffusione della notizia della sparizione, iniziano a rincorrersi voci secondo cui i due giornalisti sarebbero nelle mani dei falangisti, versione a cui il fratello di Graziella non ha mai creduto.

«Il proprietario e il portiere dell’hotel Triumph, l’albergo dove mia sorella e Italo alloggiavano, dissero anche che non si trattava di una sparizione ma di un viaggio, secondo loro Graziella e Italo erano partiti per Baghdad. Non era vero ma perdemmo diverso tempo nell’accertare questa notizia». Tra le altre versioni, emerge poi quella di un palestinese che, secondo Giancarlo De Palo, «potrebbe essere l’attuale capo dell’ufficio Olp di Roma, secondo cui Italo era stato ucciso». Graziella, dunque, poteva essere ancora in vita. A dirlo erano anche due rapporti del Cesis, a quell’epoca diretto dal prefetto pidduista Walter Pelosi, datati ottobre 1980 e gennaio 1981 e redatti su informazioni inviate da Giovannone e dal segretario generale del ministero degli Affari Esteri Francesco Malfatti di Montetretto, anch’elgi piduista. «Secondo il documento dell’ottobre 1980, spiega De Palo, si erano trovate tracce di Graziella presso l’albergo Montemar di Junieh, il quartier generale dei falangisti. Notizia confermata poi nel gennaio successivo dal secondo rapporto. Il 20 febbraio del 1981 – prosegue De Palo – l’allora presidente del Consiglio, Arnaldo Forlani, ci ricevette alla presenza del suo segretario particolare, Umberto Vattani, e del capo dei Servizi segreti, Giuseppe Santovito. Forlani ci disse che Graziella era viva ma prigioniera dei falangisti».

La versione del rapimento da parte dei falangisti che «con un commando sarebbero dovuti entrare nella parte Ovest di Beirut per rapire Italo e mia sorella – sottolinea De Palo – non ha mai convinto nessuno». I sospetti erano e restano tutti sul ruolo avuto dagli uomini e dai gruppi satelliti dell’Olp. Giancarlo De Palo si reca per ben due volte in Siria e in Libano, alla ricerca di notizie sulla sorella. In uno di questi viaggi incontra anche Yasser Arafat che gli assicura il suo impegno per far tornare a casa Graziella. «Arafat ci ricevette nella notte di Pasqua – spiega De Palo – e ci disse che mia sorella era in mano ai falangisti ma che lui stesso si sarebbe attivato per farla tornare a casa». Nel viaggio di ritorno dal colloquio con Arafat, però, accade uno strano incidente: il taxi su cui viaggiano Giancarlo e la madre frena improvvisamente, fa un mezzo testacoda e mette la parte posteriore della macchina di traverso sulla corsia opposta. «La manovra – spiega il fratello di Graziella – non aveva senso. Una macchina che veniva sulla carreggiata opposta colpì violentemente il taxi ma, a parte lo spavento, nessuno per fortuna si fece male». Giancarlo, poco dopo, scoprirà che un palestinese era stato pagato per raccontare che Graziella era in mano al fronte popolare.

In Italia, intanto, scoppia lo scandalo della loggia massonica “Propaganda 2” della quale si scoprì facevano parte anche i vertici dei Servizi segreti, tra cui lo stesso Santovito e il prefetto Pelosi. Nonostante un’inchiesta aperta dalla magistratura romana il 14 gennaio del 1982 ed affidata al magistrato Giancarlo Armati, della sorte di Graziella e Italo non si è più saputo nulla. Il procedimento giudiziario si è chiuso nel 1986 con l’incriminazione per Santovito per falsa testimonianza e il rinvio s giudizio, insieme a Giovannone per favoreggiamento personale. I due sono morti prima della sentenza, il processo è giunto poi al secondo grado di giudizio perché Damiano Balestra, carabiniere presso l’ambasciata italiana in Libano, è stato condannato per aver passato a Giovannone i telegrammi segreti che l’ambasciatore D’Andrea e la Farnesina si scambiavano sul caso. Cadute anche le accuse contro il leader arabo Habbash, accusato da Armati di essere coinvolto nel rapimento dei due giornalisti.

Il sospetto emerso è che sia stata data ai palestinesi una falsa notizia secondo cui Italo Toni e Graziella De Palo fossero spie e quindi siano stati fatti sparire per qualcosa che stavano per scoprire o che potevano aver scoperto. La stessa Graziella, infatti, in diverse occasioni aveva chiamato in causa in alcuni articoli scritti per L’Astrolabio, la figura di Stefano Giovannone come uomo coinvolto nel traffico d’armi.

Secondo un calcolo sommario, dall’inizio della guerra civile in Libano, nel 1975, fino alla sua conclusione nel 1991, sono stati almeno 560 gli occidentali sequestrati. La rimozione del Segreto di Stato dai documenti riguardanti la vicenda Toni-De Palo, potrebbe adesso portare nuova luce sulla sorte dei due giornalisti.

EF

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commenti
  1. Bussate e vi sarà aperto. Stavolta pare proprio che sarà come dice Gesù. Anche per i portoni apparentemente inespugnabili dell’ex SISMI. Per la fine del mese la dicumentazione desecretata dovrebbe finalmente entrare nella disponibiltà delle famiglie di Graziella de Palo e Italo Toni. Allora dai blog, dai fedeli e insostituibili blog, torneremo agli avvoltoi della carta stampata, dal Corriere della serva ai Media statalberlusconiani.
    Che chiedono l’esclusiva… Chi se la merita?

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