La Spoon River degli operai

Pubblicato: maggio 26, 2009 in Politica
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Se fosse morto un operaio ieri, uno oggi e un altro tra quattro giorni, magari in tre fabbriche diverse, molto probabilmente l’Italia, la politica e i media non li avrebbero ricordati. Avrebbero continuato a ciarlare di Noemi Letizia, il vero gossip nostrano che diverte gli elettori. E invece no. L’ipocrisia di un’informazione che getta luce sugli eventi solo quando costituiscono una “strage sul momento”, ha colpito ancora: in Sardegna, presso le raffinerie Saras, tre operai sono morti. Insieme, in uno stesso punto, in una medesima occasione e in un identico modo. Questa è una notizia! Vi renderete conto che il sistema mediatico ormai è malato, fino al midollo, e l’indifferenza regna sovrana. Secondo i dati Istat, in due anni sono morti 18 operai: in media uno ogni mese e dieci giorni (e stiamo parlando solo di chi ha perso la vita in una cisterna), eppure tutti noi ce ne ricordiamo solo in presenza di una strage “unitaria”.

Se volete rendervi conto della strage quotidiana e silenziosa che quasi ogni giorno si consuma in Italia, visitate il blog http://mortisullavoro.wordpress.com. Attenzione però, potrebbe sbattervi in faccia una realtà che televisioni e quotidiani non vi raccontano quasi mai. E’ una sorta di Spoon River degli operai, solo che ogni epitaffio racconta gli ultimi istanti di ogni manovale.

«Nicola Abruzzese, operaio edile di 56 anni, è morto in ospedale dove era ricoverato per una profonda ferita ad una coscia: l’operaio era stato colpito e poi trascinato per alcuni metri da un nastro trasportatore meccanico mentre eseguiva lavori di scavo in un cantiere edile» (22.05.09) oppure «Giuseppe Sciacca, di 53 anni, titolare di una piccola impresa specializzata in lavori idrici, è morto dopo essere precipitato in un pozzo artesiano profondo 30 metri nelle campagne di Marsala, in contrada Fiumara Sant’Onofrio: stava lavorando alla manutenzione di una pompa di sollevamento dell’acqua quando il parapetto del pozzo, realizzato con conci di tufo, ha ceduto all’improvviso» (18.05.09) oppure ancora «Giovanni Iritano, 45enne,  è morto lacerato dal frangizolle del proprio trattore» (17.05.09) e ancora «Cristoforo Negri, di 63 anni,  titolare di un’impresa artigiana, è morto in Valtellina in un incidente sul lavoro avvenuto all’interno di un cantiere davanti alla chiesa di Aprica: l’uomo è precipitato dal ponteggio mentre stava effettuando alcuni interventi di manutenzione all’esterno del santuario» (16.05.09). E potrei continuare. E’ una tragedia quotidiana a telecamere spente. Bisognerebbe ricordarsene sempre.

EF

commenti
  1. Mat scrive:

    Ormai si fa passare per “normale” questa serie di omicidi, piu di 1000 all’anno, questo bollettino di guerra. E i tg non gli dedicano che qualche secondo nei servizi di coda. Intanto il governo può senza che nessuno dica una parola ridurre le sanzioni per le aziende che non rispettano la sicurezza.

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