Israele: la partita delle alleanze. Intervista a Lucia Goracci

Pubblicato: febbraio 19, 2009 in Politica
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Il leader ultranazionalista del partito Israel Beitenu, Avigdor Lieberman, vera rivelazione delle ultime elezioni, ha confermato le indiscrezioni sulle possibili alleanze di Governo: il candidato premier dovrebbe essere Benjamin Neathanyahu, leader del Likud e non Tzipi Livni. “Noi”, ha comunicato Lieberman al presidente dello Stato di Israele, Shimon Peres, “raccomandiamo il nominativo di Benjamin Netanyahu, ma solo nell’ambito di un governo ampio che”, ha puntualizzato, “vogliamo sia costituito dai tre partiti maggiori, vale a dire il Likud, Kadima e Israel Beitenu”.

E le sue sono parole che giungono come un macigno per il già fragile Kadima guidato dalla Livni, che ha la maggioranza rispetto al Likud per un solo seggio. Scavalcati i laburisti, è Lieberman l’ago della bilancia di qualsiasi alleanza e maggioranza di Governo. A questo si aggiunge la tela di possibili alleanze: a conti fatti il Likud di Neathanyahu dovrebbe raggiungere la maggioranza con 65 seggi alla Knesset, il parlamento monocameratico dello Stato di Israele.

La partita è complicata e la scelta, affidata al presidente Shimon Peres, rischia di decidere anche il futuro della tregua con Hamas. Ne ho parlato (11 febbraio 2009) con Lucia Goracci, inviata di guerra del Tg3, che ha spiegato anche le prospettive dei rapporti tra America e Stati Uniti e come stia evolvendo la situazione in Georgia, a pochi mesi dall’invasione russa. «Nella campagna elettorale israeliana – ha spiegato la Goracci – non si è parlato del processo di pace con i Palestinesi ma dell’Iran e delle sue quinte colonne: Hamas e Hezbollah. La questione palestinese, invece, è centrale nel panorama mediorientale. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, – ha continuato – sembra esserne perfettamente cosciente. D’altronde l’opzione militare sull’Iran è molto più distante adesso che non durante l’amministrazione Bush». E sull’Iran la Goracci sottolinea che «nel voto di giugno si dovrà capire quanta gente sarà disposta a rimettersi in gioco dopo le delusioni degli ultimi anni (elezioni invalidate, ndr) e quanto il consiglio dei guardiani peserà sui risultati elettorali».
Della Georgia, infine, di cui la maggior parte dei media sembrano ormai essersi dimenticati, la Goracci commenta: «la situazione è congelata. L’opposizione è repressa ma sta iniziando ad alzare la propria voce contro il presidente che ha portato il Paese in guerra. Si tratta per lo più di comprimari di Saakasvili che adesso sono usciti dal Governo e stanno iniziando ad elencare gli errori di questa amministrazione».
 EF

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