Se la mafia scopre le ronde

Pubblicato: agosto 31, 2009 in Politica
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Il ragionamento è ”per assurdo” ma vale la pena seguirlo. Si tratta di scoprire l’altra faccia di Giano, quella che non sorride, quella più simile alla medusa mitologica. Parliamo di ronde. Immaginate se – per assurdo – la mafia infiltrasse giovani incensurati nelle ronde. E – sempre restando nell’assurdo perché secondo il governo il meccanismo è “per la sicurezza” – con queste la malavita controllasse il territorio in modo rinnovato e del tutto legale. Ma non è finita qui, le situazioni sono molteplici.

Immaginate ad esempio tre camorristi incensurati, con tanto di pettorina, che indicano i percorsi “sicuri” a decine di camion ricolmi di lerdume e prodotti tossici. Oppure, ancora peggio, immaginate che le ronde per la sicurezza, governate da una prefettura che non può arrestare nessuno senza una prova, entrino in contatto con polizia e carabinieri tanto da capirne i movimenti, conoscerne i volti, gli orari, le abitudini e soprattutto valutarne le effettive forze. Se un clan vorrà sapere cosa fa la polizia, adesso ci sarà un canale privilegiato, legale, pulito: le ronde.

Quanti, nel governo, credono davvero che in un paesino come Casal di Principe, feudo dei Casalesi raccontati da Roberto Saviano nel libro Gomorra, tre impavidi cittadini in pettorina color canarino, armati di torcetta e cellulare, andranno in giro a denunciare l’illecito? Farebbero concorrenza a chi già controlla il territorio e da anni ha imposto un suo personalissimo servizio di ronda, la mafia. In certe zone, dunque, se ronda sarà, è molto probabile che sia criminale e – come un abile camaleonte – servirà la Stato assicurando la ‘’sua” tranquillità ai ‘’suoi” territori. Sarebbe curioso vedere i ”rondisti” del celodurismo leghista scendere al Sud e denunciare a Casal di Principe il giro della droga o lo smaltimento illecito dei rifiuti.

Le ronde, cari governanti, sembrano un belletto governativo in salsa fascista che farà solo un favore alla criminalità organizzata. E come accade per gli appalti la mafia controllerà ciò che è già suo ma lo farà legalmente. I “guaglioncelli” già noti alla città ma mai arrestati da polizia e carabinieri si metteranno la pettorina e guai a chi sgarra. Una pacca sulla spalla e: «Marescia’, a quella zona ci badiamo noi».

La mafia, d’altronde, attraverso i prestanome, crea di continuo società e imprese che fatturano milioni di euro con cui penetra negli appalti e nei subappalti delle grandi opere. Rastrellare una decina di sgherri incensurati per metter su un’associazione di ”volontari per la sicurezza” non sarà certo un problema. Un ringraziamento, ovviamente, alla Lega. I favori, in certe zone del Sud Italia, bisogna onorarli. Baciamo le mani.

EF

Scritto per Diritto di Critica

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commenti
  1. salvatore drago scrive:

    Sì i pericoli che voi denunciate ci sono tutti e, bisogna voler essere ciechi per non vederli. Ma c’è di più: C’è la rinuncioa di uno stato ad assolvere ai compiti primari che gli spetta: la sicurezza dei cittadini. Questa viene demandata (data in appalto)a fantomatiche ronde al servizio non si capisce bene di chi. O forse lo si capisce molto bene e si tenta di ignorarlo. Ci avviamo a vivere dentro micro-staterelli dove chi può si organizza il suo sistema di sicurezza, e fra chi può c’è sicuaremente la mafia.
    M questo vale per tanti altri comparti della vita pubblica (pubblica cioè che riguarda tutti). Prendiamo la scuola: cosa si vuole fare se non smantellare, appunto, la scuola pubblica? e poi sarà il turno della sanità e forse dell’acqua (ma a questo, purtroppo ci pensano abbondantemente anche giunte locali di centrosinistra) e poi.. poi si andrà progressivamente verso forme di feudalesimo (o forse, per dirla con Sartori, di satrapia). E noi cosa possiamo fare se non sforzarci, fortissimamente sforzarci perchè si ponga fine a questa deriva?
    Fermiamoli forse non è troppo tardi!!!
    E se anche fosse troppo tardi, un giorno potremo dire: IO CI HO PROVATO!!

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