Caso Genchi. Alfano annuncia nuove norme per proteggere gli 007. Accuse a Rutelli

Pubblicato: marzo 11, 2009 in Politica
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“Per garantire maggiori tutele ai soggetti appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi di sicurezza, il governo ha predisposto un intervento normativo – presto all’attenzione del Parlamento – con il quale saranno apportate significative modifiche all’articolo 270 del codice di procedura penale”.

Con queste parole il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è intervenuto ieri a margine della relazione sul “caso Genchi”, presentata dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli. Sotto il focus della politica è infatti finita la mole di tabulati registrati dal consulente Gioacchino Genchi, da anni al servizio di numerose procure italiane, acquisiti durante le inchieste Poseidon e Why Not, condotte dall’ex pm Luigi De Magistris. Secondo le nuove norme annunciate dal Guardasigilli, “la richiesta di autorizzazione a disporre le intercettazioni, ovvero acquisire i dati del traffico telefonico” di utenze riconducibili a membri del Dis, dell’Aise o dell’Aisi, saranno di esclusiva competenza del Procuratore della Repubblica, pena la nullità del provvedimento.

L’annuncio dell’imminente modifica dell’articolo che regola l’acquisizione dei dati telefonici è venuta dopo che Francesco Rutelli in serata aveva messo in evidenza come “attraversi i tabulati è stato verosimilmente tracciato” nel periodo che va “dal 10 marzo 2005 al 15 dicembre 2006”, l’ex capo dei Servizi Segreti militari, Niccolò Pollari. Rutelli ha poi continuato sottolineando come “non è stato illustrato alcun legame fra questa attività invasiva e l’indagine giudiziaria che – ha continuato il presidente del Copasir – riguardava presunte corruzioni relative a fondi regionali e comunitari in Calabria”. Sono poi stati acquisiti anche i dati “di altre 17 utenze telefoniche e 11 utenze fisse utilizzate da appartenenti ai Servizi, per i quali l’accertamento è stato parimenti invasivo”. Mentre non sarebbe stato fornito alcun riscontro sul coinvolgimento di agenti segreti italiani nelle indagini calabresi. In tutto, secondo un dato del Ros citato dal presidente del Copasir, sarebbero state acquisite tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico.

Rutelli è poi passato all’attacco della società di Gioacchino Genchi: “ancorché si sia trattato di un vicequestore della polizia di Stato in prolungato permesso sindacale, si è provveduto ad attribuirgli incarichi professionali retribuiti a beneficio di una società privata da lui controllata. Moltiplicando tale attività per le decine di incarichi assegnati da diversi uffici giudiziari – ha continuato Rutelli – essa ha fatturato diversi milioni di euro. Non è chiaro – ha concluso – perché le molteplici strutture tecniche dello Stato siano state spogliate di tali attività e perché siano state sostenute tali spese”. Per le indagini, quindi, è necessario risparmiare. Peccato che se inizialmente erano proprio gli apparati dello Stato a dover predisporre le intercettazioni, da anni ormai questo servizio viene appaltato all’esterno. A società simili in tutto a quella tramite cui operava Gioacchino Genchi.

Numerose le reazioni politiche. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha sottolineato come sia indispensabile “colmare un vuoto legislativo”, messo in evidenza da una vicenda “estremamente emblematica e piena di risvolti delicati”. Mentre per Gasparri “occorre una commissione d’inchiesta parlamentare su questa vicenda” che il capogruppo al Senato definisce “vergognosa”. “Come ci si può fidare – ha chiesto provocatoriamente Gasparri – di una magistratura che lascia ancora operare De Magistris?” E ha incalzato: “Il Capo della Polizia a quali compiti ha ora adibito Genchi?” e ha chiesto a Manganelli “di fare il suo dovere. Allontanando stasera stessa chi va cacciato”.

Ma una violenta stoccata proprio al presidente del Copasir è venuta dal senatore dell’Italia dei Valori, Luigi Li Gotti. Facendo riferimento al dato riportato nella relazione dallo stesso Rutelli, secondo cui 13 parlamentari (di cui non si fa il nome) sarebbero stati coinvolti nelle intercettazioni, Li gotti ha citato alcune interviste rilasciate dallo stesso Genchi, in cui Rutelli verrebbe enumerato proprio tra i 13 intercettati: “Non si può indagare – ha incalzato il senatore Idv – su una vicenda che ha per oggetto se stessi”. E Rutelli: “E’ una cosa non vera, non so chi gliel’abbia detta”. Dopodiché la discussione si è chiusa. All’orizzonte, dunque, un’ulteriore stretta sulle intercettazioni. La domanda è: cosa resterà da ascoltare che possa definirsi come “utile alle indagini”? All’onestà politica la risposta.
EF

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