Mafia: Fondi, il comune che il Governo ”dimentica” di sciogliere

Pubblicato: luglio 25, 2009 in Politica
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Dopo i 17 arresti del 6 luglio scorso per mafia, con fondati sospetti di legami tra esponenti della ‘Ndrangheta, funzionari e assessori comunali, ieri tutti si aspettavano che il Consiglio dei Ministri sciogliesse il comune di Fondi, in provincia di Latina. E invece niente. La giunta di centrodestra del piccolo centro laziale può ancora star tranquilla. Vani gli arresti, vani richiami (anche interni alla maggioranza) per una maggiore coerenza nella lotta alla mafia. Senza conseguenza anche le parole del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che il 14 maggio scorso, durante un question time alla Camera, si era detto favorevole allo scioglimento: “Chiederò – aveva detto Maroni – che una delle prossime sedute del Consiglio decida in ogni caso”. E invece niente. E’ stato tradito anche quanto annunciato dal sottosegretario agli interni, Luigi Casero, che il 16 luglio scorso aveva dato come imminente (nel Cdm di oggi, appunto) lo scioglimento per mafia del comune di Fondi. Nulla.

Nell’operazione del 6 luglio scorso, oltre 200 agenti del centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Roma e del Comando provinciale dei carabinieri di Latina, avevano eseguito 17 arresti. Le indagini avevano riguardato alcune inflitrazioni di alti esponenti della ‘Ndrangheta calabrese nel mercato ortofrutticolo più grande d’Europa, il Mof di Fondi. I reati contestati, a seconda degli imputati, erano associazione per delinquere semplice o di stampo mafioso, corruzione, falso e abuso d’ufficio.

Secondo quanto accertato, infatti, a seguito della guerra tra le cosche di Reggio Calabria, nel comune laziale sarebbero finiti i proventi dello spaccio e dell’usura, realizzati dal clan Tripodo, reinvestiti poi in società operanti nel mercato ortofrutticolo, nel settore delle pulizie, dei trasolchi e delle onoranze funebri. Il tutto con la probabile compiacenza di funzionari comunali, dei vigili urbani e di Riccardo Izzi, fino al 2008 assessore ai lavori pubblici (Forza Italia) del comune di Fondi.

Oltre a Venanzio e Carmelo Giovanni Tripodo, figli del boss Domenico (a capo di una cosca perdente e ucciso nel carcere di Poggioreale dai rivali del clan Di Stefano), il 6 luglio scorso sono finiti in manette lo stesso Izzi e diversi prestanome del clan Tripodo. Arresti domiciliari, invece, per il capo dei vigili urbani di Fondi, Dario Leoni, per il suo vice, Pietro Munno, per il dirigente del settore bilancio e finanze, Tommasina Biondino, e quello dei Lavori pubblici, Gianfranco Mariorenzi, e per l’immobiliarista Massimo di Fazio. A questi si aggiungono sequestri di società e immobili riconducibili agli indagati per un valore di 10 milioni di euro.

I vertici di questa oliata organizzazione, secondo gli inquirenti, avrebbero imposto i prezzi del mercato ortofrutticolo e deciso quali società vi potevano lavorare. Ma non è tutto. Proprio con l’aiuto dei clan calabresi, l’ex assessore Riccardo Izzi sarebbe arrivato primo tra gli eletti al comune di Fondi. Il tutto in cambio di appalti e commesse. Un giro di tangenti e favori allargato poi anche ai “controllori” e cioè funzionari pubblici e vertici dei vigili urbani.

E che la situazione sia quantomeno anomala, lo notava, nel maggio scorso, anche il segretario nazionale dell’associazione Funzionari di Polizia, Enzo Marco Letizia: “una diversa sensibilità ed attenzione da parte del Consiglio dei ministri rispetto al Governo (sempre esecutivo Berlusconi, ndr) che nel 2005 sciolse per mafia il comune di Nettuno”. Qualcuno forse rimpiange la figura di Beppe Pisanu, quando guidava il Viminale.

Due i comuni sciolti ieri per mafia (scritta così sembra quasi una prassi usuale): Fabrizia (in provincia di Vibo Valentia) e Pratameno (Caltanissetta). Fondi se lo sono “dimenticato”.

EF

Sullo stesso argomento leggi anche:
FOCUS – LE MAFIE NEL LAZIO: INTERVISTA AL PROCURATORE LUIGI DE FICCHY

 

commenti
  1. Romano De Simone scrive:

    A Roma, in un ufficio presso Piazza Navona, nel 2000 conobbi tale B. S. , che sarebbe divenuto multimiliardario da ragazzo povero che era, grazie ad una sentenza della Cassazione, con la quale si riconosceva a lui un danno di 600 miliardi di lire (1980 circa), a carico del Comune di Roma.
    Questo signore, di alto livello evidente, mi disse che lui stava lavorando, tra gli altri, ad un progetto localizzato nel porto del comune di Fondi, di grande importo.
    Contemporaneamente il suo staff stava lavorando alla costituzione della compagnia Wind, a spese dell’ ENEL, e tutto questo grazie al fatto che lui era il responsabile di Forza Italia, per l’ Italia Centrale, direttamente alle dipendenze di Berlusconi.
    Fin qui tutto sarebbe lecito.
    Ciò che non mi sembra lecito, invece, sarebbe avvenuto nel 2005 : L’ ENEL ha messo in vendita la Wind, costata 9 miliardi di Euro a spese dei contribuenti, per un prezzo sì di 14 miliardi di Euro, ma l’ha ceduta poi per soli 4 miliardi di “Pagherò”; ossia, a regalo.
    Un’operazione di questo genere, con una sottrazione allo stato di oltre 10 miliardi di Euro, a mio avviso, è solo possibile se dietro c’è la Mafia.
    Sarei cuorioso di sapere se B. S. sta lavorando ancora sul suo progetto al porto di Fondi.
    Se così fosse, si spiegherebbe subito la decisione di Berlusconi, di bloccare lo scioglimento del comune in questione.
    Se non erro, naturalmente.

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