Lampedusa, porta d’Europa. I dati di Frontex sull’immigrazione clandestina

Pubblicato: maggio 7, 2009 in Politica
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Si chiama Nautilus IV ed è la nuova missione europea per contrastare l’immigrazione clandestina nel Canale di Sicilia. Pattugliatori dell’agenzia europea Frontex che quotidianamente incrociano nel Mediterraneo per bloccare i barchini carichi di migranti, in partenza dalla Libia e dalla Tunisia. Piccole formiche nel mare che quasi sfuggono ai binocoli delle marine europee. «Quando approdano a Lampedusa ti chiedono subito “Train? Station?” Sono convinti di essere arrivati in Sicilia», mi ha raccontato un pescatore durante il mio ultimo viaggio a Lampedusa. «Arrivati a metà del tragitto che divide Lampedusa dalla Libia, lo scafista dà il timone in mano ad uno dei passeggeri e gli dice “vedi quel faro? Quella è la Sicilia, dirigiti lì”, ma non sanno che in realtà questa è solo un’isola». Un inganno nell’inganno che costa ad ogni “passeggero” dai 1.500 ai tremila euro. E se anche un’imbarcazione costa al trafficante di esseri umani 15mila euro, bastano appena sei o sette migranti in partenza per rientrare dei costi e iniziare a guadagnare. Se si calcola che su ogni imbarcazione salgono anche un centinaio di persone, i conti sono presto fatti. Non a tutti però va così bene.

Non sempre uno scafista assiste i migranti che anzi spesso partono da soli, con indicazioni sommarie del punto verso cui far rotta. «E’ capitato che diverse imbarcazioni abbiano finito il carburante a metà strada e siano rimaste in balìa delle onde – racconta Simona Mascarelli, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) – Per risparmiare, i trafficanti non forniscono la benzina sufficiente ad arrivare sull’isola e confidano nel fatto che una qualche nave dell’Unione Europea prima o poi soccorrerà i mgiranti».

Allargando lo sguardo all’Unione Europea, secondo i dati presentati nei giorni scorsi dall’agenzia Frontex, sono stati 129.500 i cittadini non comunitari respinti negli aeroporti e alle frontiere terrestri, a cui si aggiungono i 92.200 intercettati nelle acque del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico e gli 82.600 intercettati – ma non respinti – alle frontiere terrestri. A fornire i dati alla Commissione Libe del Parlamento europeo, è stato lo stesso direttore dell’agenzia, Ilkka Laitinen. Nello specifico, il 46% dei circa 300mila cittadini non comunitari intercettati o respinti nel 2008 è stato trovato lungo le frontiere terrestri, il 32% in mare, e il 22% negli aeroporti. Le forze coordinate da Frontex hanno intercettato 82.600 persone in ingresso via terra in Grecia (da Albania, Macedonia e Turchia), Bulgaria (dalla Turchia) e a Cipro (dalla parte turca dell’isola). E ne hanno respinte 56.300, sempre via terra, alla frontiera svizzera, al confine tra Slovenia e Croazia, al confine tra Ucraina e Polonia, Slovacchia e Ungheria, e alla frontiera tra Moldova e Romania. Negli aeroporti sono stati respinte 66.500 persone. Sotto controllo gli scali di Lisbona, Madrid, Londra, Dublino, Parigi, Roma e Berlino, con una particolare attenzione – sottolineano le raccomandazioni di Frontex – ai cittadini di nazionalità del Brasile, Marocco, Bolivia, India e Algeria. Contrastanti i dati sull’immigrazione via mare. Secondo i numeri forniti al Parlamento europeo da Frontex, infatti, l’agenzia avrebbe intercettato 92.200 persone nelle acque del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico. E ne avrebbe respinte 6.700. Ma Spagna, Italia, Malta e Grecia, hanno dichiarato che nel 2008 sono entrate in Europa, via mare, 67.000 persone. Aumenta anche il budget per il pattugliamento dei mari e delle frontiere, passato dai 70 milioni di euro per il 2008 agli 83,5 per il 2009, che potrebbero raggiungere la cifra di 102 milioni di euro per il 2013. Attualmente, infine, a disposizione dell’agenzia comunitaria ci sono 25 elicotteri, 22 aerei, 24 navi e 89 motovedette.

EF

©Dirittodicritica.com

commenti
  1. Neclord scrive:

    Articolo fantastico!

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