Razzismo capitale

Pubblicato: marzo 17, 2009 in Politica
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Un cartello bianco, plastificato, con un’unica scritta BULGARO. Anche l’elemosina ormai è divenuta una questione di razza e i clochard si attrezzano. Come gli ebrei portavano la stella di Davide durante la seconda guerra mondiale, al contrario oggi per farsi dare qualche spicciolo in Italia bisogna dichiarare di non essere rumeni. A vagolare lungo la via Laurentina, a Roma, con il cartello al collo – BULGARO, che si legga bene – è un clochard che racconta: “Per noi che veniamo da quelle zone adesso è tutto più difficile. Gli italiani pensano che siamo tutti della Romania, che siamo tutti dei delinquenti e ci trattano di conseguenza”. Ed anche se non vive la politica giorno per giorno, il “bulgaro” il razzismo deve averlo patito sulla propria pelle perché lo racconta senza mezzi termini: “Ci chiamano stupratori, ci dicono di tornare a casa. Ma tanti di noi – continua – sono qui per cercare un lavoro onesto e, se non lo trovano subito, chiedono l’elemosina, come faccio io”. Non è questione di parassitismo sociale, è questione di sopravvivenza. Eppure – forse – non tutto è perduto e negli italiani cova ancora un barlume di ragionevolezza: “E’ triste – dichiara un automobilista – che qualcuno debba pensare di dover mettere in chiaro a quale nazionalità appartiene per avere la carità. La povertà – conclude – non ha colore o Paese”. Ma è questione di acceleratore. Una pedata a fondo e la povertà sfila via, non si vede più.

EF

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