Teme la denuncia, nigeriana clandestina muore di Tbc ai margini di una statale. La prima vittima del pacchetto-sicurezza

Pubblicato: marzo 13, 2009 in Politica
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Quando i soccorritori sono scesi dall’ambulanza l’hanno trovata che vomitava sangue. Tubercolosi polmonare acuta. E’ morta così, ai margini di una statale vicino Bari, Joy Johnson, una prostituta nigeriana che da alcuni mesi era divenuta clandestina. Per timore di essere denunciata e di finire in un Cie – come previsto dal pacchetto sicurezza, alla faccia dell’effetto annuncio – non si è rivolta a un ospedale ed è morta di tubercolosi, una malattia altamente contagiosa di cui potrebbero adesso ammalarsi anche i suoi clienti. E proprio uno di loro, allarmato dalle condizioni della ragazza, ha allertato la polizia e il 118.

E’ questa una delle conseguenze dell’effetto-annuncio del nuovo pacchetto sicurezza in disucssione in Parlamento, secondo cui i medici degli ospedali saranno autorizzati a denunciare i clandestini. Una norma, questa, che continua a far discutere. E’ stato lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, a sottolineare ieri che “il medico ha il diritto di curare le persone non di guardare se è un clandestino o meno”. Il rischio, ha proseguito Fini è che si crei “un circuito di medicina alternativo”. La norma, secondo il presidente della Camera “potrebbe portare rischi per la società con il diffondersi di patologie pericolose. Ragioniamo – ha concluso – prima di dar vita a provvedimenti che possono ledere il diritto della persona perché ogni clandestino è sempre una persona umana”. Sulla stessa linea anche Margherita Boniver (Pdl), presidente del Comitato interparlamentare di Schengen: “quella dei medici delatori la trovo francamente una norma ripugnante”.

A Bari, intanto, si teme l’epidemia.

EF

commenti
  1. MARIO scrive:

    Se era ammalata da mesi, le leggi che dite voi non c´erano, di cosa stiamo parlando ?

  2. Redazione scrive:

    Se era malata da mesi e l’ha scoperto in quest’ultimo periodo, non è andata curarsi proprio grazie agli annunci del governo. Evviva il menefreghismo di chi non si spreca nemmeno un attimo a capire i drammi delle persone ma controbatte semplicemente per aver ragione. In modo vuoto, burocratico…e non aggiungo altri aggettivi per non creare polemica. Ma tant’è.

    Emilio

  3. claudia scrive:

    Se non è andata a curarsi prima(qualunque sia stato il motivo),figuriamoci se lo avrebbe fatto ora con la certezza della obbligatorieà della denuncia. Questo è l’esempio di come sta diventando brutta la nostra Italia.Ci sono due modi di risolvere i problemi:il modo civile che migliora tutti, che rende tutti più maturi e responsabili ed il modo incivile che peggiora tutti dando l’illusione di migliorare almeno una parte.Questa ultima soluzione è la più gettonata oggi, perchè è la più facile ma anche la più egoistica; è quella che ci fa dire:purchè stia bene io! Questo modo di ragionare non solo non ci fa crescere ma aumenta il senso di ingiustizia e quindi di rabbia della gente.

    • Redazione scrive:

      Esatto. Ma molti ragionano in modo abbastanza superficiale e, diciamolo, idiota. Dicono “se non si è curata prima, fatti suoi”. Bel modo e bel mondo…si trattasse dei loro figli, immigrati o clandestini in un altro Paese e morti per strada a causa delle leggi altrui, voglio vedere se direbbero le stesse cose…ma finché ogni giudizio riguarda lo straniero, ci dimentichiamo anche che sono persone.
      Emilio

  4. E’ una notizia terribile; a Bari sono morte anche ragazze che cercavano di sfuggire alle retate, ecc. ecc.Io che vivo ad Aosta, sono stata spesso a Bari e nei paesi intorno a fare interventi per le ragazze; il mio libro “Le ragazze di Benin City”, ha avuto il Premio Letterario Città di Bari e conosco molte ragazze clandestine della zona; per alcune abbiamo trovato una vera vi di uscita, per altre possiamo tenere solo il conto di quante muoiono o si ammalano irrimediabilmente nel corpo e nella mente. Purtroppo troppe persone leggono i drammi delle persone come se non si trattasse di persone: è così, le vittime della tratat non esistono, non hanno diritti, non hanno dignità e tanti pesnano che siano solo delle prostitute per cui quel che succedo loro se lo sono andate a cercare…terribile, inaccettabile, vergognoso. Isoke Aikpitanayi, ass. vittime ed ex vittime della tratta

