L’Aquila, tra paura e silenzi

Pubblicato: aprile 15, 2009 in Politica
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Fuori dalla tenda verde militare, adattata a chiesa da campo, un’animatrice della Croce Rossa gioca con un bambino ospite della tendopoli di Collemaggio, alle spalle dell’omonima basilica sfondata dalla scossa della notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile. Le tende blu e bianche sono state montate in poco meno di una giornata. «Siamo partiti lunedì mattina dalla Toscana e quando siamo arrivati il piazzale era completamente invaso dalle automobili dove le famiglie si erano rifugiate dopo la scossa – racconta la coordinatrice Anna Matteoni –, adesso possiamo ospitare circa 600 persone, più altri 100 volontari».

Tra gli operatori anche alcuni laici, sacerdoti e suore francescane, giunte all’Aquila per il sostegno spirituale ai terremotati. Indaffarato tra le tende, ecco Leonardo Becchetti, presidente nazionale delle Comunità di Vita Cristiana (CVX): «Siamo qui per dare un conforto agli aquilani – spiega – ed è sorprendente vedere come nella tragedia le persone riscoprano un sentimento comunitario, prima probabilmente ritenuto marginale. È un valore che tiene uniti quanti hanno perso tutto. Tra poco – conclude – partiamo per celebrare Messa a Onna. Sono questi i momenti in cui le persone vivono maggiormente la fede». Verso l’uscita del campo, intanto, in cucina i volontari preparano il pranzo e la mensa inizia a popolarsi.

Fuori la città è deserta. Interi palazzi con le pareti esplose in pochi attimi al passaggio della scossa, finestre mute, sconocchiate e vuote. Le anime di ferro del cemento armato piegate verso l’esterno, le travi storte o collassate sul pavimento. In diversi punti della città si riesce perfino a distinguere l’interno delle stanze, sbucciate delle pareti: una libreria con i volumi rimasti in bilico sullo scaffale, un letto con la coperta rossa, una sedia impagliata su cui è crollato un enorme mattone arancione, incrostato di cemento.

È la vita quotidiana di una famiglia fotografata e resa immobile dal passaggio della scossa. A L’Aquila il tempo lo vedi, lo tocchi, lo avverti. Il passato e il futuro si misurano nell’immobilità di ciò che resta delle abitazioni, del vissuto che contenevano e del silenzio che adesso le governa. La vita, per chi si è salvato, si è spostata ai margini, fuori città.

Uno dei campi più attrezzati è stato allestito alla stazione ferroviaria dell’Aquila. Ci si arriva costeggiando quelle che fino alle 3,32 di lunedì 6 aprile erano le mura di cinta della cittadella medioevale e che adesso giacciono sbriciolate lungo il terrapieno. Nei vagoni messi a disposizione da Trenitalia i volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri hanno allestito un ricovero di fortuna. C’è una mensa al chiuso e i bagni sono quelli della stazione. «I Vigili del Fuoco hanno confermato l’agibilità di questi locali e così ci siamo attrezzati – racconta un ex-carabiniere venuto da Torino –; c’è un punto medico e circa 800 posti disponibili nei vagoni». Peccato che di giorno le carrozze siano roventi e durante la notte i sensori del riscaldamento attivino di conseguenza l’aria condizionata. «È un problema che stiamo cercando di risolvere con l’aiuto dei tecnici – spiega il carabiniere mentre mi accompagna a vedere il campo –. L’ideale sarebbe lasciar raffreddare i vagoni e accendere il riscaldamento a notte inoltrata». Negli scompartimenti, le tracce di un sonno recente. Qualche bottiglia d’acqua, cuscini sparsi e le coperte ammassate ai piedi del “letto”. I vagoni sono puliti, i bagni disinfettati. «Nelle prime ore successive al terremoto – continua il carabiniere – ci siamo trovati davanti al dramma nel dramma: abbiamo sorpreso alcune persone in un negozio che riempivano bottiglie con l’acqua del rubinetto e poi andavano in giro per i parcheggi a venderle a quanti si erano rifugiati nelle automobili».

A pranzo la fila è composta e silenziosa. I volontari di Legambiente offrono pasta al sugo, pomodori, mozzarella o tonno. E la frutta si può scegliere: arance o mele. A tavola quasi nessuno parla. «Per ora i rifornimenti arrivano con regolarità e i volontari pure – spiega il carabiniere salutandomi –. Si spera solo che tra qualche mese gli italiani si ricorderanno ancora delle vittime e degli sfollati provocati da questo terremoto».

EF

Pubblicato su Roma Sette.it (Avvenire)

commenti
  1. lorenzopellegrini scrive:

    Emilio, stai facendo un’ottimo lavoro. Bravo davvero.
    c sentiamo presto.
    lorenzo pellegrini

  2. […] l’originale qui: L’Aquila, tra paura e silenzi […]

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