Quando la mafia scriveva lettere a Berlsuconi

Pubblicato: luglio 11, 2009 in Politica
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Tutti i grandi giornali italiani hanno parlato dello scandalo dei festini a villa Certosa, si sono rincorse le fotografie, le voci, il chiacchiericcio, ma a nessuno degli editori è venuto in mente di sbattere in prima pagina la lettera che Bernardo Provenzano, ex capo di Cosa Nostra, avrebbe indirizzato a Silvio Berlusconi per chiedergli di mettere a disposizione della mafia uno dei suoi canali televisivi.

Scoperta nel 2005, la missiva era indirizzata “all’onorevole Berlusconi” ed è stata inspiegabilmente tenuta nascosta ai magistrati fino a pochi giorni fa. Adesso probabilmente verrà anche messa agli atti del processo a carico di Marcello dell’Utri (attuale senatore PdL), chiamato in causa in qualità di “postino” dal proprietario dell’incartamento in cui la lettera è stata trovata, Massimo Ciancimino (figlio del Ciancimino sindaco di Palermo).

Nel chiedere a Berlusconi la possibilità di usare una sua televisione, la mafia usava il bastone e la carota: da un lato faceva aperte minacce citando un “luttuoso evento” che sarebbe stato “compiuto” in caso di rifiuto, dall’altro parlava di un “contributo” politico che l’autore della missiva sarebbe stato in grado di dare.
La particolarità della lettera però non è solo questa. Il foglio di carta con la richiesta, infatti, è arrivato ai magistrati strappato, manca la parte inferiore. Un particolare che ha messo in allarme lo stesso Massimo Ciancimino. Colto alla sprovvista, il figlio del sindaco di Palermo ha sostenuto che si tratta di una vicenda “più grande di me”.
Secondo quando ha dichiarato lo stesso Ciancimino, inoltre, la lettera gli sarebbe stata consegnata alla presenza dello stesso Provenzano da Pino Lipari, uomo di fiducia del capo di Cosa nostra, nella villa di San Vito Lo Capo, di proprietà dello stesso Lipari.
I giudici della Corte d’appello che stanno conducendo il processo contro Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, si sono riservati di accogliere la documentazione prodotta dalla Procura generale. E si tratta proprio dei verbali di interrogatorio di Ciancimino e della lettera in questione.

Premesso questo, resta da chiedersi chi abbia custodito in questi anni la missiva, molto probabilmente scritta da Cosa Nostra e destinata a Silvio Berlusconi, e per quale motivo sia stata resa nota solo adesso (nel 2005, se non sbaglio, era procuratore di Palermo Piero Grasso, attuale procuratore nazionale antimafia). E poi: cosa conteneva e quando verrà (se verrà) fuori la parte restante del foglio?

Secondo alcune tesi pubblicate in questi giorni in qualche taglio basso dei giornali, la lettera sarebbe stata scritta alla fine degli anni Ottanta. Ma allora, per quale motivo Berlusconi veniva chiamato “onorevole” se è entrato in politica solo quattro o cinque anni dopo? Dal verbale di sequestro citato in un articolo di Lirio Abbate sull Stampa, si legge: “Parte di foglio A4 manoscritto contenente richieste all’on.Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive. Il pezzo di carta è strappato nella parte iniziale, il testo è incompleto […]”.

I magistrati ricollegherebbero la lettera ad una telefonata intercettata nel 1988 tra Berlusconi e l’immobiliarista Renato Della Valle in cui il premier si esprimeva in questi termini: “C’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perchè mi han fatto estorsioni… in maniera brutta”. Berlusconi spiega che si tratta di “una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e… sono ritornati fuori”. Poi aggiunge: “Sai, siccome mi hanno detto che, se entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me e espongono il corpo in piazza del Duomo…”. Parole di un Berlusconi quantomeno preoccupato. Eppure resta la definizione di “onorevole” a confondere le acque.

Ragionando, forse la lettera non era del 1989 ma molto più recente. O forse, prendendo per buona la data ipotizzata dai magistrati, la mafia aveva avanzato qualche esplicita richiesta a Berlusconi di entrare in politica già nell’87, fondando un partito ad hoc, e da qui la carica richiamata dalla missiva di “onorevole”, una sorta di anticipazione di quel “contributo” politico che lo scrivente avrebbe potuto assicurare.

Invece di lamentarsi per le inchieste sulle ragazzette mezzo-nude e sui voli di Stato (quelli un fatto ben più grave), il premier dovrebbe forse spiegare alcuni particolari. Appare assai strano, infatti, che la mafia, se davvero è stata Cosa Nostra nella persona di Provenzxano o di un suo uomo a scrivere la lettera, potesse inviare con tanta facilità missive estorsive all’ “onorevole” Silvio Berlusconi, attuale presidente del Consiglio italiano.

EF

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