Al via processo Eternit, ogni anno l’amianto fa 4.000 morti

Pubblicato: dicembre 10, 2009 in Politica
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Fibrosi polmonare, lesioni pleuriche e peritoneali, carcinoma bronchiale, mesotelioma pleurico. Sono questi i nomi scientifici della cosiddetta “morte bianca”, causata dalle fibre d’amianto che, una volta nei polmoni, uccidono anche a distanza di trenta o quarant’anni chi le ha respirate. Trecento volte più sottili di un capello, le fibre si sprigionano per il deterioramento delle lastre del minerale, utilizzate dai primi del 1900 per foderare le navi, costruire tetti di palazzi, uffici, scuole e per rivestire tubazioni. E proprio oggi si svolgerà l’udienza contro i vertici della Eternit, fabbrica che per ottant’anni ha prodotto manufatti in amianto e ha fatto registrare un numero elevatissimo di decessi tra gli operai.

Le vittime in Italia e nel mondo – Nel libro-inchiesta “Amianto”, pubblicato nell’ottobre scorso dalla casa editrice Verdenero, la giornalista Stefania Divertito riporta i dati delle morti per le conseguenze dell’amianto nel nostro Paese: 4.000 vittime ogni anno – quasi una ogni cinque minuti – per mesoteliomi e asbestosi e 1.200 casi di cancro ogni anno. Dal dopoguerra fino alla messa al bando nel 1992, in Italia sono state usate più di 20 milioni di tonnellate di amianto mentre ne sono state prodotte almeno 3,75 milioni. Nel mondo, invece, per patologie legate alla lavorazione dell’amianto muoiono ogni anno almeno 100mila persone, una stima che gli scienziati considerano per difetto dal momento che non in tutti i Paesi la sua estrazione è stata messa al bando.

La strage silenziosa – Una vera e propria strage silenziosa, quella causata dalle malattie legate all’amianto, i cui sintomi iniziali – un “semplice” dolore alla spalla – sono spesso sottovalutati e vengono curati solo quando il cancro è allo stadio avanzato.

Il processo Eternit – Oggi, infine, l’udienza per il processo Eternit, la fabbrica che a Casale Monferrato ha prodotto lastre di amianto dal 1906 fino al 1986 senza rispettare – secondo quanto sostiene l’accusa – gli standard minimi di sicurezza per preservare gli operai dalle polveri. Impressionanti i numeri relativi al procedimento: 2.886 le parti offese, di cui solo 665 ancora vive. Nella sola Casale Monferrato, l’amianto ha ucciso negli anni oltre 1.600 persone, 384 a Bagnoli, 118 Cavagnolo (in provincia di Torino) e due a Rubiera. Tra le vittime non solo operai ma anche semplici cittadini che hanno respirato le polveri prodotte dalla fabbrica.

EF

Pubblicato su Salute24 il 10.12.2009

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