Trentamila coinvolti ogni anno. Contro la «tratta» una banca dati con Procure e Dda

Pubblicato: marzo 9, 2009 in Politica
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È un mercato che non conosce crisi quello del traffico di esseri umani e in Italia si stima possa coinvolgere tra le 25 e le 3omila persone. In prevalenza donne e minori da avviare alla prostituzione, al lavoro nero, all`accattonaggio o utilizzati come corrieri della droga. Sebbene numeri sul fenomeno -per definizione sommerso – non siano facilmente rilevabili, attraverso i dati raccolti dal Dipartimento per le pari opportunità (Dpo) è possibile avere una stima di quanti hanno deciso di affidarsi ai programmi di protezione previsti dall`articolo i8 del Testo unico sull`immigrazione:

13.517 persone dal 2000 al 2007. Di queste ben 938 avevano meno di 18 anni. Nel 2007, invece, sono stati 859 i casi di sfruttamento sessuale e 76 quelli di sfruttamento lavorativo.

Un fenomeno, quello del lavoro paraschiavistico, in crescita, come conferma uno studio che sta realizzando il Dpo, anti cipato al Sole-24 Ore del Lune- dì: nel 2008 sono stati registrati„ circa 400 casi di articolo i8 per lavoro forzato. È della scorsa settimana l`operazione che ha portato a diversi arresti in Puglia per la scoperta di un gruppo criminale dedito al favoreggiamento dell`immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari dalle coste libiche a quelle italiane e al successivo sfruttamento delle vittime. Ma una delle maggiori difficoltà nel perseguire il reato di tratta finalizzata al lavoro paraschiavistico deriva dalla necessità di accertare nella vittima «uno stato di soggezione continuativa» (articolo 6oo Codice penale).

«Dai pomodori del Tavoliere delle Puglie alle mele delTrentino, passando per i campi di Castelvolturno (Caserta), Livorno, Crotone, Vittoria (Ragusa) o Rossano Calabro – spiega Francesco Carchedi, docente della facoltà di Sociologia;

dell`università la Sapienza e consulente del Dpo ì trafficanti di esseri umani forniscono perso- nale a molte realtà. Difficile però dimostrare-lo sfruttamento continuato delle vittime».

Della stessa opinione anche David Mancini, sostituto procuratore a Teramo, che da anni si occupa del fenomeno: «I datori di lavoro dichiarano che i braccianti sono liberi di lasciare i campi, mentre alle prostitute viene corrisposta una percentuale dei compensi che le spinge spesso a non denunciare situazioni di grave sfruttamento. In questo modo – spiega Mancini potendo venire meno la continuatività dello stato di soggezione, non si può applicare l`articolo 600 del Codice penale che prevede una pena da 8 a 20 anni. A seconda dei casi, quindi, l`accusa è di maltrattamenti (articolo 572 Codice penale), lesioni personali (articolo 58z), violenza privata (articolo 61o), favoreggiamento della permanenza del migrante clandestino (articolo 12 Testo unico) o impiego di lavoratori senza permesso di soggiorno (articolo 22Tu oppure ar- ticolo i8 “legge Biagi”), con pene molto inferiori se non addirittura semplici sanzioni amministrative».

Si spiega così anche il numero minore dei relativi di programmi di recupero. Il disegno di legge 2784, inoltre, già approvato in Senato e contenente l`articolo 603-bis che prevede il reato di «grave sfruttamento dell`attività lavorativa», giace nei cassetti della commissione Giustizia della Camera.

Presso il Dipartimento per le pari opportunità è invia di costituzione l`Osservatorio sulla tratta (istituito nel marzo del 2007), come spiega Isabella Rauti, a capo del Dipartimento del ministero per le Pari opportunità:

«Avrà il compito di organizzare una banca dati nazionale ed è allo studio un protocollo di intesa tra il Dipartimento e le Procure della Repubblica delle Direzioni distrettuali Antimafia, le forze dell`ordine e le Ong, per la formazione congiunta di operatori di diversa provenienza al fine di rafforzare le sinergie messe in campo».

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 09.03.09

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