A bordo dell’Airbus scomparso anche vertici di Thyssenkrupp e Michelin

Pubblicato: giugno 2, 2009 in Politica
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Il presidente della Compagnia Siderurgica do Atlantico, membro dal 2006 del board di ThyssenKrupp, Erich Walter Heine, e il presidente della filiale della Michelin del Sud America, Luiz Roberto Anastacio, il direttore esecutivo, Antonio Gueiros, e uno dei direttori del gruppo in Francia Christine Pieraerts. Tra i 228 passeggeri dell’airbus dell’Air France scomparso la notte scorsa nei cieli dell’Atlantico, in una zona conosciuta dai naviganti come la “Latitudine del Cavallo”, c’erano anche loro. E si tratta dei vertici latinoamericani di due tra i maggiori gruppi mondiali di siderurgia e pneumatici. A questi si aggiunge uno dei membri della famiglia reale brasiliana, si tratta del principe Pedro Luis di Orleans e Braganza, 26 anni, discendente di Pedro II, ultimo imperatore del Brasile destituito nel 1889 a seguito della proclamazione della Repubblica.

E mentre i primi giornali già tirano fuori dal cilindro l’ipotesi bomba, nelle affermazioni e nella ricostruzione qualcosa non torna. Si è parlato di cortocircuito o di guasto causato da un fulmine. Ebbene, il velivolo era nuovo (del 2005) e costruito secondo le norme internazionali che non prevedono la possibilità che un fulmine possa abbattere un aereo. L’Airubus, inoltre, come spiega un pilota dell’Air France a Le Figaro, ha ben cinque linee di corrente programmate per scattare l’una a sostituire l’altra in caso di emergenza. Che siano saltate tutte in contemporanea, sembra strano. Secondo L’Onera, inoltre, l’Ufficio francese di studi e ricerche aerospaziali, un aereo di linea è colpito da un fulmine in media ogni mille ore di volo: in pratica una o due volte all’anno. In questi casi, dopo un grosso rumore, il sistema elettrico viene di nuovo inizializzato e ricomincia a funzionare. Di certo, per ora, ci sono i segnali di avaria inviati in automatico ai satelliti dell’Air France dalla strumentazione dell’aereo, poco prima che questo sparisse dai radar brasiliani e senegalesi.

Ad avanzare altre – speriamo esagerate – ipotesi  è ancora una volta il sito Le Figaro: potrebbe essere stata «una bomba a far saltare in aria l’aereo», il che spiegherebbe perché l’equipaggio non sia stato in grado di «lanciare un segnale di allarme». Eppure, il portoghese Jornal de Noticias cita diversi sms spediti dai passeggeri impauriti ai parenti, smentendo la versione ufficiale di una tragedia consumatasi in pochi attimi. Il sito francese ‘Le Post’, fa invece sapere che a marzo l’aereo era rimasto bloccato per diversi giorni a Bangalore per un guasto, ma aveva regolarmente passato la revisione in aprile e anche in caso di avaria a un motore era in grado di continuare a volare. Tra i «misteri» anche il mancato funzionamento delle apparecchiature radio H/F e di comunicazioni satellitari, utili a far conoscere la propria posizione anche in caso di avaria al transponder. Da ultimo, l’Associated Press scrive di una possibile perdita di pressione in cabina.

Per ora, comunque, le ricerche proseguono a più di 500 chilometri dalle coste brasiliane e nella notte alcuni piloti avrebbero intravisto focolai d’incendio sulla superficie del mare. Secondo le prime notizie battute dalle agenzie, l’ultimo contatto dell’Airbus è stato registrato nello spazio aereo del Senegal, dove era appena entrato. In quel momento – spiega il NYTimes – l’aereo volava a 35mila piedi ed aveva una velocità di 520 miglia all’ora. La zona sarebbe stata individuata anche grazie alle scatole nere – di modello Argos – in grado di emettere segnali funzionali al loro ritrovamento anche per diversi giorni.

EF

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