Sacra Corona Unita, questa sconosciuta

Pubblicato: maggio 27, 2009 in Politica
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Nessuno ne parla più ma la piovra, in Puglia, ancora vive. Stiamo parlando della Sacra Corona Unita, per gli amici la SCU. Da Foggia a Lecce, la mafia pugliese gestisce i lavoratori nei campi, lo smaltimento illecito dei rifiuti, si infiltra negli appalti e lotta per il territorio.

A dar conto di questa situazione, è l’ultimo rapporto Eurispes sulla ‘Ndrangheta 2008 che fa notare come nell’hinterland leccese siano stati 2 i comuni sciolti per mafia. Mentre in base all’Indice di Penetrazione Mafiosa (IPM), Bari (IPM:32,2) si colloca attualmente al quinto posto in Italia, Lecce (27,9) al nono, Brindisi (26) al decimo, Taranto (24,9) al dodicesimo e Foggia (21,9) al quattordicesimo. Per quanto riguarda, invece, la percentuale di popolazione che risiede in comuni dove si è manifestato il fenomeno mafioso, la Puglia addirittura è terza, con il 72,5% – preceduta dalla Campania (81,3%) e dalla Sicilia (82%) – in tutto 610 comuni.

Snoccioliamo qualche caso pratico. Sul versante dello smaltimento illecito dei rifiuti, sono da registrare diversi sequestri di discariche illegali: nel febbraio di quest’anno a Peschici e Foggia e sabato scorso, in contrada Santa Lucia, nelle campagne di Castelvecchio di Puglia (Fg). Ma è nella zona del Tavoliere che si verifica la connessione tra criminalità locale e mafie internazionali. In estate prima e in autunno poi, con la raccolta dei pomodori e con la vendemmia, i campi si popolano di polacchi, rumeni e africani, schiavizzati e tenuti sotto scacco da caporali – spesso stranieri – che gestiscono la manodopera agricola. Pensare che tutto ciò accada senza il consenso dei boss locali, è quanto meno azzardato.

Sul versante degli appalti, inoltre, la Dda di Bari ha recentemente appurato il tentativo e il rischio di infiltrazioni nelle gare per la costruzione dei Parchi eolici. Su tutti svetta il progetto di Torre Santa Susanna dove alcuni boss avevano cercato di aggiudicarsi l’appalto. E poi ci sono le sparatorie a Taranto. Nell’ultima, il 3 aprile scorso in via Magna Grecia, una cassiera di una tabaccheria è rimasta ferita in un conflitto a fuoco tra clan rivali.

E’ di ieri, infine, la notizia di un maxisequestro di beni per due milioni e mezzo di euro in immobili nel comune di Casarano (Lecce), di proprietà di Franco Miggiano, 69 anni, per violezione della legge sugli stupefacenti. Nel sequestro è rientrata anche la vittla-bunker di Miggiano, fornita di piscina e stalla. Il provvedimento è stato disposto dalla corte di Assise di appello di Lecce, su richiesta della procura generale della Repubblica di Lecce, dopo accertamenti patrimoniali svolti dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) che hanno evidenziato – secondo gli investigatori – una netta sproporzione tra i redditi dichiarati da Miggiano e da sua moglie e i beni nella loro disponibilità.

EF

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