  5. paolo scrive:

    RINGRAZIO EF per essere stata la mia prima fonte di notizia e mi sono permesso, citando la fonte di questo blog, di far girare l’avviso di quanto è successo.

    grazie ad un giornalista che fa un lavoro dimenticato da altri e… CONSIGLIO A TUTTI DI LEGGERE IL LIBRO DI ISOKE AKIPITANYI per capire cosa significa la schiavitù in Italia oggi.

    Ecco il testo della mail… che ho diffuso che documenta come mai questa cosa ci riguarda tutti e … DI CHE COSA STIAMO PARLANDO…
    ————————————–
    Alle persone intelligenti di cui ho l’indirizzo mail a portata di click,

    con tristezza e dolore segnalo un evento che deve far riflettere: una brutta morte che forse poteva essere evitata….
    Se non avete voglia di leggere me, leggete la notizia in allegato, per favore.
    (VEDI file allegato: Teme la denuncia -Nigeriana clandestina muore di TBC – dal sito FP’s Blog)

    Venerdì 14 marzo 2009 ho visto la notizia e di getto mi son messo a scrivere: ho finito che erano le 4 di notte e così come sono Vi invio queste riflessioni perché penso che tutti possiamo cambiare le cose…

    E di fronte a certi eventi in cui muore una persona non voglio più sentire infinite cazzate del tipo “dite cose di sinistra” ” oppure “adesso invece dico una cosa di destra”!

    Una volta, quando mi capitava di parlare negli anni 70-80 (ed erano anni caldi) non pensavo di evocare il principio d’autorità per santificare ciò che dicevo. Né ascoltavo gli altri solo se dicevano “cose di sinistra o di destra”dichiarandone l’etichetta prima di parlare. Oggi mi sembra di assistere ad una telenovelas di stampo americano (quelle con gli applausi che sottolineano pure dove bisogna ridere ) dove chi parla spesso prima annuncia il bollino “politicall correct” con tanto di segnaletica direzionale (destrosinistrorsa passando per il buco vuoto del centro ). Così magari i furbi a seconda del colore di ascolta possono contrabbandare qualsiasi idiozia grazie ad un bollino dell’asse direzionale dest-sinist! Questa cosa mi avrebbe fatto schifo allora e mi fa schifo adesso…
    Personalmente cercavo solo di parlare col cuore, o per lo meno di dire qualcosa di intelligente … o quanto meno qualcosa di sensato. E venivo giudicato per quello che dicevo o facevo (beh,non era propriocosì che facevano tutti, ma almeno lo faceva chi non aveva pregiudizi troppo radicati nei miei confronti… ) oggi le persone possono crepare in mezzo alla strada e mi sembra la commedia dell’assurdo: la gente discute sulle etichette e si scanna per opinioni (per altro di una superficialità e banalità desolante) dimenticando la nuda e cruda realtà che c’è sotto gli occhi … per il buon principio virtuale che se una cosa non succede in televisione … è come se fosse irreale…
    Ascolto una marea di cose senza senso ma tutte con etichettatura political correct, poi però di fronte ai problemi veri, quelli che tanto parlano svaniscono… E quelli che invece cercano di far qualcosa di buono in concreto spesso si scontrano con l’idiozia trasversale a tutti i livelli, dalle più alte cariche di stato al sottobosco tra pubblico e privato, quale che sia l’uffizio svolto.

    Sono stanco di tutto questo: se devo ascoltar qualcuno voglio semplicemente valutare se quello che sento è intelligente: non me ne frega nulla che cose di sinistra non sono Nanni Moretti … sono solo un poveraccio che vuol sentire qualcuno che dica cose intelligenti… e i cretini anche doc e d.o.c.g., li lascio alla televisione.
    Voglio sentire … cose di buon senso , cose che salvino una vita e non che provochino la morte … cose che possono essere condivisibili da chiunque abbia un po’ di cuore o cervello. Il resto con tutte le belle etichette segnaletiche direzionali lo valuto solo dopo averlo scrostato e se puzza lo dico!

