Economia post-terremoto ancora in «zona rossa». All’Aquila stenta a ripartire l`attività produttiva

Pubblicato: giugno 22, 2009 in Politica
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All’Aquila è tutto fermo. Artigiani, industriali e commercianti raccontano un’unica realtà: quasi totale assenza di mercato e le piccole e medie aziende che arrancano, in attesa degli aiuti promessi dallo Stato. «L’unico comparto che per ora è ripartito, anche se non nella totalità delle sue imprese, è quello dell’economia indiretta – spiega Carlo Imperatore, vicepresidente di Confindustria L’Aquila – e si tratta soprattutto di grandi gruppi farmaceutici e metalmeccanici, che possono contare su un mercato esterno e su strutture alternative a quelle sul territorio. Il danno complessivo per l’industria aquilana, tra mancati guadagni e lesioni alle strutture – conclude Imperatore –  è stimabile in almeno 80 milioni di euro». Eppure anche nel comparto relativo all’economia indiretta, alcune aziende (ad esempio l’Alenia, vedi articolo accanto) hanno chiuso le sedi e hanno dirottato i loro dipendenti altrove. Ad oggi, secondo i dati di Confindustria L’Aquila, sarebbe attivo appena il 60% delle imprese.

Sul fronte del mercato interno, invece, la situazione è paralizzata. Dai grandi gruppi industriali si passa alle piccole e medie aziende, attive nel ramo del commercio, dei servizi, dell’edilizia o dell’agroalimentare. «Delle circa duemila imprese presenti nell’area del cratere del sisma – spiega Luigi Lombardo, presidente di Confartigianato L’Aquila – solo 350 sono attive (150 nel comune dell’Aquila), quasi tutte nel ramo dell’edilizia, ed occupano circa 700 dipendenti. A due mesi dal terremoto – conclude – le persone che hanno perso il lavoro sono 3300 e per ora nessuno ha ricevuto i pagamenti per la cassa integrazione a zero ore o per quella la straordinaria». Anche l’agroalimentare è al palo. «Nell’aquilano – spiega Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato Imprese – ci sarebbero centinaia di aziende capaci di assicurare le forniture alla Protezione Civile ma non vengono coinvolte nel ciclo dell’emergenza e subiscono, di contro, la concorrenza di ditte esterne chiamate a collaborare. Se non si fa ripartire la filiera in tutti i suoi punti sul territorio – conclude – il mercato interno sarà destinato a morire».

La situazione di maggior gravità, però si registra nella cosiddetta “zona rossa”, quella del centro storico dell’Aquila, ad oggi completamente inagibile. Prima del sisma contava circa 700 esercizi commerciali e un migliaio di studi professionali tra architetti, commercialisti e avvocati. Tutte queste attività sono ferme. Secondo l’analisi del Centro Regionale di studi e ricerche economico-sociali (Cresa) istituito dalle Camere di Commercio dell’Abruzzo, il volume d’affari medio annuo sviluppato dai soli esercizi commerciali della “zona rossa”, prima del sisma oscillava tra i 230 e i 250 milioni di euro. Se poi si aggiungono anche gli studi di servizi professionali (avvocati, commercialisti, ecc), la perdita sale di altri 50-70 milioni di euro, pari al loro fatturato medio annuo complessivo. Ma sono stime per difetto, dal momento che è necessario tener conto anche del danno al patrimonio informativo di tali attività che ha fatto registrare, in alcuni casi, la perdita totale degli archivi.

Nello stesso studio, il Cresa ha messo anche in evidenza come il ciclo economico aquilano, a causa della crisi economica, già nel primo trimestre del 2009 facesse registrare un calo dell’11,9% nella produzione, -16% nel fatturato e -2,7% nell’occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2008. In calo erano anche gli ordinativi, sia interni che esteri, con un -14,6% e – 24,3 per cento. Ad aprile, il terremoto.

Va infine considerato l’azzeramento dell’indotto proveniente dagli studenti universitari. Secondo i dati del monitoraggio Cresa, il flusso finanziario movimentato dai non aquilani (tra i 13 e i 15mila, su 27mila iscritti) oscillava tra i 120 e i 140 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i circa 60 milioni di euro attivati dagli studenti in sede, per un totale di circa 200 milioni di euro.

E se la ricostruzione sembra complessa e dai tempi lunghi, alcune aziende hanno già iniziato ad attrezzarsi: «È bastato parlare di creazione di una zona franca – conclude Francesco Zaccagno, vicepresidente di Confartigianato L’Aquila – che in soli due mesi si sono iscritte presso la Camera di Commercio 357 nuove aziende, provenienti da tutta Italia, di cui 67 solo all’Aquila».

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 22.06.09

commenti
  1. annalee scrive:

    Bell’articolo emi, ma averlo letto sul Sole 24 ore è stata tutta un’altra cosa ^_^

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