«Altro che influenza, la vera pandemia si chiama Aids»

Pubblicato: dicembre 2, 2009 in Politica
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“La vera epidemia non è l’influenza A ma il contagio da Hiv”. Così Maurizio Costanzo aprendo l`incontro per la Giornata Mondiale dell’Aids 2009 promosso da Nps Onlus, il Network persone sieropositive. “È necessario – ha proseguito Costanzo – non abbassare la guardia dell’informazione che adesso parla in maniera imbarazzante dell’influenza e non più dell’Aids”. Secondo i dati dell’Onu, contenuti nel rapporto UnAids09 l’Aids resta un`emergenza globale. Le persone affette da Hiv nel mondo sono passate in sette anni (2001-2008) da 29 a 33,4 milioni (di cui 2,1 sono bambini al di sotto dei 15 anni), di queste attualmente 850 mila in Europa e 170 mila circa in Italia.

Le nuove infezioni – Oltre 2,7 milioni, invece, le nuove infezioni nel mondo (430 mila bambini) registrate nel 2008, in calo rispetto al 2001 quando un primo “censimento” ne fece rilevare 3,2 milioni. In Italia, lo scorso anno, si sono registrate quattromila nuove infezioni, al ritmo di 11 nuovi contagi al giorno.

Sommersi o salvati? – La vecchia “storia” per cui si ammalano di Aids solo i tossicodipendenti e gli omosessuali è ormai un inutile quanto pericoloso pregiudizio. La maggior parte dei malati, infatti, ha tra i 30 e i 34 anni ed è eterosessuale. Eppure, proprio i pregiudizi sono alla base di diagnosi spesso tardive e quindi poco efficaci. “Tutti i casi che non vengono individuati subito – chiarisce Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di epidemiologia dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) – divengono potenziale bacino di contagio”. A questo si aggiunge una copertura mediatica carente, appiattita sulle informazioni acquisite in questi anni che hanno “normalizzato” la percezione della malattia. “È necessario inoltre – ha sottolineato Alessandro Battistella, direttore scientifico di Nps Italia Onlus, uno degli Enti organizzatori – che in Italia si inizi a parlare concretamente e in modo capillare del preservativo. Nei Paesi nordici se ne insegna l’uso fin dalle scuole medie, in Italia sarebbe impossibile ma comunque dobbiamo diffondere questa buona abitudine”.

Le vittime – Quella dei morti è una vera e propria strage, rimasta sostanzialmente invariata dal 2001 nove anni fa nel mondo, in un solo anno morirono 1,9 milioni di persone, mentre nel 2008 a causa dell’Aids hanno perso la vita due milioni di persone. Nel nostro Paese la strage compiuta dalla malattia fa impallidire le statistiche della Nuova influenza: l’anno scorso ci sono state 200 vittime.

I dati regionali in Italia – Nel 2007, l’incidenza dei casi di Aids è stata maggiore in Lombardia e Ligura (3,4 ogni 100mila abitanti), seguite da Emilia Romagna e Toscana (2,9), insieme a Lazio e Marche (1,9). L’incidenza, invece, è stata minore nelle regioni meridionali e in particolare in Calabria (0,3), anche se la Basilicata ha segnato un 2,2 per cento. Tassi minori anche per quanto riguarda il contagio di Hiv: quello più basso è stato registrato in Puglia, con 2,6 casi ogni 100mila abitanti, mentre è stato più alto in Emilia Romagna (9,5) e nel Lazio (8,7).

Gli stranieri – In aumento anche la percentuale di cittadini stranieri con diagnosi di Hiv, passata dall’11% del 1992 al 32% del 2008. Anche in questo caso, è necessario sottolineare come la maggior parte dei casi sia “sommerso” e, ha spiegato la senatrice del Partito democratico, Fiorenza Bassoli, “le leggi relative al reato di clandestinità non aiutano a dare fiducia a quanti potrebbero aver contratto la malattia ma non si sottopongono al test per paura di essere individuati ed espulsi”.

EF

Pubblicato su Salute24 il 2.12.2009

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