    E di fronte a certe cose come la morte di una ragazza non è una questione delle etichette … tutti indistintamente possono concorrere a salvare vite umane, ad aiutare le vittime della tratta , a spezzare le catene della schiavitù. Ecco ciò che desidero: non si tratta di proporre una guerra santa o una sacra alleanza… però se le persone (politici in primis, ma anche tutti gli altri fino al più basso livello… perché chi sta sotto non è meglio di chi stà sopra … anzi… !) anzichè litigare o boicottarsi vicendevolmente si rimboccassero le manica … forse qualcosa in più la si può fare … e la si deve fare…

    Poi ci sono anche gli schiavisti, gli sfruttatori e i complici con l’indifferenza e l’ignavia: in questo senso ciascuno è libero di scegliere con chi stare, cosa fare e chi contrastare. Ma ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie scelte.

    Per questo provo un’ infinito disgusto per chiunque da qualunque parte cerchi di avocare alla sola propria fazione i benefici d’immagine che si possono ricavare presentandosi come unica voce autorevole per la difesa di… qualsiasi santa causa… !

    La lotta contro la tratta e l’aiuto verso le schiave ed ex-schiave può e deve coinvolgerci tutti senza discriminazioni di casta o preconcetti ideologici: tutti sono chiamati a salvare una vita … o fare qualcosa di buono… ciascuno dalla posizione che gli compete … e con i mezzi che ha.

    Perchè sono convinto che tutti – indistintamente -possiamo fare qualcosa : dal piccolo al grande.

    Oppure possiamo anche fregarcene e girarci dall’altra parte mentre magari una bambina sulla strada urla e chiede aiuto… e dire: ma questo cosa c’entra con me?

    Prendere una posizione contro lo sterminio e la riduzione in schiavitù è solo una scelta obbligata che ciascun uomo o donna possono o devono fare – persino quelli che di mestiere fanno il politico o che occupano una carica istituzionale (qualcuno direbbe che alla Divina Provvidenza non bisogna porre limiti…)-.
    Magari basta solo aprire gli occhi e guardare quello che succede… nelle nostre strade.

    Uscite dagli schemi: aprite gli occhi, ascoltate il cuore, usate il cervello !
    Scoprirete che non solo queste cose ci toccano tutti, ma tutti possiamo far qualcosa…

    L’ articolo in allegato l’ho appena letto ed è tratto dal sito del giornalista praticante: EMILIO F.TORSELLO https://eftorsello.wordpress.com/

    Un breve flash che parla di un ennesima ragazza Nigeriana morta per la strada : una donna malata di tbc che aveva paura di andare dal un medico ed è morta sul marciapiede sputando sangue…

    Quella ragazza nigeriana stava male… e la TBC per portare fino alla morte ha un decorso…doloroso e visibile :
    quando dico “ tutti possiamo fare qualcosa” significa semplicemente che forse anche un cliente avrebbe potuto prendersela in casa, darle delle medicine … curarla.. (ma forse il cliente aveva paura di finire in galera per dare le medicine ad una clandestina che muore ? O forse aveva paura di essere giudicato dalla gente “per bene” o dagli uomini e donne politicall correct? ).

    Forse un passante poteva vedere una donna che stava male e segnalarla ad un presidio sanitario? (ma se è facile vedere la gente che se uno crolla a terra prima si allontana per non essere coinvolta, salvo poi se i soccorsi ci sono già avvicinarsi in massa come avvoltoi curiosi per chiedere che succede e per guardare! ) certo è più semplice passare e voltarsi dall’altra parte.

    Forse c’erano dei vicini di casa, forse c’erano delle sue amiche, impaurite e schiave come Lei, forse anzi sicuramente c’era la Maman la sfruttatrice a cui non importava nulla se quella sputava sangue perché aveva qualcosa e chissà cosa: a lei –la sua finta protettrice- importano solo i soldi, il debito che ha la ragazza verso gli sfruttatori e TBC o no … doveva lavorare sul marciapiede.
    Sicuramente molti l’hanno vista, ma l’hanno lasciata morire così sputando sangue sulla strada in cui lavorava.
    All’ultimo qualcuno l’ha vista : forse un cliente che anziché lasciarla sola a morire come un cane rantolante ha chiamato il 113 e l’ambulanza… usando il suo cellulare (quindi col rischio di venire identificato) e rompendo il muro di omertà. Quanti altri uomini e donne sono passati per quella strada o hanno incrociato quella ragazza che stava morendo senza far nulla , prima?

