Intercettazioni: intervista a Giuseppe Giulietti (Articolo 21)

Pubblicato: giugno 13, 2009 in Politica
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L’approvazione alla Camera del disegno di legge sulle intercettazioni sta mettendo in allarme magistrati, giornalisti e tutta (o quasi) l’opposizione. Diritto di Critica ha incontrato Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, per avere un commento sul ddl.

Onorevole Giulietti, da più parti arrivano critiche al ddl intercettazioni. Dove vuole arrivare il Governo italiano?

Quella che è stata approvata alla Camera non è un legge ad personam ma il primo passo verso la realizzazione di una Repubblica presidenziale, basata sulla figura carismatica del premier Silvio Berlusconi. E con l’unificazione della piattaforma del digitale terrestre per RAI e Mediaset, il controllo della struttura tecnologica, ancor prima delle nomine, diventerà totale. Ci sarà una vera e propria saldatura di interessi. C’è poi da sottolineare che per la prima volta giornalisti ed editori sono stati concordi nel condannare questo disegno di legge. È un caso più unico che raro nella storia dell’informazione italiana e per dare la tara dell’importanza dell’accordo, basta ricordare le forti contrapposizioni tra le due parti in merito al contratto giornalistico. La stessa Freedom House, inoltre, ha inserito il nostro Paese tra quelli a limitata libertà di stampa, proprio per la mancata risoluzione del conflitto di interessi e per il proposito – che sta divenendo un fatto compiuto – da parte del Governo italiano di approvare la legge sulle intercettazioni. Un’ulteriore condanna, infine, è venuta ancora dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti riunita a Varna.

Restando in Italia e in particolare tra i banchi dell’opposizione, ci sono stati diversi “franchi tiratori” che hanno votato a favore del ddl. Cosa è successo?

Prima di tutto bisogna specificare che la fiducia è stata messa perché questa legge sta provocando non pochi malumori in diversi esponenti dell’ex Alleanza Nazionale. A sinistra, invece, alcuni deputati probabilmente si sono voluti vendicare nei confronti dei magistrati per quanto hanno subìto in passato. Il loro voto dimostra come siano ben lontani dalla cultura liberaldemocratica che dovrebbe invece caratterizzarli.

Cosa manca alla sinistra italiana per essere un’opposizione credibile davanti agli elettori e magari anche proporsi come forza di governo?

Abbiamo bisogno di un vero partito riformista, sullo stile del primo Ulivo. Per quanto mi riguarda, non penso che si possa creare una sinistra mettendo muri al 4% come è successo per le Europee. Se guardiamo i numeri, ad oggi mancano in Parlamento le sinistre più radicali e tutti i prodiani che non si sentono rappresentati dal Pd e non votano: circa il 10% degli italiani. Il cosidetto partito dell’astensionismo, credo sia composto in prevalenza da elettori di centrosinistra. D’altronde è evidente che questo è il momento del populismo, sia da parte del Governo che dell’opposizione, ed ha un suo prezzo. A sinistra ci si è del tutto dimenticati di un modello politico e comunicativo che io reputo fondamentale, basato sull’alterità e sulla differenza rispetto all’avversario e che era proprio di Enrico Berlinguer. Se è vero che un giorno Silvio Berlusconi uscirà dalla scena politica italiana, infatti, il berlusconismo ha già permeato anche la sinsitra ed è da questo modo di ragionare che dobbiamo liberarci, attraverso un nuovo partito riformista capace di proporre idee nuove.

Torniamo al ddl intercettazioni. Il Governo dice che con questo ddl si garantirà la privacy dei cittadini.

Nulla di più falso. Per il semplice fatto che le informazioni adesso saranno il punto di partenza per possibili minacce poiché non saranno coperte da segreto ma non saranno neanche pubblicabili. A questo si aggiunga che crac come quello della Parmalat o lo scandalo della clinica Santa Rita di Milano, non potranno più essere messi a conoscenza dei cittadini. È importante notare poi l’assoluto silenzio delle autorità di Garanzia che dovrebbero vigilare sul mondo dell’informazione, nessuno alza la voce contro il provvedimento.

A detta del Governo restano però i reati di mafia, anche se molti dei reati che poi conducono ad individuare l’associazione mafiosa non saranno più intercettabili.

Esattamente. Questo ddl spunta le armi alla magistratura e rende tutti meno sicuri, la politica della sicurezza è ben lontana.

C’è poi la questione del web e del diritto di rettifica…

La scusa ufficiale è quella di perseguire reati on line ma l’impressione è che il Governo stia cercando di mettere le mani sulla libertà di informazione che viaggia sulla rete. Berlusconi teme la nascita di luoghi di comunicazione e aggregazione on line liberi ed esterni ai luoghi di potere. È lo stesso fenomeno che si è visto con la campagna elettorale di Obama quando migliaia di cittadini si incontravano in internet per discutere, sostenere e fare anch’essi informazione. Tutto questo fa paura all’attuale Governo italiano, perché non appena qualcosa diviene un fenomeno di massa, dev’essere controllato. Ed è lo stesso Berlusconi che dice agli industriali di non investire in chi non la pensa come lui. È lo stesso che ha fatto cacciare Enzo Biagi.

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