Suicidio Blefari, il Garante dei detenuti: «Si poteva evitare»

Pubblicato: novembre 1, 2009 in Politica
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Ricevo dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, una nota sulla morte della brigatista Diana Blefari, suicidatasi ieri sera nel carcere di Rebbibbia dopo che le era giunta la notifica in carcere dell’ergastolo confermato dalla Cassazione, in relazione all’omicidio di Marco Biagi. Secondo Marroni, il gesto della brigatista era quantomeno prevedibile.

«Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l’ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima». Lo ha detto il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, commentando il suicidio, in una cella del carcere di Rebibbia, della brigatista, condannata all’ergastolo per l’omicidio di Marco Biagi, Diana Blefari Melazzi. «I precedenti familiari della donna – ha aggiunto Marroni – le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d’allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo». Il Garante ha ricordato che due anni fa, nel novembre del 2007, aveva già denunciato pubblicamente il caso della Belfari Melazzi soggetto schizofrenico e inabile psichicamente, figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida  ristretta in regime di 41 bis. “Nel suo delirio la Blefari Melazzi – scriveva all’epoca Marroni – ritiene che la struttura carceraria (agenti e detenute comprese) agiscano contro di lei. Le detenute dell’alta sicurezza, sezione attigua al 41 bis, ascoltano quotidianamente le sue urla e i suoi lamenti. Per lunghi periodi la donna non mangia e si chiude al mondo, rifiuta i farmaci e trascorre intere giornate a letto, al buio e senza contatti neanche con i familiari e l’avvocato. Inviata due volte all’osservazione psichiatrica di Sollicciano sembra mgliorare, ma una volta tornata a Rebibbia  le sue ondizioni peggiorano di nuovo”. «Evidentemente – ha concluso Marroni – il fatto che dopo gli allarmi sia stato declassato il regime dal 41 bis a detenuta comune non ha comunque aiutato questa donna che ha continuato a tenere un atteggiamento di totale chiusura verso tutto e verso tutti. A quanto sembra, nei giorni scorsi era stata fatta tornare da Sollicciano per sentirsi confermare la sentenza. Io credo che, fermo restando le sue responsabilità, questa donna dovesse essere curata e assistita lontano dal carcere».

EF

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