Ddl intercettazioni: ecco cosa cambia

Pubblicato: giugno 11, 2009 in Politica
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VAI ALLA SCHEDA DEL DDL SULLE INTERCETTAZIONI VOTATO IL 10 GIUGNO 2010 DAL SENATO

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Di seguito il provvedimento di un anno fa, approvato nel giugno 2009 alla Camera:

Oggi la Camera ha dato il via libera al maxiemendamento sulle intercettazioni. I sì sono stati 318, mentre 224 sono stati i voti contrari (tra questi mancano 21 ‘franchi tiratori’ dell’opposizione che hanno appoggiato il Governo). Questo emendamento è oggetto di forti contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, e sta scatenando un putiferio anche sul web. Di seguito riporto le nuove norme che verranno introdotte dal ddl.

  1. Si parte da un cambiamento sulle modalità di autorizzazione delle intercettazioni. Saranno 3 giudici e non più uno a decidere se concederle, e solo «quando si riscontrino gravi indizi di colpevolezza e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine». Per mafia e terrorismo bastano invece i «sufficienti indizi di colpevolezza». Anche per le registrazioni audiovisive, autorizzate solo se c’è il «fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove e’ disposta si stia svolgendo attività’ criminosa». La legge, inoltre , mette un limite di tempo, con annessa proroga qualora siano emersi nuovi elementi (30 giorni +15 e 40 + 20 per mafia).
  2. Le intercettazioni per indagini contro ignoti vengono autorizzate solo se la persona offesa ne fa richiesta.
  3. Le intercettazioni di un’indagine non potranno essere usate per altri procedimenti. Questa regola non vale per mafia e terrorismo.
  4. Le intercettazioni ambientali saranno possibili solo nei luoghi in cui vi è motivo di ritenere che si sta compiendo un’attivita’ criminosa. Nei procedimenti di mafia e terrorismo, però, l’ascolto delle comunicazioni fra presenti è consentito anche se non vi è motivo di ritenere che si stia svolgendo l’attività criminosa.
  5. Le spese vanno segnalate e trasmessa ogni 31 marzo, per essere valute e controllate.
  6. «E’ vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto o del relativo contenuto di atti di indagine preliminare nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell’udienza preliminare». Non possono essere diffusi nome e immagini del magistrato competente, a meno che «la rappresentazione dell’avvenimento non possa essere separata dall’immagine del magistrato». C’è il divieto di pubblicazione delle intercettazioni per cui è stato ordinata la distruzione: pena da 1 a 5 per il pubblico ufficiale, carcere da 1 a tre anni, che salgono a 8 per i giornalisti, commutabile in una pena pecuniaria fino a 10mila euro. Sono previste multe anche per gli editori.
  7. Nuova norma anche per gli 007, con richiesta di autorizzazione presentata entro cinque giorni dal procuratore della Repubblica al procuratore generale che chiederà entro un mese il via libera al presidente del Consiglio. Si potrà procedere solo se entro questo arco di tempo il Governo non avrà deciso di porre il segreto. Non e’ comunque in ogni caso precluso all’autorità giudiziaria di procedere – si legge nel testo – in base ad elementi autonomi ed indipendenti dalle informazioni coperte dal segreto. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del presidente del Consiglio dei ministri, se questo viene risolto nel senso dell’insussistenza del segreto, non puo’ più opporlo in riferimento al medesimo oggetto. Chi rivela notizie su atti o documenti coperti dal segreto relativi ad un procedimento penale viene punito con la reclusione da uno a cinque anni. Pena aumentata – si legge ancora nel nuovo testo del Governo – se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di appartenenti ai Servizi.
  8. Un archivio presso la Procura custodirà le telefonate e i verbali. Ai procuratori generali presso le corti di appello e ai procuratori della Repubblica competenti per territorio il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto.
  9. Il pubblico ministero potrà chiedere anche i tabulati telefonici, quando vi siano casi d’urgenza. Quando, cioè, vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini. Lo potra’ fare per tutti i reati previsti dall’articolo 266 del codice di procedura penale con un decreto motivato e non successivamente modificabile, da comunicare al tribunale entro ventiquattro ore. Il tribunale dovrà, a sua volta, decidere entro 48 ore dal provvedimento se convalidare o meno la richiesta. In caso di mancata convalida, l’acquisizione dei dati non puo’ essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.
  10. In caso di fuga di notizie, il magistrato o il pubblico ufficiale responsabili di non avere vigilato sono passibili di una ammenda che va dai 500 ai 1032 euro.
  11. La Rete. Nel ddl si parla anche di internet. Il testo introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica di qualsiasi articolo su richieda della persona “offesa” entro 48 ore, pena una sanzione pecuniaria , da 7.500 a 12.000€ per tutti i titolari di “siti informatici”. Si reintroduce anche il reato di istigazione alla disobbedienza civile, con il quale sarà possibile, senza l’intervento della Magistratura, intimidire e zittire qualsiasi voce di dissenso.

Firma l’appello di Repubblica contro il ddl intercettazioni

Leggi la lettera della Federazione Nazionale della Stampa e degli Editori sul ddl intercettazioni

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