Malati di Aids: con antiretrovirali diminuiscono i suicidi

Pubblicato: dicembre 22, 2009 in Politica
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Gli antiretrovirali hanno contribuito a ridurre notevolmente la percentuale dei suicidi nei malati di Aids. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista statunitense “American Journal of Psychiatry” e condotto dall`università di Berna, secondo cui negli ultimi vent`anni in Svizzera il tasso di suicidi di persone affette dal virus dell`immunodeficienza umana (HIV) all`origine dell`AIDS si è più che dimezzato.

Gli antiretrovirali – Ad aver migliorato il tenore di vita dei malati, gli antiretrovirali. Secondo lo studio, su un campione di 15mila pazienti sieropositivi, infatti, nell`arco di vent`anni (1988-2008) circa 150 di loro si sono tolti la vita. E il tasso di suicidi si è ridotto proprio dal 1996, anno in cui sono state immesse sul mercato le terapie antiretrovirali altamente aggressiva di tipo HAART (“Higly Active Anti-Retroviral Therapy”), che ha un impatto importante sullo sviluppo dell`Aids, pur non potendola curare.

I dati – Secondo i dati pubblicati nello studio condotto da Olivia Keiser, dell`Istituto di medicina sociale e preventiva bernese, il tasso di suicidi fra gli uomini è risultato inferiore quasi dell`80% rispetto a quanto registrato nel decennio precedente, pur mantenendosi sempre più elevato rispetto a quanto rilevato per le donne che invece hanno fatto registrare un calo di poco superiore al 50 per cento. Prima dell`introduzione degli antiretrovirali, in particolare, gli uomini infetti da HIV si suicidavano ben 14 volte più sovente degli altri svizzeri, ora “solo” 3,5 volte di più. Per le donne il dato è passato dalle 12 alle sei volte di più.

I motivi – Alla base della decisione di togliersi la vita, secondo lo studio, resta l`esclusione sociale e forme diverse di depressione, dovuta soprattutto alla malattia sviluppata. Prima del 1996, invece, a questi motivi si aggiungeva anche l`impossibilità di sfuggire le sofferenze causate dalla malattia. A mancare, però, denuncia la stessa Keiser, è un concreto sostegno psicologico ai malati che troppo spesso si ritrovano ancora oggi soli davanti al progredire della sindrome.

EF

Pubblicato su Salute24 il 18.12.09

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