    Tutti possiamo scegliere cosa fare anche nelle piccole cose, ma magari fare qualcosa ci provoca disagio o fastidio.
    Questo è un caso in cui la conclusione è stata una morte … ma le ragazze vittime della tratta , ridotte in schiavitù, vivono in un inferno continuo qui ed ora.
    Mi chiedo e vi chiedo : dopo aver fatto le giornate della memoria, dopo aver parlato degli stermini del passato, dopo essersi ripuliti la coscienza con nemici che tanto oggi non ci sono più … cosa diremo domani a quelli che ci diranno VOI dove eravate mentre lo sterminio avveniva nelle vostre strade? Gli racconteremo che eravamo impegnati in qualche importante ricorrenza sul passato??? Magari proporremo una nuova giornata della memoria contando le vittime di uno stillicidio continuo e organizzato con la complicità del silenzio di tutti quelli che oggi si voltano dall’altra parte?
    La cosa rivoltante è che è proprio sulle piccole cose che si pesano e si valutano uomini e donne … e quelle piccole cose precedono le tragedie come questa.

    La complicità, l’omertà, … il culto mafioso del non voler avere grane, ma anche la banalità, la superficialità si manifesta a tutti i livelli persino nelle istituzioni.

    L’ho vissuto in prima persona quando una ragazza coraggiosa non solo ha fatto la denuncia contro gli sfruttatori e quindi ora beneficia di un programma di aiuto e protezione … ma ha fatto pure la denuncia contro l’ex fidanzato che l’ha massacrata di botte proprio nel periodo in cui avveniva il suo reinserimento sociale , quando le era stato dato un lavoro normale, quando abitava in una comunità (una casa protetta)… La ragazza ha avuto un fidanzato anche lui africano ma di differente etnia e poi si sono lasciati. Aveva una copia di chiavi della casa dell’ex. Và da sola a riconsegnargli le chiavi lui e il fratello la picchiano provocandole un trauma cranico refertato poi dal pronto soccorso, le rubano il portafoglio e la lasciano lì. Stavolta qualcuno sente le urla e chiama la polizia che identifica i due soggetti. La ragazza il giorno dopo va da sola al più vicino posto di polizia e sporge denuncia. Poi parla per telefono con sua mamma che vive in africa e le racconta cosa è successo. La madre è terrorizzata che finisca in tribunale, perché in Nigeria si sa già come và a finire in tribunale per una donna che chiama in causa un uomo che l’ha massacrata di botte … La donna magari è persino costretta a risarcire l’uomo, se le va bene. Oppure dopo resta indifesa di fronte alla vendetta immancabile del maschio offeso. Ma qui per fortuna siamo in Italia ed è tutto diverso… La ragazza però si sente insicura: la madre le ha messo paura per la denuncia che Lei ha fatto. Ma per fortuna ci sono gli educatori della Comunità a cui Lei è affidata… che Le illustrano subito un rassicurante quadro di legalità. Le offrono un sicuro sostegno affermando la certezza del diritto italiano ovvero affermazioni del tipo : quando si finisce in tribunale qui in Italia dura un sacco di tempo, e non si sa mai come va a finire… poi c’è il rischio che Tu debba tirar fuori dei soldi ( la scomparsa del diritto al patrocinio gratuito come taglio delle spese è un’innovazione a cui nemmeno i nostri governanti hanno ancora pensato) e così via. A complicare le cose c’è stato l’ intervento di un estraneo (il sottoscritto) che ha voluto che almeno la ragazza parlasse con un avvocato che le illustrasse i propri diritti. L’estraneo alla comunità Le ha detto “brava… vai avanti e io Ti aiuto e sostengo come posso e per tutto quello che posso! Anzi devi farlo perché altrimenti il Tuo ex fidanzato penserà che qui si può picchiare una donna senza che gli succeda nulla. Poi domani ne picchierà un’altra , perché tanto può farlo: l’ha già fatto e non gli è successo nulla… se Tu lasci perdere e ritiri la denuncia. Vai fino in fondo perché lui deve capire che tu donna puoi da sola puoi chiedergli i danni (una cosa che si ricorderà e ci penserà due volte prima di mettere le mani addosso ad