Nelle schede telefoniche di Ciancimino jr l’identità del contatto tra Cosa Nostra e Stato

Pubblicato: agosto 4, 2009 in Politica

L’agente segreto con la faccia da mostro potrebbe non essere soltanto un mito. La sua identità – per ora limitata ad un nome ”Carlo-Franco” – potrebbe essere rivelata dai tabulati telefonici di una delle schede di Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo che sta raccontando ai magistrati siciliani i retroscena delle stragi di mafia degli anni Novanta e i contatti tra mafia e Stato. ”Carlo-Franco”, in particolare, farebbe parte di un apparato di sicurezza dello Stato, da oltre 16 anni è in contatto con Ciancimino. Di lui Ciancimino jr non avrebbe mai conosciuto la vera identità ma solo il numero di cellulare. L’uomo avrebbe fatto da tramite tra Vito Ciancimino e le istituzioni, una sorta di raccordo tra mafia e Stato. Sempre a “Carlo-Franco” sarebbe poi stata consegnata la lettera proveniente da Riina e Provenzano e in cui si faceva riferimento all’ ”onorevole Berlusconi”.

L’agente-mostro si sarebbe poi fatto vivo con Ciancimino jr anche poco dopo l’arresto di Provenzano, fornendogli informazioni ”false” sull’ex capo di Cosa Nostra e sul figlio di Totò riina, poi riprese dai giornali. Anche su questi fatti la procura di Caltanissetta e quella di Roma hanno aperto un’inchiesta.

Il verbale dell’interrogatorio di oggi a Massimo Ciancimino, infine, sono stati secretati dai pm Nino Di Matteo e Roberto Scarpinato che conducono le indagini ma si sarebbero concentrati proprio sui contatti telefonici del figlio dell’ex sindaco di Palermo e sull’analisi dei numeri trovati nella memoria della Sim.

Per restare nell’ambito dei Servizi, invece, la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Caltanissetta contro la decisione di non luogo a procedere nei confronti dell’ufficiale dei Carabinieri Giovanni Arcangeli, nell’ambito delle indagini sulla strage di via D’Amelio e sulla sottrazione di una delle borse del giudice Paolo Borsellino. In una fotografia si vede infatti l’Arcangeli portare una delle borse di Borsellino, pochi minuti dopo la strage.
Il pentito Angelo Fontana, infine, visionando di recente le immagini dell’eccidio di via D’Amelio, ha dichiarato di aver riconosciuto diversi agenti dei Servizi prima in contatto con Cosa Nostra. Resta ancora da individuare chi sia ”l’amico” da cui Borsellino si sarebbe sentito tradito, circostanza di cui avrebbero due magistrati ai colleghi della procura di Caltanissetta.
EF

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