Scheda – La via crucis dell’eredità Agnelli

Pubblicato: agosto 13, 2009 in Politica
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Un miliardo di euro riconducibili all’eredità Agnelli, depositati su un conto svizzero e mai dichiarati all’erario. E’ questa la cifra sulla quale, secondo le anticipazioni di ieri sera del Tg5, starebbero lavorando gli 007 del fisco. Un percorso, quello dell’eredità dell’ex patron della Fiat, tortuoso a colpi di legali e processi. Diritto di Critica ne ripercorre le tappe. Gianni Agnelli muore il 24 gennaio del 2003. Nel febbraio del 2004, la figlia dell’Avvocato, Margherita Agnelli de Pahlen, e sua madre, Marella Caracciolo Agnelli, raggiungono un accordo sull’eredità: a Margherita vanno le varie residenze, diversi oggetti d’arte e titoli azionari per un valore complessivo di 1 miliardo e 166 milioni di euro. Alla madre viene invece assicurata una rendita proprio da parte della figlia.

Tre anni dopo, però, è ancora Margherita Agnelli che torna a rivedere gli accordi e avvia una causa contro la madre perché si ritiene danneggiata da quanto pattuito e chiede l’annullamento del contratto. In tribunale finiscono però anche l’avvocato di famiglia, Franzo Grande Stevens, il presidente dell’Ifil, Gianluigi Gabetti e il collaboratore del padre, Sigfried Maron. L’accusa mossa loro da Margherita è che esistano nove società in Liechtestein, negli Stati Uniti e ai Caraibi, di cui non sarebbero a conoscenza nè lei nè la madre. E si tratterebbe di un patrimonio stimato in circa un miliardo e 463 milioni di euro (vedi articolo di Repubblica dell’11 giugno 2009) sfuggito alla divisione post mortem, dato in gestione ai due professionisti senza che né madre né figlia ne sapessero nulla. Margherita si affida in particolare all’avvocato Emanuele Gamna che, assieme al collega svizzero Jean Patry, aveva seguito il patto del 2004 tra lei e la madre (il legale, secondo quanto rivelo’ il “Mondo”, venne pagato con una maxi-parcella di 25 milioni). A questo punto, si intreccia un’altra vicenda: secondo quanto riferisce l’Agi, Margherita avrebbe pagato i 25 milioni su un conto di cui è beneficiario Gamna ma la fattura completa non le sarebbe mai arrivata (solo 10 mln per Patry, ne ‘restano’ 15). Parte così una lunga battaglia giudiziaria tra Margherita e l’ex legale. La figlia di Agnelli si affida allora a un avvocato svizzero, Charles Poncet. Nella vicenda, viene coinvolto anche il noto studio legale Chiomenti, con cui Gamna collaborava, ma che si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda.

Eppure, fatture a parte, sono le società che Margherita sospetta siano state costituite all’estero e amministrate da Gabetti, Maron e Stevens, il pretesto per una nuova richiesta di annullamento del patto siglato con la madre nel 2004. Per tutta risposta, Marella Caracciolo, cittadina elvetica, fa aprire un’azione legale in Svizzera e si appella alla Corte di Giustizia per ribadire la validità dell’accordo. Nell’ottobre scorso, però, il procedimento viene ripreso e lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate dichiara che l’eredità Agnelli “potrebbe” rientrare nella stretta sui paradisi fiscali.

Come sia andata a finire l’ha svelato ieri il Tg5.

Scritto per DirittodiCritica

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