un’altra ex fidanzata o fidanzata) e che lui quelle cose non le può fare.” Ma per fortuna una donna che lavora nella comunità come educatrice ha salvato la ragazza e ha detto a quell’uomo che dava cattivi consigli: non vorrei che tu Paolo come nuovo fidanzato fossi geloso e quindi vuoi costringere la ragazza a fare la denuncia per vendicarTi del suo ex che l’ha massacrata di botte! Lasciamo perdere se la denuncia Lei l’ha già fatta da sola ( ma questo è un particolare insignificante) insomma tu la vuoi costringere a NON-ritirarla … Quell’uomo cattivo che arrecava tanti fastidi al quieto vivere della comunità è rimasto sbalordito che un’altra donna per tutelare la ragazza valutasse il sostegno offerto come pressione psicologica a scopo vendicativo. Come una vera Profiler da film americano… con la maturata esperienza di pochi minuti di conversazione telefonica e ancor meno di contatto visivo, l’educatrice aveva già capito l’interferenza esterna di che tipo era. Inoltre è veramente geniale come proposta di modello educativo: per migliorare il senso di integrazione si fa sentire la ragazza come se fosse a casa propria: le instilliamo la tranquillità che tra un tribunale nigeriano che deve giudicare su una violenza contro la donna e uno italiano non vi è poi molta differenza. Finalmente può stare tranquilla qui è come a casa propria! ). A poco è valso ribadire il concetto che come uomo potevo provare anche il piacere animale di spaccare la faccia a quel gentiluomo e a suo fratello che avevano picchiato la ragazza. Ma che messaggio sarebbe passato: che io uomo intervenivo (al di là della legge) e che lui maschio doveva vedersela con me maschio, così la prossima donna senza un uomo maschio che la tutelasse era un oggetto su cui sfogarsi liberamente. Se invece una piccola donna da sola (tutelata dalla legge italiana) non solo lo denuncia ma lo tocca sul vivo…con una bella richiesta di risarcimento danni. Beh allora quell’uomo la prossima volta prima di mettere le mani addosso ad una donna ci pensa almeno due volte…
    Però questi sono pensieri da uomo prevaricatore anzi mi viene detto che la poverina è “tirata per la giacchetta tra me e la mamma in africa che le vogliamo far fare due cose opposte”. L’educatrice si dice sicura che la ragazza ormai vuole ritirare la denuncia…
    Per non creare ulteriori tensioni visto che la ragazza subisce anche le tensioni tra me e questa Educatrice in particolare e anche qualche altro educatore… privatamente dico alla ragazza che faccia come si sente … per me va bene qualsiasi cosa Lei faccia
    Intanto mi chiedo ma gli educatori in che paese vivono? che fanno in quella comunità? Che funzione di presidio di legalità svolgono ? Che supporto psicologico e che sicurezza danno a chi è già in disagio?
    Ovviamente la denuncia (una querela di parte lesa) è stata ritirata .. e indovinate casualmente quale educatrice fra tutte quelle disponibili in comunità ha accompagnato la ragazza di fronte al pm quando il magistrato le ha chiesto se confermava la sua denuncia ?
    Certo la comunità di accoglienza ha già tanti problemi mica può complicarsi la vita per le beghe di un ex fidanzato violento e litigioso…
    Se poi magari si parla con quell’educatrice , magari si scopre che è politicall correct su tutto nella sua vita .. e magari ha le etichette giuste e al posto giusto.

    Ecco di che cosa parliamo … è l’indifferenza di fronte alle piccole cose… ‘ il girarsi dall’altra parte … il lasciar correre …
    Queste piccole cose sono in certi casi lasciano solo segni e cicatrici fisiche che col tempo si rimarginano… nei casi più fortunati… L’indifferenza, la paura … in altri casi può portare sino alla morte . Ecco perché persino il Presidente della Camera deve dire che con certe cose bisogna stare attenti .. perché si rischiano cose che portano alla morte … e la povera Joy Johnson – se quello è il suo nome – è morta anche per questa paura… e sicuramente anche per l’indifferenza di chi le stava e le passava intorno.

