«Contro le mafie imprese in consorzio». Intervista a Luigi De Ficchy sulle mafie nel Basso Lazio

Pubblicato: giugno 24, 2009 in Politica
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«Consorziarsi e fare sistema contro le mafie». Ad indicare la via alle imprese del Basso Lazio per reagire alla criminalità organizzata è Luigi De Ficchy, Procuratore della Repubblica a Tivoli, fino all’anno scorso sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia (Dna). «Quella che stiamo vivendo a Latina è una vera e propria emergenza che ha radici negli anni Ottanta – spiega il magistrato – quando i mafiosi venivano mandati al confino nelle località del Nord e del Centro Italia. Nel Basso Lazio – continua – hanno trovato terreno vergine dove insediarsi e crescere, a danno delle amministrazioni e degli imprenditori». E che la situazione sia grave, lo conferma la lunga serie di attentati ai danni di imprese ed esercizi commerciali nella provincia di Latina, almeno dieci nell’ultimo mese.

A farla da padrone nelle tecniche di infiltrazione mafiosa nelle aziende è l’usura. «La crisi economica e la stretta del credito da parte delle banche – spiega De Ficchy – spingono gli imprenditori a rivolgersi agli usurai, spesso appartenenti a gruppi nomadi e a clan camorristici della vicina Campania». Tra gli strumenti più utilizzati per riciclare i capitali illeciti e praticare l’usura, società finanziarie in apparenza legali: «per la maggior parte sono gestite dalla camorra – spiega il Procuratore – e gli imprenditori della zona ne sono a conoscenza. La stessa attività di recupero crediti, se così la vogliamo chiamare, ha i modi tipici dell’estorsione mafiosa».

Ma a preoccupare è soprattutto il numero sempre limitato di denunce da parte degli imprenditori. «L’omertà in questo territorio è di vecchia data – racconta il Procuratore – Alla fine degli anni Novanta, Federico Berlioz, un collaboratore di giustizia, ci parlò dei metodi usati per farsi restituire le somme prestate a usura. Ebbene, una volta concluse le indagini e smantellata l’organizzazione criminale, commercianti e imprenditori negarono di aver mai subito violenze di alcun tipo dagli imputati». Per De Ficchy si tratta di una pericolosa mutazione genetica della società civile che sta pericolosamente ricalcando il modello omertoso visto al Sud. «La situazione di Latina e del Basso Lazio non è ancora quella della Campania – spiega il magistrato – le imprese possono ancora reagire ma per riuscirvi è necessario fare sistema e consorziarsi contro le mafie, proprio come sta accadendo al Sud. In questa loro azione – conclude – dovrebbero essere sostenute dai comuni con sportelli di ascolto e politiche di sostegno alle imprese che decidono di uscire dall’usura». Le amministrazioni però spesso latitano. «E se si tratta di amministrazioni infiltrate dalla mafia, commercianti e imprenditori si trovano costretti a scendere a compromessi per ottenere le licenze e le autorizzazioni. Con ricadute negative sulle denunce».

La vicenda simbolo della lotta alle infiltrazioni mafiose nella provincia di Latina è il comune di Fondi: «Dal Governo non arrivano segnali sullo scioglimento dell’amministrazione ed è una situazione intollerabile per la cittadinanza che ha il diritto di sapere se la giunta è contaminata dalla mafia. È ora di smetterla di trattare la criminalità organizzata come se avesse un colore politico».

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore Lazio il 24.06.09

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