Lotta alla mafia. Sonia Alfano: “Alcune procure da commissariare”

Pubblicato: marzo 18, 2009 in Politica
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Sonia AlfanoAll’indomani delle intimidazioni ricevute dalla mafia, ho intervistato Sonia Alfano, presidente della Associazione Nazionale Vittime della Mafia. Dal Ponte sullo Stretto – “non lo vuole nessuno, bisognerebbe fare un referendum in Sicilia” – fino al caso Genchi, la Alfano racconta come la lotta alla mafia nella regione sia stata negli anni sempre più depotenziata e, sottolinea, “sarebbe necessario commissariare diverse procure”.

Sonia Alfano, lei è presidente dell’Associazione nazionale vittime della mafia, a che punto è in Sicilia, oggi, la lotta alla mafia?

 

La lotta alla mafia in Sicilia la fanno sul campo le Forze dell’Ordine insieme a qualche magistrato. Per il resto tutti ne parlano ma pochi davvero hanno intenzione di portarla avanti. Le complicità tra politica, istituzioni e mafia, infatti, sono all’ordine del giorno. Lo stesso panorama dell’antimafia è nebuloso e ne fanno parte persone che remano contro e mirano a confondere i fatti. Numerose procure, infine, sarebbero da commissariare. So che questa espressione è forte ma a Catania e a Messina, ad esempio, la situazione dell’organico è drammatica, i magistrati non hanno i mezzi per fare le indagini. In questo modo non si potrà mai fare una concreta lotta alla mafia.

Prima parlava di un’antimafia nebulosa…

Esattamente. L’antimafia è una holding con le sue luci e le sue ombre e c’è un mito che vive attorno alla lotta alla criminalità organizzata che in realtà non esiste. Non basta scagliarsi contro Bernardo Provenzano e dire che la mafia fa schifo, è necessario fare anche nomi e cognomi di tutti quei politici che sono collusi o vicini ai mafiosi. Oggi molti si nascondono dietro la denuncia del pizzo richiesto dalle organizzazioni mafiose, pochi invece dicono che questo tipo di estorsione rappresenta appena il 6-7% delle entrate della mafia e che il resto dei proventi derivano dagli appalti. Chi fa nomi e cognomi di politici e membri delle istituzioni collusi, nell’antimafia di oggi rimane inevitabilmente isolato.

Ha citato gli appalti. Quali sono le prospettive del Ponte sullo Stretto?

Il Ponte sullo Stretto non si farà mai. Credo se ne sia reso conto anche il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che fino a poco tempo fa mirava ad ottenere l’inizio dei lavori. Nei giorni scorsi Lombardo ha dichiarato “Alla Sicilia serve altro”. E si tratta di infrastrutture, ferrovie, e strade. Il Ponte da solo non ha senso. E che dire delle considizoni in cui versa la Salerno-Reggio Calabria? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista degli appalti, inoltre, il Ponte sullo Stretto è un’occasione enorme per la mafia. D’altronde, di recente la Corte dei Conti ha dichiarato che l’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa, un dato che dovrebbe mettere in allarme quanti dovranno vigilare su un investimento come quello previsto per il Ponte sullo Stretto.

Si è fatta un’idea sul perché non sia stata chiusa la società Ponte sullo Stretto quando, durante il Governo Prodi, si poteva rinunciare al progetto?

Sinceramente non so perché la società non sia stata chiusa. E’ una delle questioni che ho intenzione di approfondire se sarò eletta alle prossime Europee (con l’Italia dei Valori, ndr). Come viene visto dai siciliani il Ponte sullo Stretto? In Sicilia quasi nessuno lo vuole. Come ho già detto, alla nostra regione mancano le infrastrutture. Si dovrebbe avere il coraggio di fare un referendum sul Ponte e invece si dà il progetto per acquisito. Vorrei aggiungere che quello siciliano è un problema anche di informazione.

Cioè?

La trasmissione Report sul caso Catania, ad esempio, dovrebbe essere trasmessa ogni sera in modo martellante. E invece programmi di questo genere sono rari. Siamo sempre al punto precedente: in pochi hanno il coraggio di fare nomi e cognomi.

Cambiando discorso. Che idea si è fatta del caso Genchi?

Per rispondere a questa domanda vorrei premettere che in Italia c’è un gruppo minimo di persone che sta cercando di sovvertire la democrazia in modo molto sottile e subdolo. Nel considerare la vicenda di cui è protagonista Genchi, infatti, bisogna ricordarsi che le prove che ha in mano Gioacchino Genchi le hanno anche le procure e gli avvocati della controparte, perché nessuno sottolinea questo dato?

E in merito alle intercettazioni?

Sono convinta che non esista nessun archivio. Genchi, che conosco personalmente da anni, non ha mai fatto intercettazioni in senso stretto. I tabulati, infatti, sono una cosa diversa dalle intercettazioni e se un parlamentare telefona a un mafioso, automaticamente il suo numero di telefono entra a far parte della documentazione agli atti delle indagini. Contro Genchi è stato montato ad arte un caso. Aggiungo che le perquisizioni eseguite nei giorni scorsi negli uffici e nell’appartamento di Gioacchino, a mio avviso, non cercavano soltanto i documenti relativi alle inchieste recenti ma miravano al materiale sulla strage di via D’Amelio. Qualcuno dev’essersi ricordato che Genchi sa molto sulla morte di Paolo Borsellino per aver partecipato all’inchiesta. Ma fortunatamente la testa e la memoria di Gioacchino, nessuno può sequestrarli.

EF

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  1. […] Intervista a Sonia Alfano Archiviato in: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 19:27 All’indomani delle intimidazioni ricevute dalla mafia,  Sonia Alfano, presidente della Associazione Nazionale Vittime della Mafia è stata intervistata da E. F. Torsello. […]

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