    sono tante piccole cose che portano le ragazze schiave ed ex-schiave a vivere una vita da inferno e sono tante piccole cose che invece le possono aiutare.
    Se cominciamo a dimenticare il più banale senso di giustizia e di integrità della persona… se ostacoliamo la possibilità di chiedere aiuto a chi è malato non solo condanniamo a morte senza colpa una singola persona, ma in caso di malattie infettive mettiamo a rischio la salute di quella persone che vivono nello stesso territorio indistintamente siano clandestini o meno. Adesso era TBC … e se un clandestino avesse un virus caldo come Ebola ? Beh ce ne accorgiamo subito dal numero rapido e improvviso di decessi localizzati in una zona. Ma esistono virus altrettanto letali come Ebola solo che hanno il difetto di essere virus detti “freddi” ovvero il decorso (quasi sempre mortale) è molto lento. Il guaio è che se non sono tempestivamente segnalati… Immaginiamo che come dice il Presidente della Camera si crei un sistema sanitario clandestino e parallelo rispetto a quello ufficiale (veramente esiste già, ben fornito di farmaci illegali e prodotti per la bellezza cancerogeni e prodotti in africa o in cina … mancano ancora degli pseudo medici pure essi clandestini magari ) e che chi ha qualcosa di grave e contagioso si rechi lì… Una struttura piccola in cui nella stessa stanza le persone ammassate respirano la stessa aria , toccano gli stessi oggetti .. tossiscono. Già i nostri medici regolari a volte possono far fatica a diagnosticare qualcosa di strano (malattie non comuni e magari debellate da tempo in europa…) figuriamoci che diagnosi possono fare dei dottori inventati, che invece così hanno una ulteriore fonte di guadagno sulla pelle delle schiave clandestine o degli irregolari giunti in Italia. Se volevamo inventare qualche nuovo modo per aumentare le possibilità di morte per chi già soffre ci stiamo riuscendo, però stavolta siamo più democratici: magari riusciremo ad estendere il contagio anche sui cittadini italiani e quant’altri siano in quell’area epidemica. E’ solo questione di tempo.

    Le azioni che facciamo comportano delle conseguenze nessuna è indifferente: chi ha potere decisionale oppure occupa posti (piccoli o grandi che siano non importa … ) se agisce con superficialità può arrecare veramente gravi danni, e tantissima sofferenza .. anche solo con la sua stupidità o per banalità o per mettersi in mostra con provvedimenti pubblicitari che in realtà sono un’indecenza per il cuore quanto per il cervello.

    Quindi per favore state attenti a quello che vedete, a quello che fate. Non lasciate perdere quando ci sono in ballo questioni di giustizia o quando la vita di un essere umano è in pericolo . A volte chi si gira dall’altra parte stà lasciando morire una persona, altre volte banalmente calpesta il senso di legalità e di diritto su cui si devono fondare le relazioni in un paese civile e legale.

    Vi preciso però che è altrettanto importante valutare e stare ben attenti anche se si pesegue un fine giusto : nel caso specifico la ragazza che ha ritirato la denuncia mi ha detto: Paolo non insistere, per favore lascia perdere: io adesso vivo lì.. e che cosa devo fare loro sono gli educatori, sono loro che mi presentano per i colloqui di lavoro, sono loro che parlano all’assistente sociale. E cosa devo fare io … meglio dimenticare tutto. Per favore non litigare con loro.
    Di fronte a questo il senso di giustizia resta , ma la giustizia per fare il suo corso non può travolgere un innocente che ha già avuto sofferenza. Così le cose seguono il loro corso per il momento: l’importante è che chi ha già sofferto dimentichi e non venga aggiunta altra sofferenza inutile, ma è altrettanto importante che prima o poi le persone vengano chiamate a rispondere del loro operato nelle sedi opportune o quanto meno di fronte alla propria coscienza. Perché non si può sempre girarsi dall’altra parte o lasciar perdere.
    Ma ogni cosa ha il suo tempo e il suo luogo. Tanto tutti prima o poi dobbiamo render conto del nostro operato… altrimenti che stato di diritto e questo ? che principi di legalità vantiamo?

    Altre volte invece il tempo e l’agire subito è essenziale: lasciar perdere o chiamare in ritardo l’ambulanza per una clandestina che stà sputando sangue può voler dire una vita che si spegne.
    L’ultimo che è passato di lì ha chiamato quell’ambulanza e fatto il 113… e tutti gli altri che sono passati prima cosa hanno fatto?

    dopo un momento di silenzio par abbracciare la ragazza morta …

    parlate e non lasciate che lo sterminio continui, almeno informate chi non lo sa…

    grazie a tutti quelli che faranno o cercheranno di fare qualcosa.

    paolo

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