Rifugiati volontari all’Aquila

Pubblicato: giugno 16, 2009 in Politica
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Benoit è partito per l’Aquila poche ore dopo il terremoto, mentre ancora si scavava tra le macerie. Yasdan, Abbas e Yassuf, invece, hanno preso servizio nella tendopoli di Centicolella un mese dopo, l’8 maggio. Tra i volontari coordinati da Legambiente c’erano anche loro, quattro ragazzi provenienti dall’Afghanistan e dal Togo che in Italia hanno ottenuto lo status di rifugiato politico o la protezione sussidiaria.


«Quando le persone che assistevamo si rendevano conto che eravamo volontari – racconta Yassuf, un afgano di 28 anni, di mestiere liutaio e in Italia dal 2007 – ci chiedevano cosa fossimo venuti a fare all’Aquila. Erano sorpresi che ragazzi stranieri fossero partiti in loro soccorso. Una signora – continua – mi ha salutato dicendomi che la nostra presenza gli dava coraggio perché anche noi, come loro, avevamo perso tutto ma avevamo saputo ricominciare». L’Aquila, nelle parole di Yassuf, sembra molto simile all’Afghanistan: «Nella provincia di Kundi, dove vivevo prima di raggiungere l’Italia – racconta – c’erano terremoti ogni giorno: erano le bombe che facevano tremare la terra e le case anche a grande distanza. Per questo – conclude Yassuf – mi sono sentito molto vicino alle popolazioni colpite dal terremoto e ho cercato di dare il meglio di me per aiutarli».
Alla mensa di Centicolella c’erano anche Yazdan e Abbas, due ragazzi afgani di 19 e 24 anni. «All’inizio temevo di poter offendere le persone che incontravo con le mie domande – spiega Yazdan – Alla fine però il nostro è stato uno reciproco scambio di esperienze: io raccontavo loro della vita sotto le bombe e loro si sfogavano con me per quanto avevano perso». E anche Abbas, impiegato presso una società di informatica, sottolinea come la loro presenza all’Aquila abbia sorpreso diversi volontari che non si aspettavano di vedere ragazzi stranieri impegnati nei soccorsi.
Benoit ha 23 anni e viene dal Togo. Ha prestato servizio a L’Aquila: un mese e mezzo. Adesso lavora nella Protezione Civile di Legambiente: «Nelle prime ore dopo il terremoto ho aiutato i volontari a montare le tende – racconta – mentre nei giorni successivi ho servito la colazione, il pranzo e la cena nella mensa del campo di Centicolella». La sveglia era alle 6 di mattina e il servizio terminava solo a tarda sera. C’erano da lavare i piatti, riordinare la sala, accogliere le persone e gestire tutto lo smaltimento dei rifiuti. E poi ricorda: «In un paese vicino ad Onna, una signora mi ha preso le mani e mi ha chiesto per quale motivo, oggi, quasi nessuno si rende conto che sulla Terra non dovrebbero esistere differenze di pelle o etnia. Proprio come è accaduto all’Aquila».

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 15.06.09

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